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Kant: introduzione e critica della ragion pura

Il lavoro del nostro filosofo si chiama Criticismo ( da Krino = giudico ). Egli vuole infatti giudicare , o meglio esaminare la ragione e i suoi limiti nel campo della conoscenza ( CRITICA DELLA RAGION PURA), in campo pratico ( morale) ( CRITICA DELLA RAGION PRATICA ) e nell'attività estetica ( CRITICA DEL GIUDIZIO).
Kant analizza i suoi predecessori ed in particolare le scuole di filosofi che lo hanno preceduto e traccia questa critica:
RAZIONALISTI
Condanna di dogmatismo e sterilità conoscitiva ( infatti i razionalisti come Cartesio fondavano il loro pensiero sulla certezza che Dio esiste e quindi erano dogmatici)
Giudizi : Analitici a priori in quanto per giudicare essi facevano delle analisi fondando il loro giudizio su principi innati e pertanto credevano che le loro conclusioni fossero universali ed oggettive . es. “ il corpo è esteso” questo giudizio ha un soggetto nel quale è già implicito il concetto di estensione e quindi il predicato nominale non aggiunge niente di nuovo al soggetto. Un tipo di giudizio quindi è sterile. Questo giudizio era fondato sui principi aristotelici di identità e non contraddizione

EMPIRISTI
Condanna di relativismo conoscitivo e di scetticismo ( infatti gli empiristi come Hume, fondavano la conoscenza sui sensi e quindi le loro conoscenze erano sempre relative e talvolta scettiche o meglio erano incapaci di raggiungere una verità universale ed oggettiva)
Giudizi: Sintetici a posteriori perché formati dall'unione dei dati sensibili ; in essi il predicato aggiunge qualcosa di nuovo al soggetto , ma è relativo a colui che lo esprime es: “ il corpo è pesante” . questo giudizio e quindi fondato sull'esperienza e quindi soggettivo.

KANT
Propone un Giudizio sintetico a Priori che è costituito da un sintetico molto diverso da quello degli empiristi perché per il nostro fare una sintesi significa essere in grado di elaborare dei dati sensibili ( materiali) grazie all’ A-PRIORI. Ma che cos’è l’A Priori kantiano? Da principio Kant lo chiama incognita “x “perché non sa bene cosa sia poi, grazie alla rivoluzione copernicana, giungiamo a capire che si tratta della potenza di ragionare che ciascun uomo possiede fin dalla nascita, perché è fatto così ( non chiediamo chi l’abbia fatto, perché per ora questo non è un problema che l’autore vuole affrontare).
Rivoluzione copernicana
Come Copernico seppe fare una rivoluzione cambiando il sistema tolemaico così Kant rivoluziona il modo di pensare in filosofia .

Per Tolomeo era il Sole che girava intorno alla Terra , così nella filosofia antica era il soggetto conoscente che ruotava intorno all'oggetto da conoscere; ora invece il soggetto sta fermo come il sole e la cosa da conoscere ruota intorno al soggetto, il quale la conoscerà solo se la inquadrerà nel suo sistema conoscitivo. Conclusioni :ora è l’uomo il legislatore della natura
Ritorniamo ora al giudizio kantiano : come si è visto anch’esso ha un fondamento e si trova proprio nel nostro A priori es: 7+5= 12 il segno + e = stanno ad indicare l’elaborazione fatta dalla nostra mente allora quando ci troviamo di fronte a 5 caramelle da sommare ad altre 7 . Come si vede questo giudizio è universale perché tutti gli uomini sono in grado di farlo ed è produttivo perché il risultato 12 ci da’ qualcosa di nuovo .

CRITICA DELLA RAGION PURA
Questo è il primo libro che andiamo a studiare diviso in 3 capitoli:
Estetica trascendentale
Analitica Trascendentale
Dialettica trascendentale
Prima di continuare spieghiamo cosa voglia dire trascendentale : dice Kant “ chiamo trascendentale ogni conoscenza che a che fare non con oggetti, ma col nostro modo di conoscere gli oggetti” in altre parole l’aggettivo significa che in ogni conoscenza ( vedi la rivoluzione copernicana) devo tenere presente ciò che l’uomo mette ( e che ora scopriremo essere nell’A Priori) di proprio – e che non è del singolo , ma di tutti.
Estetica trascendentale
La nostra conoscenza si divide in due tronchi : senso e intelletto.
Mediante il senso gli oggetti ci sono dati, mediante l’intelletto sono pensati.
La dottrina che studia il senso si chiama appunto estetica,( dal greco aisthesis= sensazione ) . Dunque dovremo studiare il modo di funzionare della sensazione:

Kant, con grande precisione ci richiama a precisare :
a) La sensazione è una pura modificazione o affezione che il soggetto riceve passivamente ad opera dell’oggetto
b) Sensibilità : è la facoltà che noi abbiamo di sentire ( nasciamo con la sensibilità in potenza che diventa atto , quindi sensazione ,quando qualche cosa ci colpisce)
c) Intuizione sensibile : è la conoscenza immediata degli oggetti
d) L’oggetto dell’intuizione sensibile si chiama fenomeno ( dal greco phainomenon = apparizione ) – quindi è già chiaro che ciò che conosco è ciò che appare e non ciò che è –
e) Nel fenomeno ( = nelle cose che ci appaiono) Kant distingue materia e forma . La materia è data dalla cosa es: vedo un albero e la materia è il legno mentre la forma è ciò che il Ssoggetto “mette nella cosa “ all’atto della conoscenza. In altri termini la forma alle cose gliela diamo noi con il nostro A PRIORI :
f) Cosa mettiamo noi? Noi inseriamo le ns. forme pure o intuizione pure che possediamo nell’A PRIORI e che per quanto riguarda questo gradino della conoscenza sono lo SPAZIO E IL TEMPO. Kant paragona questo due forme a due lenti colorate che l’uomo indossa fin dalla nascita e con le quali può spazializzare e temporalizzare il mondo fenomenico.
g) Lo spazio è la forma del senso esterno
h) Il tempo è la forma del senso interno
Ho chiamo spazio e tempo forme pure o intuizioni pure perché esse al loro interno non hanno nulla: sono pure, e perché sono solo modi di funzionare del ns. a priori sono quindi procedure di funzionamento .
Kant a tal proposito dice: “Essi hanno realtà empirica ( entrano in contatto con il mondo empirico), ma idealità trascendentale ( perché il loro luogo di vita è il ns. intelletto).

