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L’ illuminismo francese

Kant definisce l’ Illuminismo come l’ uscita dell’ uomo dallo stato di minorità , cioè l’ incapacità dell’ uomo di far valere il proprio intelletto. Il motto dell’ illuminismo è “Sapere Aude!”, cioè “Abbi il coraggio di conoscere”. Gli illuministi credevano che la conoscenza poteva liberare la mente umana dai pregiudizi e dagli errori. La ragione aveva quindi il compito di liberare la mente dell’ uomo da ciò che è considerato errato, ed essa rappresenta l’ unica fonte alla base della verità.
La filosofia illuministica è considerata una filosofia ottimistica, poichè ha come unico obiettivo quello del progresso. Il fine dell’ uomo è tendere verso la verità, non possederla. Gli illuministi, come già detto, hanno fede nella ragione. Questa fede però non è illimitata, ma è limitata e controllata dall’ esperienza. Proprio per il fatto che partono dall’ esperienza sensibile essi sono induttivisti. La filosofia illuministica è anche una filosofia del deismo. Il deismo afferma l’ esistenza di un Dio, è una religione naturale, cioè nega la rivelazione, al contrario del teismo che è una religione positiva, monoteista e si basa sulla rivelazione. Il deismo ammette la creazione del mondo da parte di Dio e l’ esistenza di una vita futura.

La ragione deve, secondo gli illuministi, pulire le tenebre dalle religioni positive. Essi parlano di diritto naturale, che è un diritto razionale. Vengono definiti i diritti naturali dell’ uomo, cioè la libertà, l’ uguaglianza e la fraternità. Razionalità e universalità della legge sono punti fondamentali della politica illuministica.
Gli illuministi criticano tutto ciò che è in disaccordo con l’ esame della ragione e dell’ esperienza, criticano quindi la metafisica, la teologia, mentre sono a favore della scienza, poichè parte dai fatti, è verificata.
In questo periodo, in Francia, viene pubblicata l’ Enciclopedia che mira a diffondere gli ideali illuministici. L’ enciclopedia è un insieme di lettere e saggi scritti da pensatori illuministi che si incontravano nei salotti per scambiare idee e scrivere saggi brevi, la principale forma di comunicazione. Il primo volume dell’ enciclopedia fu pubblicato nel 1751 e fu attaccato da un gesuita che la considerava un pericolo, poiché all’ interno dell’ opera i filosofi rivendicavano libertà di pensiero e di scrittura.
Nel 1752 esce il secondo volume e contemporaneamente viene emanato, dall’ autorità politica e dalla Chiesa, un decreto di soppressione dei due volumi, proprio perché l’ enciclopedia era uno strumento potentissimo di diffusione delle idee. L’ idea dell’ enciclopedia fu concepita da Diderot e D’ Alembert, insieme ad altri collaboratori, fra i quali i più importanti furono Rousseau, Voltaire e Montesquieu. L’ opera tratta di ogni argomento, dalla teologia fino ad arrivare alla matematica e alla fisica. Il suo fine era quello di raccogliere nel minor spazio possibile diverse opinioni di diversi filosofi e di unificare la conoscenza per trasmetterla alle generazioni future. L’ enciclopedia doveva necessariamente attenersi ai fatti, era cioè limitata dall’ esperienza. Il sapere enciclopedico si fonda quindi sulle sensazioni e va contro la sapienza innata.
Condillac: Condillac, come tutti gli illuministi, pone le sensazioni alla base della conoscenza. La sua opera principale è intitolata “Saggio sull’ origine delle conoscenze umane” pubblicata nel 1746. Secondo il filosofo bisognava smascherare l’ inganno dei sistemi. I sistemi erano quei pensieri che si fondavano su teorie metafisiche o religiose, e l’ inganno consisteva nel fatto che questi sistemi davano l’ illusione di far acquisire conoscenza, ma in realtà essa era soltanto una illusione, appunto. I buoni sistemi non si fondano su teorie metafisiche, ma sui fatti. Condillac critica quindi tutti quei sistemi da lui definiti astratti, che appunto non hanno contatto con i fatti.
