Ominide 104 punti

Idealismo

Passaggio dal kantismo all'idealismo:
L'idealismo si propone di infrangere i limiti conoscitivi posti da Kant e di inaugurare una metafisica dell'infinito. Il primo esponente dell'idealismo è Fichte, anche se prima di lui vi furono alcuni autori, tra cui i più importanti sono Reunhold e Beck, che criticheranno i dualismi lasciati aperti dal kantismo, in particolare la distinzione tra fenomeno e Noumeno. Kant aveva detto che il Noumeno esiste ma non è conoscibile. Per gli idealisti non è possibile tale concetto, perché se il criticismo è vero, allora la nozione di cosa in sé va abolita e bisogna ricondurre tutto al soggetto; se il criticismo è falso, allora si deve ammettere la cosa in sé e tornare al realismo (tutto ciò che è reale). I preidealisti non possono accettare la duplicità esistenza-non conoscibilità del Noumeno. Ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della conoscenza, che funge da condizione indispensabile della conoscenza; se però l'oggetto risulta concepibile solo in relazione ad un soggetto che lo rappresenta, allora il concetto di cosa in sé è un concetto impossibile. Questa critica nasce da una lettura viziata della "Critica della ragion pura", perché nella seconda edizione di questa, Kant aveva affermato che il fenomeno è l'oggetto reale appreso attraverso le forme a priori dell'esperienza, non un'idea della coscienza. Nella filosofia kantiana, il Noumeno è un concetto limite che rimandava al fatto che dell'oggetto potesse esserci qualcos'altro, non conoscibile dalle forme a priori dell'uomo, quindi quell'aspetto rimaneva sconosciuto. I seguaci immediati di Kant attuarono una serie di critiche volte a demolire il concetto di cosa in sé. Non si parla ancora d’idealismo perché queste critiche al Noumeno si muovono ancora sul piano gnoseologico, il termine "idealismo" sarà introdotto nel momento in cui si passerà alla tesi metafisica di un Dio Creatore e Infinito.

Idealismo:
L'idealismo traduce filosoficamente i caratteri del romanticismo.
Romanticismo: nasce in Germania con il movimento culturale "Sturm und drag" (tempesta e impeto), denominazione che deriva dal titolo di un dramma di Friederich Maximilian Klinger. Le idee di fondo di questa corrente culturale sono: amore per i sentimenti forti e le passioni tempestose, riscoperta della natura come una forza vitale e onnipotente, esaltazione della libertà, avversione per le regole e le imposizioni, l'odio per il tiranno, l'amor patrio, una visione panteistica del mondo. Questi aspetti verranno ripresi in seguito dal romanticismo, con particolare attenzione a tre aspetti:
- nostalgia dell'infinito: nasce da un senso d’inquietudine nei confronti di tutto ciò che può costituire un "limite" e dal profondo bisogno di assoluto. Il concetto di Dio cambia: per i romantici, Dio partecipa alla vita umana e alle sofferenze umane. L’infinito costituisce la meta ideale dello spirito romantico, il quale avverte in sé una profonda nostalgia (Sehnsucht) per le proprie origini divine. Egli ha una dolorosa coscienza del senso di mancanza e di frustrazione che caratterizza il suo presente, presente considerato come il tempo della povertà. Quest’assenza ha portato al vuoto dei valori tradizionali. Il presente viene, quindi, considerato dai romantici come il tempo del desiderio e della speranza nell'assoluto.
- esaltazione dell'arte: l'arte è la forma espressiva dove è possibile trovare la libertà assoluta e incondizionata dell'io. Attraverso l'arte, l'io può imitare il divino artefice. L’opera artistica è ricondotta al sentimento, facoltà capace di cogliere l'intima essenza del mondo, che sfugge alla ragione scientifica. Frutto del sentimento è l'attività estetica, considerata come via d'accesso alla libertà. La libertà nuova deriva dalla capacità propria dell'arte di ricongiungere il mondo delle idee al mondo sensibile, dato che soltanto nella creazione artistica il mondo dello spirito si afferma pienamente. Nella creazione artistica si afferma pienamente lo spirito.