Conclusioni : La nostra intuizione è solo empirica e quindi non creatrice , ma solo riproduttrice
A questo punto Kant si chiede se la matematica sia una scienza che si possa avvalere del suo nuovo sistema e se colui che lo usasse potesse dire che i suoi giudizi sono universali ed oggettivi; la risposta è positiva perché l’aritmetica è fondata sul tempo ( sommare, sottrarre… operazioni che si estendono nel tempo), mentre la geometria sullo spazio.

Analitica trascendentale
Oltre la sensibilità, l’uomo ha una seconda fonte di conoscenza: l’intelletto. Mediante la prima gli oggetti ci sono dati, con la seconda sono pensati.
Questa parte è la logica, la quale si divide in logica generale e logica trascendentale.
La prima è quella studiata da Aristotele ( ripassare) che studia le leggi del pensiero e che è talmente perfetta da non aver bisogno di ulteriori aggiunte.
La trascendentale studia quali siano i concetti puri della mente che servono all’uomo all’atto della conoscenza.
Dunque parliamo di concetti puri ( i concetti empirici sono infatti quelli che noi concludiamo a seguito di una intuizione sensibile).
Per raggiungere questi sciogliamo le parti logiche: solo la sensibilità è intuitiva; l’intelletto è invece discorsivo, perciò i concetti dell’intelletto sono funzioni che unificano- ordinano sotto una rappresentazione comune ( come se tu dovessi ordinare una quantità di lego sotto la rappresentazione del colore ; es. raggruppa tutti i pezzetti di colore rosso)

L’intelletto è la facoltà di giudicare, quindi tante sono le forme del giudizio, tante sono le categorie ( vedi sul libro la tavola dei giudizi).
A questo punto facciamo una differenza : per Aristotele le Categorie erano Leges entis per Kant leges mentis.( in altre parole per Aristotele le categorie venivano formate dopo aver studiato l’essere; per Kant sono nel nostro A priori e quindi sono loro che legiferano sul mondo. Le categorie sono ridotte a 4 : Quantità, qualità, relazione, modalità.
Ma chi comanda le categorie, o meglio chi decide di usare una categoria anziché un’altra? Kant risponde l’IO PENSO che è una figura teoretica, un’appercezione trascendentale, un’autocoscienza dell’uomo. Questa autocoscienza non è la singola autocoscienza, ma è quella dell’uomo in generale. L’io penso accompagna ogni rappresentazione rimanendo sempre uguale a se stesso e non solo in me, ma in tutti gli uomini. Dice a tal proposito Kant, che se l’io penso variasse, diventerebbe un me variopinto e gli uomini non comunicherebbero più.
Schematismo trascendentale
Il problema che ora sorge è di capire come le intuizioni sensibili entrino in contatto con l’intelletto, il quale non intuisce, ma pensa. Kant si chiede : “ come è possibile la sussunzione delle intuizioni sotto i concetti e quindi l’applicazione delle categorie ai fenomeni?”
Kant chiama schema trascendentale questo intermediario e schematismo il suo funzionamento.
La soluzione viene trovata dicendo che la forma pura del tempo essendo la forma del senso interno può fungere da tramite. In altre parole immagina che il tempo sia un canale dentro il quale scorrano altri tubicini che sono le vie di contatto tra le intuizioni sensibili e le categorie. Ogni canale ha la sua categoria direttamente collegata. Dunque lo schema è una determinazione A- priori del tempo ( è una caratteristica del tempo ).
Lo schema trascendentale è prodotto dall’immaginazione trascendentale che non è l’immagine empirica ( l’immagine empirica è quella che colgo quando vedo una cosa; lo schema è per esempio lo schema del n.5 visto come un insieme di pallini che possono essere aumentati o diminuiti.)
A questo punto è chiaro che la Fisica sia una scienza universale e necessaria fondata sulla logica dei concetti puri
Fenomeno e Noumeno
Le conclusioni dell’analitica sono dunque chiare : la conoscenza scientifica è si universale e necessaria, ma sempre e solo fenomenica
Ma se il fenomeno è ciò che appare allora vuol dire che vi è qualcosa che sta al di sotto e che noi non vediamo e che Kant chiama Noumeno, che non è conoscibile, ma solo pensabile
Il noumeno si può intendere in due modi:
a) Senso negativo è la cosa quale è in sé, che va oltre il nostro modo di conoscere
b) Senso positivo è l’oggetto di una intuizione intellettiva o creatrice che l’uomo non possiede, e che è propria di uno spirito creatore come Dio
Conclusione: il noumeno è un concetto-limite che serve a circoscrivere le pretese della sensibilità, o meglio a circoscrivere l’ambito di conoscenza dell’uomo.

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