Idealismo tedesco


Dopo Kant, si ripresenta lo stesso problema che si è presentato dopo Cartesio, ovvero che i filosofi pensano che la filosofia non possa restituire una concezione dualistica della realtà → monismo (un solo principio).
I filosofi post kantiani vogliono contrastare il dualismo perché riduce la filosofia ad epistemologia. Il loro compito è quello di reinnalzare la filosofia a regina del sapere e ridimensionare il ruolo che Kant aveva dato alle scienze.
Lavorano come Spinoza, ovvero ricavando deduttivamente da un solo principio tutte le articolazioni della realtà.
Questi filosofi vengono chiamati Idealisti perché sono intenzionati a ricondurre il molteplice all’unità del principio poiché la filosofia comincia ad essere detronizzata rispetto al suo ruolo di regina delle scienze.
Secondo gli idealisti la filosofia è superiore alla scienza perché solo ed esclusivamente il filosofo coglie la totalità perché si serve della ragione.
La ragione è superiore all’intelletto perché vuole cogliere la totalità (condurre il molteplice all’unità di un principio).
Fichte
Fichte ritiene che la filosofia che uno sceglie dipende dall’uomo che è.
Dogmatici= materialistici
Liberali = idealisti
Il principio di Fichte è l’Io puro → filosofia dell’infinito (romanticismo)
La filosofia in Fichte è la scienza della scienza → l’Io puro è il principio che sta alla base di tutte le scienze e metterlo in luce è compito della filosofia.
Fichte ritiene che il principio logico di identità (Giulia = Giulia) non è il primo, perché ci deve essere qualcuno che lo enuncia e questo qualcuno è l’Io puro.
1. Io che pone se stesso → Senza l’Io che crea se stesso non esisterebbe il principio che la scienza ritiene basilare, quello di identità. La caratteristica fondamentale dell’Io è l’autocreazione (autocoscienza). Fichte afferma che prima viene il pensiero e poi la realtà.
2. L’Io che pone il non-Io → L’Io oppone a sé stesso qualcosa che in quanto non è se stesso è un non-Io. L’Io per essere se stesso ha bisogno di contrapporsi a qualcosa. Essendo posto dall’Io, anche il non-io è un aspetto all’interno dell’Io.
3. L’Io oppone nell'io, all’Io divisibile e un non-io divisibile → Nel non-io l’Io a sua volta pone noi e le cose → si passa dall’astratto al concreto

Il pensiero politico di Fichte → Scrive “I discorsi e la nazione tedesca” (1807 – 1808). Nel 1806 → sconfitta dell’esercito prussiano da parte della Francia.
Per la cultura dell’epoca questo libro è uno shock.
Esalta un’opposizione tra il nazionalismo francese ed il romanticismo tedesco → rivendica il primato della cultura tedesca poiché ritiene che il tedesco non è una lingua contaminata dalle altre e che i tedeschi siano il popolo originario (nazionalismo).

Schelling

Schelling diventa famoso con il sistema dell’Idealismo trascendentale ma purtroppo la notorietà di Hegel oscurerà la sua. Schelling e Hegel avevano studiato insieme.
Schelling obietta a Fichte l’autonomia del non-Io rispetto all’Io. Il non-Io non ha nessun valore.
Schelling sostiene che il non-Io è solo lo sfondo per il compito dell’Io (natura e uomo). Se si vuole che la natura sia sullo stesso piano dell’Io occorre regredire ad un principio ancora più originario: l’assoluto.
L’assoluto si conosce attraverso un atto di intuizione intellettuale (che Kant aveva escluso) → non è ne oggettivo ne soggettivo ma è fondamento di entrambi (si conosce attraverso l’intuizione intellettuale). L’arte è la prova che l’intuizione intellettuale esiste → L’arte è l’organo della filosofia → immagine del genio → non è dimostrabile.