- rivalutazione del trascendentale: l’uomo vuole fuggire dal presente e vede nel passato un'epoca, dove l'uomo era in armonia con la Natura e con gli dei. Si pone particolare attenzione alla storia della Grecia antica. Rivalutazione del Medioevo.
Il concetto filosofico d’idealismo è differente dal significato generale: nel significato comune "idealista" è colui che è attratto da determinati valori o ideali e investe la sua vita per l'affermazione di questi, da questo "idealismo" significa credere in alcuni valori molto alti permettendo delle azioni per l'affermazione di questi ideali. In filosofia, invece, ha un senso lato: s’intendono tutte quelle visioni del mondo (deltanshaung) che privilegiano la dimensione ideale su quel materiale e affermano il carattere spirituale della realtà vera. Il termine "idealismo" in filosofia venne introdotto nella seconda metà del 1600 in riferimento al platonismo, neoplatonismo (teoria delle idee) e al cristianesimo.
Idealismo gnoseologico: razionalismo (Cartesio)
Idealismo romantico. Trascrizione in termini filosofici del romanticismo, filosofia post-kantiana che nasce in Germania nel periodo Romantico. I suoi fautori sono Fichte e Shelling che chiamavano l'idealismo romantico: trascendentale, perché collegato al punto di vista kantiano, secondo cui l'io penso è il principale fondamento della conoscenza; soggettivo, perché l'idealismo riduce tutta la realtà a un unico principio; assoluto, perché l'Io o lo Spirito è il principio unico di tutto, al di fuori di esso non vi è nulla, affermazione chiave dell'idealismo.
Passaggio da Kant a Fichte:
Per Kant l'Io penso era un Io finito, fenomenico, non creava la realtà, si limitava a ordinarla secondo le forme a priori. Sullo sfondo dell'attività dell'io c'era l'incognita del Noumeno.
Fichte sposta il discorso dal piano gnoseologico a quello metafisico, abolisce l'aspetto della cosa in sé, dichiara che qualsiasi realtà estranea all'io non esiste: l'Io diventa un'entità creatrice.
FICHTE
Vita: nasce in una famiglia poverissima (1762), viene aiutato economicamente da un signore del villaggio. Studia al collegio di Pforta. A diciotto anni va all'università di Lipsia, per guadagnarsi da vivere fa il precettore. Lesse le tre critiche di Kant e lo conoscerà a Konigsberg quando gli farà leggere un suo saggio, che venne scambiato per uno di Kant. Divenne professore a Jena, dove compone "Fondamenti dell'intera dottrina della scienza". Fu accusato di ateismo dopo la pubblicazione del "giornale filosofico" e fu costretto a lasciare Jena. Si trasferì a Berlino, dove conobbe grandi personalità del romanticismo. A Berlino pronunciò i "Discorsi alla nazione tedesca" (temi: insorgere contro lo straniero, nuova forma di educazione fondata sulla libertà). Nel 1810 viene chiamato a insegnare all'università di Berlino e nel 1814 morì di tifo.
Per Fichte, l'Io creatore è la fonte di tutto ciò che esiste, è infinito cioè privo di limiti esterni. L'idealismo nasce da questo passaggio, cioè dal passaggio dal piano gnoseologico a quello metafisico. La tesi fondamentale è "tutto è Spirito". Lo Spirito ingloba in sé tre termini differenti: Io, Infinito e Assoluto. Questi non sono tre aspetti dello Spirito, ma la stessa cosa.
Per Fichte la realtà umana è considerata un'attività pratica, un'attività conoscitiva e una libertà creatrice.
Si aprono due problemi:
1° Che cosa vuol dire che lo Spirito, quindi il soggetto conoscente e agente, rappresenta la fonte creatrice di tutto ciò che esiste?