L’ unico principio che determina la conoscenza è la sensazione. La sensazione si ha quando un’ impressione arriva ai nostri sensi. Essa determina: la memoria, che si ha quando giunge a noi una sensazione già provata precedentemente; l’ attenzione, che si ha quando ci si concentra maggiormente su una sensazione rispetto a tutte le altre; la comparazione che si ha quando si pone attenzione a una sensazione in atto e ad una già registrata, percependo quindi analogie e differenze. Percepire una sensazione significa giudicarla, e il giudizio porta alla riflessione, quindi si può vedere come la sensazione porta alla riflessione. Per Condillac quindi la conoscenza è sensazione trasformata. Egli fornisce l’ esempio della statua che interiormente è come gli umani, cioè ha un’ anima che percepisce le sensazioni. Se si avvicina alla statua una rosa profumata, in essa si genera attenzione, memoria, poichè essa immagazzina quell’ odore, e si formerà anche un giudizio su quell’ odore.
L’ anima esiste, è separata dal corpo ed è immortale, come Dio. Il Dio inteso da Condillac fa parte delle religioni deiste, cioè non si rivela lui agli uomini, ma sono gli uomini che cercano Dio.
Infine, per Condillac l’ esperienza è fondamentale anche perchè serve ad educare i sensi dell’ uomo.

Voltaire: Voltaire esclude dalla storia il mito, la superstizione religiosa (ogni tipo di fede è superstizione) e il soprannaturale. Gli eventi umani non dipendono dalla provvidenza, ma da un intreccio di avvenimenti originati dagli uomini che possono mutare il destino. Nel “trattato sulla tolleranza” Voltaire denuncia il fanatismo, il dogmatismo e l’ intolleranza religiosa. Secondo egli Dio esiste, è come un grande ingegnere che ha creato e regola tutto il mondo, che ne è prova dell’ esistenza. Se vi è un Dio però vi è anche il male. Essendo però la storia fatta dagli uomini, il male è da essi prodotto. Viene respinto l’ ateismo, poichè per il filosofo non vi è nessun essere senza germe; tutto cioè è stato creato da Dio. Voltaire parla anche di diritto umano, considerandolo non un diritto civile, ma un diritto naturale, che deve cioè trovare fondamento nella natura.

1) Nella 25esima lettera filosofica Voltaire attacca Pascal. Viene attaccato soprattutto il pessimismo di Pascal. Quest’ ultimo affermava che l’ uomo ha solo una via per la salvezza, che corrisponde con il ritorno al suo stato di miseria. Per stato di miseria si intende uno stato in cui l’ uomo rimane incomprensibile a se stesso, ed egli deve essere grande abbastanza da ammettere la sua miseria. L’ unica cosa che consola l’ uomo dalle sue miserie è il divertimento, che è però considerato come la maggior miseria, perché non porta l’ uomo a conoscere se stesso. Nella realtà l’ uomo è quindi misero e infelice. Voltaire critica questo pessimismo di Pascal. Infatti per egli l’ uomo non era affatto da considerarsi come un enigma, ma era in grado di conoscere se stesso e non era infelice. Il divertimento non è legato alla miseria ma è un dono di Dio che porta felicità. Pascal parlava anche di scommessa su Dio. Infatti egli incoraggiava a scommettere sull’ esistenza di Dio in quanto non si perdeva mai, ma la vincita era certa. Infatti se si vive come se Dio esistesse, non c’è da disperarsi poiché si avrà una vita serena, e se dopo la morte Dio esisterà, si sarà guadagnata la vita eterna; se invece si scopre che Dio non esiste non si avrà perduto nulla, anzi, in vita l’ uomo credente sarà stato felice. Voltaire critica questa scommessa, in quanto la ritiene insensata poiché non è detto che se si crede in una cosa, essa debba esistere.