Hegel

Hegel è il più importante filosofo dell’Idealismo tedesco.
Hegel sarà la figura più prestigiosa della cultura tedesca.
E’ un filosofo sistematico: la sua filosofia si divide in logica, natura e spirito. La natura è declassata poiché Hegel ritiene che “il peggio dell’uomo è comunque meglio del meglio della natura”. Il compito del filosofo e far vedere come le parti compongano l’assoluto e far vedere che l’assoluto è fatti delle parti che lo compongono. La realtà va pensata come un organismo unitario di cui tutto ciò che è manifestazione. Il compito della filosofia è descrivere questa totalità. Hegel pensa che la filosofia debba tornare ad essere il sapere della totalità poiché vede il vero intero, mente le scienze vedono solo i singoli aspetti della realtà. L’intelletto vede solo le parti senza collegarle al tutto, mentre la ragione filosofica integra le parti con il tutto.
Hegeliano e monismo panteistico -> il finito e solo una manifestazione dell’infinito che è Dio.
I capisaldi del sistema Hegeliano
• Finito e infinito → Infinito = totalità / Finito = parti → le parti non si comprendono se non in rapporto alla totalità ma sua volta l’infinito non si comprende se non in rapporto alle parti che lo costituiscono. Hegel si oppone a Kant → Hegel dice che solo il filosofo può conoscere la totalità. Le parti interagiscono con il tutto e il tutto è composto dalle parti. Il finito (mondo) è la manifestazione di un principio infinito (Dio).
Idea= principio di razionalità immanente ad ogni aspetto della realtà.
Per Hegel l’idea è un soggetto spirituale indipendente. Dice che la realtà non è solo sostanza ma neanche solo soggetto → la realtà è qualcosa che cambia e cresce fino a corrispondere a tutta la realtà → l’assoluto è il punto di arrivo
Il limite dell’intelletto scientifico rispetto a quello filosofico è quello di riuscire a vedere solo le parti della realtà senza riuscire a collegarli con il tutto di cui fanno parte.
Il finito non esiste, perché le parti sono solo un’espressione del corpo.
• Identificazione tra realtà e ragione → “Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale” (essere e pensiero coincidono). Quando Hegel dice che “ciò che è reale è razionale” vuol dire che la realtà non è un susseguirsi di eventi casuali ma obbedisce ad una ragione che le è immanente. Se ci poniamo dal punto di vista del filosofo siamo in grado di andare al di là della superficie → tutto va come deve andare.
Quando Hegel dice “ciò che razionale è reale” vuol dire che la razionalità non è un’astrazione e deve essere collegata alla realtà (come voler nuotare senza bagnarsi) e che la razionalità non è uno schema mentale o struttura cognitiva che si applicano alla realtà al di fuori, vuol dire che per Hegel la razionalità è la struttura stessa della realtà (strutture uguali).
“Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale” → Tutto ciò che accade è necessario. La realtà è la totalità processuale e necessaria (la razionalità governa tutto ciò che accade) fatta di momenti ascendenti. La realtà si sviluppa attraverso tappe.

• Che compito attribuisce Hegel alla filosofia? Comprendere retrospettivamente la razionalità di ciò che succede. La filosofia è il proprio tempo appreso nel pensiero. Hegel è uno dei pochi che attribuisce alla filosofia il compito di ricomporre le lacerazioni del moderno.

Dialettica → legge di movimento dell’essere e del pensiero. Scienza delle idee che procede per diversificazione. La realtà è soggetta al divenire e si scopre spontaneità, libertà e auto reazione.

Il sistema Hegeliano si suddivide in: logica (tesi), natura (antitesi), spirito (sintesi).
Questa divisione della realtà deriva dal fatto che secondo Hegel la realtà passi attraverso lo sviluppo dell’idea. La visione totale della realtà passa per l’evoluzione dell’idea in sé (logica).
Idea = logos/ragione/pensiero

• Logica = idea in sé → idea considerata prima della sua realizzazione nel mondo (Dio prima del mondo). L’idea a prescindere dalla sua concreta realizzazione nel mondo. L’idea rimane logos della realtà ed immanente ad essa;
• Natura = idea fuori di sé → nella natura l’idea esce da sé e si esteriorizza;
• Spirito = in sé e per sé → l’idea dopo essersi esteriorizzata nella natura torna nello spirito;

In Hegel la filosofia è scienza dell’assoluto proprio perché è in grado di superare il punto di vista dell’intelletto finito (scienza) ed acquisire la prospettiva della realtà.

Tesi = logica = movimento astratto (il punto di vista di chi vede le parti della realtà slegate le une dalle altre) ed intellettuale (punto di vista dell’intelletto finito.
Antitesi = natura = momento propriamente dialettico, negativo e razionale. Già Spinoza aveva capito che se si dice una cosa se ne nega un’altra (omnia afermatio est negatio). Ogni tesi richiama un’ antitesi → punto di vista della ragione → ragione delle antinomie (Kant). Il punto di vista della ragione filosofica comprende che la realtà non è fatta da opposizioni frontali perché ogni cosa è necessaria per arrivare alla sintesi.
Sintesi = spirito = negazione della negazione.