2° Che cos'è la materia, la natura, per gli idealisti?
I due problemi hanno una soluzione che richiede che essi siano connessi tra loro. La soluzione è dialettica e sviluppa le intuizioni di Eraclito (il conflitto è il logos, hanno origine le cose dalla continua lotta tra i contrari). Fichte sostiene che lo Spirito, per essere tale, ha bisogno della natura, perché un soggetto senza un oggetto, un Io senza un non Io, un'attività senza un ostacolo non sarebbero possibili, cioè se è vero che non esiste il positivo senza il suo negativo, queste coppie sarebbero vuote, senza significato, quindi impossibili. Nelle filosofie naturalistiche/materialistiche, la Natura era la causa dello Spirito, cioè l'uomo è un prodotto o un effetto della Natura. Per Fichte, invece, è lo Spirito a essere causa della Natura, in quanto questa esiste solo in funzione (in relazione) dello Spirito, cioè del soggetto, cioè dell'Io. La Natura, quindi, è il materiale o la scena dell'attività dell'Io, cioè è il polo dialettico negativo del suo essere.
+ -
Spirito Natura
Soggetto Oggetto
Io Non Io
Attività Ostacolo
Lo Spirito crea la realtà nel senso che l'uomo rappresenta la ragion d'essere dell'universo, la quale trova il suo scopo nell'uomo stesso e la Natura esiste non come realtà a sé stante (che ha in sé la sua autonomia), ma solo come momento dialettico necessario della vita dello Spirito.
Il poeta romantico Novais, in una poesia intitolata "I discepoli di Sais", esprime il concetto di questa duplice e intrinseca relazione tra la Natura, come materia, e lo Spirito, come assoluto.
"Accadde a uno
di alzare il velo della dea di Sais.
Ma cosa vide? Egli vide
- meraviglia delle meraviglie-
se stesso."
"uno": filosofo idealista. "dea di Sais": simbolo del mistero dell'universo. Giunge a scoprirla il filosofo idealista che, dopo una lunga ricerca, si rende conto che la chiave di spiegazione di ciò che esiste, che gli uomini hanno vanamente cercato al di fuori di loro, si trova nell'uomo stesso, cioè nello Spirito. Se l'uomo è lo scopo dell'universo, allora esso coincide con l'assoluto e con l'infinito, cioè con Dio stesso. In questo modo sembra che l'idealismo tedesco laicizzasse il biblico "Dio creò il cielo e la terra". L'uomo stesso è Dio. Per gli idealisti, l'unico Dio possibile è lo Spirito dialetticamente inteso: la libertà che opera attraverso l'ostacolo, l'Io che si sviluppa attraverso il non Io, il soggetto che si costituisce tramite l'oggetto. Fichte dice che la morale non può essere ridotta al dovere, ma è espressa tramite il concetto di "Streben", che è lo sforzo che la libertà deve affrontare per affermarsi. Con l'Idealismo ci si trova di fronte ad una forma di panteismo spiritualistico: Dio è lo Spirito operante nel mondo, quindi l'uomo. Il Panteismo spiritualistico si distingue sia dal panteismo naturalistico di Spinoza (Dio: originario e infinito) sia dal trascendentalismo di tipo ebraico e cristiano (Dio: persona al di là dell'universo). L'idealismo è una forma di monismo dialettico, perché si contrappone a tutti i dualismi metafisici e gnoseologici di tutta la storia del pensiero precedente. Il monismo è dialettico perché lo Spirito, che pure è l'unica sostanza, è inteso come quella realtà positiva che si realizza solo mediante il negativo.
Fichte, Shelling e Hegel, esponenti dell'idealismo tedesco, si differenziano tra loro per il loro modo di intendere la relazione che intercorre tra infinito (Assoluto, Io) e finito (Natura, materia, non Io).
Secondo Fichte dopo il criticismo sono possibili solo due filosofie: il dogmatismo o l'idealismo. Dogmatismo: parte dall'oggetto e dalla Natura per arrivare al soggetto e allo Spirito. Idealismo: parte dal soggetto e dallo Spirito per arrivare in seguito all'oggetto e alla Natura.