2) In seguito, Voltaire attacca anche Leibnitz e la filosofia ottimistica. Quest’ ultimo affermava che il mondo terrestre fosse il migliore dei mondi esistenti. In una sua opera intitolata “Candido”, Voltaire propone un racconto tragico-comico con due protagonisti. La tragedia sta nel male, nelle guerre, nelle malattie in cui Candido e il suo maestro si imbattono, mentre la commedia sta nelle spiegazioni e nelle giustificazioni che i due danno in difesa di questo mondo. Oltre a Candido è presente il suo maestro, che rappresenta la controfigura di Leibnitz. Candido dice che “bisogna coltivare il nostro orto”, cioè ogni uomo non deve fuggire da impegni e problemi, ma deve immergersi nella realtà. Il nostro mondo non è né il peggiore né il migliore dei mondi possibili.

3) Voltaire è a favore della tolleranza religiosa. La sua idea poggia sul principio secondo il quale noi uomini non possiamo sapere ciò che Dio ha deciso per noi. Chi si prende il diritto dell’ onniscienza scatena l’ intolleranza. Nessuna religione ha la certezza di essere la migliore, proprio per questo bisogna essere tolleranti verso tutte le religioni. Proprio la tolleranza reciproca nasce dal fatto che la nostra conoscenza è limitata e tende all’ errore. Al contrario, l’ intolleranza è simile alla tirannia, dove il tiranno è colui che considera giuste solo le sue idee. Nel “Trattato sulla tolleranza” Voltaire parla di un fatto, il caso Calas, che aveva agitato la città di Tolosa. Il francese Calas, protestante, era stato giustiziato con l’ accusa di aver ucciso il figlio per impedirgli di diventare cattolico, mentre in realtà Calas era innocente. Voltaire sottolineò come questo fu un tipico caso di intolleranza religiosa contro il condannato.
Montesquieu: Nacque nel 1689 a Bordeaux.
1) Aveva grande fiducia nella scienza. Riteneva le scienze utili perchè servivano a liberare la mente degli uomini dai pregiudizi. Le scienze dovevano essere seguite per scopi vari: aumentavano l’ intelligenza, stimolavano la curiosità, servivano a scoprire e a conquistare la verità, erano utili per la felicità personale ed erano utili sia alla società che all’ uomo.
2) Nelle “lettere persiane” egli spiega che il metodo da usare per indagare e per conoscere la verità è il metodo sperimentale, che parte dall’ osservazione e porta alla formulazione delle leggi. In queste lettere emerge anche il concetto di giustizia, definito come un rapporto di convenienza che esiste tra due cose. Questa giustizia deriva dalla virtù e non dalle leggi coercitive, cioè quelle fisse imposte dallo stato. Infine nelle lettere il filosofo parla di religione, dicendo che il regno più straziato dalla guerra è quello cristiano. Queste guerre erano state originate dall’ intolleranza.
3) Un’ altra opera celebre di Montesquieu è “lo spirito delle leggi”. In essa non viene usato il metodo tipico degli illuministi, aprioristico, cioè basato su un ragionamento a priori, ma l’ esatto opposto, un metodo che si basa sull’ osservazione a posteriori: il metodo dell’ osservazione empirica. Le leggi non sono principi ideali ma rapporti costanti tra fenomeni storici, non esiste cioè una legge unica ed universale perchè le leggi devono variare in base al popolo e alla sua cultura. Esse non devono limitare la libertà, ma devono assicurarla. Vengono enunciati tre tipi di governo: il governo monarchico, dove un solo governatore rispetta leggi immutabili (onore), un governo repubblicano dove il potere è dato nelle mani del popolo (virtù), e un governo dispotico, dove un solo governatore governa senza leggi (paura). Queste tre forme di governo possono corrompersi. La forma perfetta di governo è quella inglese dove i tre poteri sono divisi: il potere legislativo è dato al principe che fa le leggi, il potere esecutivo che le fa rispettare e il potere giudiziario che ha il compito di punire. Si può quindi dire che la libertà si ha solo se i poteri sono separati.
Rousseau: Egli fu il primo teorico della pedagogia moderna. Gettò le basi del romanticismo: forte desiderio di cambiamento, nostalgia per la vita primitiva, paura di un ritorno alle barbarie. La ragione non può essere separata dagli istinti e dalle passioni, altrimenti la prima diventerebbe sterile, mentre gli istinti genererebbero il caos. Collaborò per qualche tempo con gli enciclopedici ma in seguito ruppe i rapporti. Pubblicò nel 1762 “Contratto sociale” e un anno dopo “L’ Emilio”. Entrambi questi libri saranno condannati dalle autorità.