Rapporto di Hegel con le filosofie precedenti

a. Critica di Hegel agli illuministi → secondo gli Illuministi il mondo così com’è è sbagliato → secondo Hegel questo atteggiamento rappresenta il punto di vista del finito. Hegel pensa che la razione permei la realtà. Il mondo secondo la sua opinione è necessariamente come deve essere e la pretesa di provare a correggerlo porta a conseguenze tragiche, L’ostilità di Hegel all’Illuminismo si rispecchia nell’ostilità per Kant, del quale critica il trascendentalismo. Hegel pensa che la metodologia kantiana non abbia senso perché sostiene che la ragione è diversa dalla realtà e che quindi un metodo separato dal contenuto non abbia senso.
b. Critica di Hegel al Romanticismo → Hegel non è totalmente romantico perché critica:
• il primato del sentimento → per Hegel il sapere è razionale e la filosofia è scienza per cui non può affidarsi al sentimento;
• certi atteggiamenti titanici dei romantici poiché si oppongono al corso del mondo.

L’elemento che Hegel riprende dal Romanticismo sono la concezione provvidenzialistica della storia, il cui scopo è l’affermazione della libertà.

Critiche che Hegel muove a Fichte

• Incapacità di assimilare davvero l’oggetto alla sua oggettività. Il non – Io è un pretesto per l’esercizio della libertà → rischio di dualismo → non attribuisce reale autonomia e peso all’oggetto → oggetto = stato esterno alla realtà dell’Io → ricade in un nuovo dualismo tra necessità e libertà, spirito e materia.
• Pone il compito dell’Io come un compito di nuovo infinito che perciò non può essere realizzato.


Critiche che Hegel muove a Schelling

• Aver preteso di cogliere l’assoluto attraverso l’intuizione, mentre l’assoluto non è altro che l’oggetto di un sapere razionale.
La scienza dell’assoluto si divide in logica, natura e spirito.
Prima che la coscienza umana comprenda che la ragione = realtà e viceversa, occorre percorrere delle tappe:
Fenomenologia dello Spirito
Fenomenologia = ciò che appare → il modo in cui la ragione si manifesta alla coscienza individuale e collettiva. Appare attraverso scontri ed opposizioni radicali (lo sviluppo dell’individuo riflette quello dell’umanità).

Colui che riesce a guardare in faccia il negativo è un vero filosofo → è importante e necessario perché il negativo prepara ad un positivo superiore → vita = sofferenza ma non è casuale → la sofferenza e la negatività servono alla maturazione della realtà.

Coscienza = punto di partenza (tesi) → attenzione oggettiva
Autocoscienza = opposizione alla tesi (antitesi) → attenzione soggettiva
Ragione = livello finale (sintesi) → identità di soggetto e oggetto

La coscienza si divide in:
• Certezza sensibile
• Percezione
• Intelletto

L’ autocoscienza si divide in:
• Signoria/servitù
• Stoicismo/scetticismo
Coscienza infelice

Ragione


Coscienza → certezza sensibile = la certezza sicura e stabile che rende l’individuo certo di una singola cosa. Ogni volta che viene affermato un particolare, viene implicato un universale → la certezza sensibile è la certezza di un Io che è anch’esso universale.
La percezione vede la distinzione tra realtà ed apparenza.
L’intelletto finisce la dialettica della coscienza perché Hegel si riferisce all’intelletto kantiano.
Per l'intelletto kantiano la realtà o è conoscibile attraverso le categorie o non esiste. Se l’oggetto o è tutto per me o non esiste --> coscienza diventa autocoscienza.

Autocoscienza → l’autocoscienza per essere tale ha bisogno del riconoscimento da parte degli altri. Ovvero per essere umano ho bisogno di essere riconosciuto come essere umano dagli altri. Essere riconosciuti però implica una lotta per il riconoscimento → il riconoscimento passa attraverso un conflitto servo/signore.
In questo conflitto ogni parte per affermare sé stessa deve essere pronta a tutto → colui che accetta la vittoria dell’altro è servo, colui che invece porta la lotta all’estrema conseguenza è signore. Paradossalmente il servo diventerà signore ed il signore diventerà servo.
Il servo lavora per il signore e quindi lo porta a dipendere dal suo lavoro → si invertono i ruoli.
Secondo gli stoici, i quali si contrappongono agli scettici, ritengono che sia indifferente chi è servo e chi signore perché l’autocoscienza e la libertà sono interiorità. Al contrario gli scettici sono dubbiosi e non sono in grado di dire chi sia servo e chi signore. Non abbiamo gli strumenti per decidere se siamo servi o signori. Lo scetticismo arriva al contrasto tra coscienza mutevole e mutabile.
L’ultimo momento dell’autocoscienza è la coscienza infelice --> la scissione, presente nello scetticismo, fra una coscienza immutabile ed una mutevole diviene esplicita nella figura della coscienza infelice ed assume la forma di una separazione ed opposizione tra uomo e Dio (tra finito ed infinito). Pensa che l’uomo possa osservare la realtà come la vede Dio.