Secondo Fichte, il dogmatismo implica un realismo in ambito gnoseologico, cioè il pensiero è lo specchio di una realtà preesistente al soggetto e, quindi, implica in ambito metafisico, il naturalismo e il materialismo (natura/materia sostanza primordiale), e in ambito etico un determinismo che, però, rende problematica o nulla la libertà. Quest'ultimo aspetto fa sì che Fichte debba abbracciare l'idealismo, perché esso fa dello Spirito un'attività autocreatrice in funzione della quale esistono gli oggetti. L'idealismo, quindi, rende possibile quella dimensione della libertà negata dal dogmatismo.
Fichte nella prima edizione della "Dottrina della scienza" afferma che egli sceglie l'idealismo perché ritiene che abbia una superiorità etica (in ambito morale) e teoretica (in ambito scientifico), perché se si parte dall'Io per arrivare al non Io, si è in grado di giustificare sia lo Spirito sia la Natura stessa. Si passa, quindi, da un'antica metafisica, fondata sull'essere e l'oggetto, a una nuova metafisica, fondata sull'Io e sul soggetto.
Idealismo: corrente di pensiero che si sviluppa in Germania nell'epoca romantica, con fondatori Fichte e Shelling. Essa considera il mondo come una rappresentazione del soggetto e come il principio assoluto della realtà, da cui ogni cosa può essere rigorosamente dedotta. Ne deriva la concezione che "tutto è spirito" e che la natura è soltanto "funzione" del soggetto e della sua attività.
Io Puro: si riferisce all'Io in quanto attività spirituale, infinita e universale, priva di condizionamenti empirici. L'Io è posto da se stesso e da nessun altro ed è il principio primo e incondizionato, assoluta attività creatrice effonde della stessa realtà delle cose.
Non-Io: costituisce la natura intesa in senso generale come il "regno dei limiti", è posto dall'Io putto, il quale, delimitandosi, produce continuamente l'altro da sé come oggetto e ostacolo indispensabile alla sua attività. Corpo, sensazioni sono non-io, perché privi di ragione.
Io Finito: è l'Io puro che, nel momento in cui pone il non-io, si trova limitato da esso e nella condizione d’individuo finito e concreto. Situazione del nostro mondo: una molteplicità di oggetti (non-Io) fa riscontro ima pluralità di io finiti o empirici (singoli individui).
SHELLING
Nasce nel 1775, entra nel seminario di teologia di Tubing, dove conosce Hölderlin e Hegel. Studia a Lipsia scienze naturali e lì incontra Fichte. Entrò in contatto con alcuni dei maggiori esponenti del romanticismo e sposò Caroline Schlegel. Quando Fichte si dimesse, Shelling entrò al suo posto. Insegnò a Würzburg e nel 1806 si recò a Monaco, dove divenne segretario dell'accademia di belle arti e, inseguito, dell'accademia filosofica della scienza. Dopo la pubblicazione della "fenomenologia dello spirito" di Hegel, in cui nella prefazione è contenuta una critica a Schelling stesso, iniziò il suo declino. Visse isolato e abbandonato. Si risposò dopo la morte della moglie con la figlia di un suo amico, succedette a Hegel nella cattedra di Berlino, da cui diresse la reazione antihegeliana che iniziava a profilarsi in Germania. Morì il 20 agosto 1854 a Rogaz.