1) Rousseau aveva una sua concezione dell’ uomo. L’ uomo di natura non è malvagio, ma è buono e giusto. L’ uomo è diventato ingiusto e malvagio con il passare del tempo, allontanandosi dal suo stato di natura. L’ uomo è stato trasformato da un insieme di circostanze fortuite e cause esterne. Rousseau allo stesso tempo amava ed odiava gli uomini, Li odiava per ciò che erano diventati, ma li amava per ciò che erano in precedenza. Il filosofo definisce la cattiveria degli uomini come una incapacità di essere buoni. Essi cioè non sono cattivi per natura, ma lo sono perchè non sanno essere buoni. Rousseau critica il linguaggio del passato perchè non porta a niente di ragionato. Per Rousseau quindi l’ uomo deve cambiare, deve cioè tornare al suo stato di natura.
2) Egli, come detto, ruppe i rapporti con gli enciclopedisti, poichè riteneva che quel tipo di cultura si fosse allontanata dalla natura. Egli riteneva che bisognava coltivare un’ ignoranza che porta all’ indifferenza nei confronti di tutto ciò che non può occupare il cuore dell’ uomo. Questa affermazione fu ritenuta scandalosa, poichè lasciava intendere che le arti e le scienze fossero le cause dei mali dell’ uomo, mentre erano proprio le materie su cui gli enciclopedisti fondavano il proprio sapere. Tutti i progressi allontanano l’ uomo dallo stato di natura, e dal progresso nasce la disuguaglianza, mentre nel mondo primitivo tutti erano uguali e tutto era di tutti.
3) Rousseau fu uno dei più importanti illuministi francesi. Viene definito illuminista perchè considera la ragione come lo strumento che serve a superare i mali. Allo stesso tempo viene definito anche giusnaturalista, in quanto credeva che l’ unica cosa che portasse alla salvezza dell’ uomo era il ritorno allo stato di natura dell’ uomo. Egli è però contro sia gli illuministi che i giusnaturalisti poichè mentre questi consideravano la storia come un qualcosa che portava alla libertà, per Rousseau rappresentava la decadenza.
4) Nel 1762 pubblica “Contratto sociale”. Secondo questo contratto l’ uomo è nato libero, ma progressivamente la sua libertà gli viene negata. Restituire la libertà all’ uomo è l’ obiettivo del contratto sociale descritto. Questo contratto prevede la costruzione di un modello sociale fondato sulla ragione e sugli istinti ed è legittimato dalla volontà generale di raggiungere il bene comune. La volontà generale nasce da un patto stipulato fra uomini uguali che rinunciano ai propri interessi individuali per favorire quelli della collettività. Infine, secondo il contratto, tutti devono obbedire alla legge, considerata sacra, ma nessun’ uomo deve obbedire all’ altro. Non c’è proprietà privata.
5) Un anno dopo viene pubblicato anche “L’ Emilio”. Emilio è stato istruito a dominare i propri istinti. Egli si innamora di Sofia. Il suo mentore, che rappresenta la ragione, lo costringe a fare un viaggio per allontanarsi da Sofia e dominare le proprie passioni.
6) Infine, vengono distinti tre tipi di religione: quella dell’ uomo, quella del cittadino e quella del prete. Quella dell’ uomo tiene in considerazione due verità: Dio esiste e l’ anima è immortale. Il cristianesimo ha distaccato l’ uomo dalle cose terrene per avvicinarlo a quelle del cielo. E’ quindi da combattere. Questo tipo di religione, inoltre, non prevede riti, ma si limita al culto. Quella del cittadino invece è la religione nazionale, con riti e leggi. Insegna a servire lo stato e a servire Dio. Tutto ciò che si sviluppa dentro la nazione è vero, quello che si sviluppa all’ esterno è falso. Questa religione unisce gli uomini e fa amare la patria, ma prevede l’ intolleranza. La religione del prete dice che esistono due capi, due patrie e sottomette gli uomini a dei doveri. E’ bizzarra e non va seguita.
