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Critica alla ragion pura

Nella Critica della ragion pura Kant sottopone ad esame le facoltà conoscitive determinandone i poteri e i limiti; in tal modo giunge a delimitare l’ambito di validità della conoscenza umana, e a dare fondamento alla conoscenza scientifica, ossia a giustificare filosoficamente l’esistenza delle verità scientifiche e a negare la validità della metafisica come scienza. Egli però ritiene che debba ancora essere chiarito in che modo quelle conoscenze universali siano possibili, compito che ne il Razionalismo ne l’Empirismo hanno saputo assolvere. Per il razionalismo il problema centrale era stato quello di ricavare dalla ragione una conoscenza vera della realtà ossia una riproduzione dei suoi caratteri essenziali. Ma nessuno garantisce che quanto la ragione ricava da se stessa trovi corrispondenza nella realtà esterna. Il Razionalismo coltivava la stessa illusione di cui si era nutrito Platone che sentendo troppo angusti i limiti del mondo dell’esperienza “si lanciò con le ali delle Idee al di la di esso”. Egli non si accorse che così non guadagnava strada. Quindi il razionalismo rimane dall’interno di un mondo di concetti e definizioni, senza poterne uscire, perché rifiuta l’apporto dell’esperienza sensibile, perciò, non approda alla realtà e non è in grado di discriminare tra vero e falso. L’Empirismo aveva respinto questo tipo d’impostazione e considerato il materiale dell’esperienza sia come base della conoscenza sia come terreno dove verificarne la validità.

I limiti del Razionalismo e dell’Empirismo inducono Kant a cercare un nuovo modello di conoscenza che conservi i caratteri positivi di entrambi. Per giungere a questo risultato bisogna analizzare diversi modelli di giudizio. Infatti ogni conoscenza si articola in proposizioni. Queste altro non sono che l’espressione linguistica di un giudizio, ossia dell’operazione logica mediante la quale vengono connessi due concetti, l’uno con la funzione dell’operazione logica mediante la quale vengono connessi due concetti , l’uno con la funzione di soggetto e l’altro di predicato. Conoscere, dunque significa giudicare

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