Differenze tra Fichte e Schelling: Schelling, venendo da un ambiente prettamente romantico nutriva una grande stima per la filosofia di Fichte questo perché considerava Fichte come colui che aveva aperto una nuova era ed inaugurato la filosofia dell'infinito, superando così la filosofia del finito di Kant. Schelling, dalla prima entusiastica considerazione della filosofia di Fichte, passa a una più lieve perché il fichtismo rendeva difficile l'argomentazione dei due interessi principali della speculazione di Schelling, che riportava l'Io assoluto alla sostanza di Spinoza. Schelling, infatti, fa quest’osservazione: come l'Io di Fichte è il principio dell'infinità soggettiva, l'Io di Spinoza può essere considerato il principio dell'infinità oggettiva. Schelling vuole unire questi due infinità nel concetto di Assoluto che non sia riconducibile né all'oggetto né al soggetto, perché questo deve essere il fondamento di entrambi. Schelling fa questa considerazione perché reputa che una pura attività soggettiva non è in grado di spiegare la nascita del mondo naturale; così pure un principio puramente oggettivo non spiegherebbe l'origine dell'Io. Egli, quindi, ritiene che il principio supremo debba essere il principio assoluto che sia insieme soggetto e oggetto, ragione e natura, unità o identità o indifferenza di entrambi. Schelling non vuole sacrificare la realtà della natura e con essa quella dell'arte, vuole arrivare a dimostrare che la natura ha un valore in se stessa, non deve dipendere da un altro principio (natura ha una sua esistenza indipendente, ha una sua dignità), ma deve avere in sé un principio unico che è insieme soggetto e oggetto, attività razionale e attività inconsapevole. Schelling parla di Assoluto come identità e indifferenza, senza una distinzione. Hegel critica Schelling dicendo che l'idealismo di Schelling è come la notte in cui "tutte le vacche sono nere" (prefazione della Fenomenologia dello Spirito), cioè paragona cose molto diverse senza tenere conto delle loro diversità, sembra che tutto sia uguale. La definizione che Schelling dà di Assoluto gli permette di conferire alla Natura un principio autonomo e di studiare la Natura indipendentemente dalla sua relazione con lo Spirito. Per Schelling, la Natura non è un semplice fenomeno, ma una realtà che ha il fondamento in se stessa (realtà incondizionata).
Arte come organo del divino: nell'arte c'è la coincidenza e l'armonia di soggetto-oggetto, libertà-necessità, ideale-??. L'arte, secondo Schelling, è la dimensione a esprimere l'assoluto, che può essere intuito immediatamente. L'arte si rivela un assoluto infinito, perché l'arte è contemporaneamente consapevolezza e inconsapevolezza. L'artista è ispirato da una forza inconsapevole che lo entusiasma, ma l'esecuzione dell'opera è consapevole. L'opera d'arte è la sintesi tra un momento inconscio, e ispirato, e un momento conscio e mediato.
L'arte è definita come l'organo in grado di rivelare l'assoluto. Il fenomeno dell'arte è definito sa Schelling come "produrre lo spirituale in modo naturale e produrre il naturale in modo spirituale", secondo il punto di vista della realizzazione o dell'ispirazione. L'arte è, per questo, la migliore chiave per intendere l'assoluto perché è sintesi indifferenziata tra Natura e Spirito. Il genio è colui che è in grado di concretizzare la sua ispirazione in forme finite. Le forme che traducono l'ispirazione sono sempre finite, mentre l'ispirazione è infinita. Nessuna opera d'arte è in grado di rivelare completamente l'ispirazione, infatti, queste hanno diversi significati e interpretazioni. Per questo, l'opera d'arte è espressione di molteplici ispirazioni che nemmeno il pittore è in grado di spiegare, proprio perché l'ispirazione supera l'opera d'arte.
Assoluto: unità di natura e spirito, soggetto e oggetto, io e mondo, consapevolezza e inconscio, libertà e necessità; è Dio stesso, che può essere colto non mediante speculazione filosofica e scientifica, bensì mediante l'intuizione estetica.
Intuizione estetica: organo dell'assoluto, ossia la facoltà privilegiata capace di cogliere in modo immediato l'unita di natura e spirito, finito e infinito in cui consiste la realtà. Si esprime nella creazione artistica, che è attività al tempo stesso conscia e inconscia, in quanto frutto d’ispirazione inconsapevole e di esecuzione consapevole.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email