L’ illuminismo inglese

Bernard de Mandeville: Nel 1765 pubblicò “La favola delle api o vizi privati, pubblici benefici”. E’ un breve racconto allegorico con fine pedagogico e morale. Parla di una florida società di api immorali e viziose. In seguito le api diventano morali e virtuose e la società cade in rovina.
In questa società c’erano diversi tipi di api. Milioni di loro erano occupate a lavorare per altre api. Queste ultime non producevano nulla, ma consumavano i prodotti dei lavori delle api lavoratrici. Queste api erano però sempre insoddisfatte. Queste api erano considerate parassiti, ne sono un esempio i preti, i maghi, i falsari. Le api che si volevano difendere dai parassiti cadevano nelle mani di api moralmente peggiori, come gli avvocati, che per guadagnare incitavano alle liti. Altri furfanti erano i medici, che venivano meno al loro dovere primario e curavano solo per soldi; i preti, pagati per attirare benedizioni, in realtà ignoranti e viziati; i soldati, che fuggivano davanti al nemico, che venivano trattati meglio di coloro che combattendo subivano perdite, ad esempio i mutilati. Molti facevano quindi i propri interessi. La giustizia era corrotta dal denaro e colpiva i più poveri. Quando queste api che consumavano cominciarono a lamentarsi poichè, a detta loro, subivano ingiustizie, Mercurio, re dei ladroni, rise di loro, mentre Giove, accecato dalla rabbia, le accontentò. Diffuse la giustizia e l’ onestà, cancellando tutte le ingiustizie. Dato che tutto era governato da giustizia e non c’erano più torti, gli avvocati si ritirarono, così come i medici. Rimasero solo gli onesti. Si iniziò a puntare alle cose semplici e necessarie, non al lusso e ai vizi, e con questo ci fu la pace. Dato che regnava la semplicità, tutte le arti e i mestieri vennero abbandonati. Le api, rimaste senza lavoro, abbandonarono l’ alveare che in seguito fu attaccato. Le api vinsero ma con gravi perdite. Le rimanenti, per non far tornare i vizi nell’ alveare, lo abbandonarono e si trasferirono a vivere su un albero.
La morale di questa storia sta nel fatto che il vizio è necessario in uno stato, ed è impossibile che la virtù renda da sola una nazione gloriosa. Una società non può quindi arricchirsi senza vizi. Quindi, Mandeville fa passare i vizi per positivi, mentre le virtù per negative. Dal vizio nasce il bene, infatti è suo il proverbio che dice “non tutto il male viene per nuocere”.
Shaftesbury: Credeva che la vera religione si riducesse a moralità. Shaftesbury parla infatti di autonomia della morale. Nell’ uomo c’è un senso che sta alla base delle sue valutazioni morali e delle sue credenze, il senso morale, che è innato. L’ uomo è portato al rapporto con gli altri.
1) Egli distingue 4 concezioni religiose: il teismo, che consiste nel credere che ogni cosa sia governata da un intelletto ordinatore; l’ ateismo, in cui si crede che non esista alcun principio; il politeismo, che ammetteva una molteplicità di intelletti ordinatori; il demonismo, che credeva che questo intelletto ordinatore fosse malvagio.
2) Il disordine nasce quando le passioni diventano vizi. Queste passioni sono di tre tipi: inclinazioni naturali che portano al bene pubblico, che diventano vizi quando sono deboli e non efficienti; egoistiche, che portano al bene privato e diventano vizi quando sono troppo forti; innaturali, che portano ad un bene né pubblico né privato e diventa vizio quando non mira al raggiungimento del bene.
Thomas Reid: Egli afferma che la conoscenza deve essere di tipo realistico. Per conoscere si deve osservare e fare esperimenti, si deve quindi usare il metodo induttivo. Il compito dell’ uomo è rafforzare la sua mente a compiere il suo dovere. L’ uomo è un animale culturale, un prodotto della natura, che ha dentro di sè i germi dell’ uomo virtuoso. Questi germi si sviluppano con l’ esercizio. Quando si conosce non vanno aggiunte credenze soggettive, ma bisogna attenersi soltanto ai dati forniti dall’ esperienza.

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