Logica

Cos’e la logica? È scienza dell’idea pura, cioè dell’idea nell’elemento astratto del pensiero. È la struttura/ schema/ colonna vertebrale di ogni realtà prima che si materializzi (come un progetto pre costruzione). Una volta materializzata, la logica coincide con la realtà.
I tre momenti fondamentali della logica sono:
- Essere
- Essenza
- Concetto
La logica è ontologia --> struttura essere e struttura pensiero coincidono. L’ontologia è metafisica e quindi la realtà è ridotta alle sue strutture fondamentali (non è realtà dei fatti).
La logica si specifica in un organismo dinamico fatto di concetti (categorie); concetti che non sono pensieri soggettivi --> sono pensieri oggettivi che esprimono la realtà nella sua struttura fondamentale (differenza con Kant) e sono determinazioni sia della realtà che del pensiero.

Il punto di partenza della logica è l’essere (tesi) indeterminato e privo di ogni contenuto. Però non esiste un essere privo di caratteristiche --> il nulla è l’antitesi
Il divenire non è altro che il passaggio dal nulla all’essere (sintesi).
L’essere e il nulla come pura astrazione sono l’opposto dell’essere determinato tramite qualità quantità e misura.

Nella logica dell’essenza invece Hegel ritratta Kant.

Nella logica del concetto egli parla del concetto della ragione che è spirito vivente della realtà che rompe con la logica dell’identità.

La logica serve a dimostrare che le opposizioni occorrono all’intelletto.
La conclusione della logica é l’idea, che è unità degli opposti come soggetto/ oggetto – anima/corpo – finito/infinito).
Idea è il concetto, l’elemento astratto del pensiero (antitesi).

LA natura ad Hegel non interessa particolarmente poiché costituisce solamente un punto di passaggio tra logica e spirito. Si suddivide in meccanica e organica.

Lo spirito è lo studio dell’idea che dopo essersi alienata nella natura come pura spaziLita, ritorna presso di se come soggetto e libertà.
Si suddivide in:
• Soggettivo
• Oggettivo
• Assoluto

Lo spirito soggettivo a sua volta si divide in:
Antropologia, in cui Hegel descrive i tipici momenti in cui l’uomo ha atteggiamenti ancora naturali e abitudini;
• Fenomenologia, dove l’uomo si libera dalla natura e diventa ragione;
• Psicologia, dove Hegel studia lo spirito nelle sue manifestazioni universali e culmina nelle volontà di libertà. Tramite la psicologia Hegel permette di capire il passaggio allo spirito oggettivo.
Lo spirito soggettivo che emerge dalla natura tratta le forme più banali (antropologia) dell’agire umano, fino alle sue forme più complesse ed elevate (psicologia).

Lo spirito oggettivo a sua volta si divide in:
• Diritto: la sfera esterna della libertà delle persone. Il diritto è di tre tipi: proprietà, contratto e pena e torto. La libertà si manifesta attraverso il singolo dotato di capacità giuridiche. Il diritto riguarda la sfera della libertà esterna delle persone. La persona trova la sua realizzazione nella proprietà. La pena ed il torto sono una necessità oggettiva del diritto poiché la pena serve ad onorare il delinquente come essere razionale perché così la persona punita è consapevole del reato. All’interiorità della pena Hegel oppone l’interiorità giuridica.
• Moralità: anche per Hegel la morale è tale quando deriva dall’intenzione ma è insufficiente perché l’intenzione non è reale. La volontà può anche realizzare male le sue intenzioni. La separazione tra soggetto e bene trova una sintesi nell’eticità.
• Eticità: sintesi esteriore ed interiore. Si suddivide in famiglia, società civile e stato. L’eticità non è altro che la moralità incarnata in istituzioni.
La famiglia è il momento nel quale il rapporto naturale dei sessi assume la forma di un’unità spirituale basata sull’amore (diviso in matrimonio, patrimonio ed educazione dei figli). La società civile è il sistema economico sociale e giuridico amministrativo della società. É il luogo degli interessi privati → gli individui si disgregano nella società civile e quindi avvengono scontri.
Lo stato invece non è altro che la sintesi tra l’unitá della famiglia (tesi) e la frammentazione dello società civile (antitesi). É il momento culminante dell’eticitá.
Lo stato è la famiglia in grande in cui la cultura di un popolo si esprime nelle sue istituzioni, è lo spirito vivente di un popolo. Ha il compito di indirizzare gli egoismi verso il bene collettivo. La concezione etica dello stato è l’idea che lo stato sia concretizzazione della cultura di un popolo. Non esiste una morale pubblica nei paesi democratici la morale è privata. Hegel è contrario alla tesi liberale, lo stato non può essere uno strumento poiché altrimenti abbassa il livello dello stato o il livello della società civile, mentre lo stato deve essere il luogo dell’universale che trasfigura i particolarismi in direzione del bene comune. È contrario anche alla concezione democratica perché il popolo non esiste al di fuori dello stato. La sovranità dello stato appartiene allo stato che è fondato sull’idea di un bene universale.
Hegel ha una concezione organicistica dello stato (anti liberale e antidemocratica), ovvero una concezione secondo cui lo stato viene prima dell’individuo poiché il tutto viene prima delle parti. Gli individui devono sacrificarsi per lo stato, ma lo stato non deve sacrificarsi per l’individuo.
Afflizio contrattualistica (carattere artificiale dello Stato) → per Hegel è un insulto allo stato → giusnaturalismo fa dipendere lo stato dalle singole volontà individuali.
Lo stato Hegeliano è legale → lo stato deve governare solo attraverso la legge.
Per Hegel la proprietà coincide con la libertà.
Non c’è autorità al di sopra dello stato ed esso non ha limite alle sua azioni poiché Dio è realizzato nel mondo.
L’arbitro tra gli stati è la storia, la quale dimostra che il reale è sempre razionale.
Hegel pensa che la guerra non è solo necessaria ed inevitabile, ma anche un valore morale.
La storia vista dall’alto può sembrare priva di senso, dominata dal caos, ma solo se ci si pone dal punto di vista dell’intelletto finito.
Se guardiamo la storia dal punto di vista della totalità è razionale, ha un senso ed un fine che la governa: lo spirito giunge a sapere ciò che realmente è.
Nella storia lo spirito diventa spirito del mondo che a sua volta diventa spirito dei popoli che di volta in volta si succedono all’avanguardia della storia. I mezzi che la storia utilizza sono gli individui e le loro passioni. Nulla nella storia è stato fatto senza passioni (potere e dominio). Persino gli individui comico-storici sono strumenti di una ragione astuta che si serve delle loro passioni per realizzare fini.
Le tappe fondamentali che la storia attraversa sono:
• Il mondo orientale
• Il mondo antico
• Il mondo cristiano germanico (in cui tutti sono liberi)
La storia è una successione di forme statali che sono movimenti che realizzano la progressiva libertà dello Stato.

Lo spirito assoluto a sua volta si suddivide in:
• Arte: conosce l’assoluto nella forma dell’intuizione sensibile (= conoscenza dell’assoluto attraverso forme sensibili come la musica, le figure..). L’arte vive in modo immediato nella fusione tra soggetto e oggetto che la filosofia teorizza concettualmente. L’arte vive della forma e del contenuto. La scultura è natura spiritualizzata ed il soggetto artistico è spirito naturalizzato. L’arte è rapporto tra forma e contenuto passa per 3 momenti:
1. Arte orientale/simbolica: squilibrio caratterizzato da forma e contenuto poiché il contenuto spirituale è troppo povero. L’equilibrio tra forma e natura si raggiunge nella figura umana, figura propria dell’arte classcica: manifesta compiutamente lo spirito.
2. Arte classica
3. Arte romantica: squilibrio tra forma e contenuto → il contenuto è troppo ricco. Lo spirito acquista la consapevolezza che qualunque forma artistica è inadeguata per esprimere lo spirito. L’arte è incapace di esprimere l’assoluto.
Hegel diagnostica la morte dell’arte. I bei giorni dell’arte classica sono finiti per sempre.
• Religione: è l’assoluto nella forma della rappresentazione (modo di esprimere l’assoluto a metà tra l’arte e la filosofia tra intuizione sensibile e concetto). Il cristianesimo è la religione più adeguata perché con i suoi dogmi Cristo esprime il finito e l’infinito ed anticipa la filosofia, presentando i limiti che vengono superati dal concetto.
• Filosofia: è l’ultimo momento dello spirito assoluto. L’idea giunge piena e consapevole di sé→ il ciclo cosmico si chiude.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email