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Concetti Chiave

  • Hume è uno dei principali esponenti dell'empirismo inglese e viene considerato il padre dello scetticismo, enfatizzando il ruolo dell'esperienza nel processo conoscitivo.
  • Per Hume, la conoscenza derivante dall'esperienza è probabilistica e non certa, poiché dipende dalle abitudini umane piuttosto che da relazioni necessarie.
  • L'immaginazione, secondo Hume, stabilisce relazioni tra le idee attraverso il principio di associazione, basato su somiglianza, contiguità e causalità.
  • Le valutazioni morali, per Hume, derivano dal sentimento e dalla ragione, e le norme morali emergono dall'utilità pubblica piuttosto che dall'egoismo individuale.
  • Hume critica le prove dell'esistenza di Dio e sostiene che la religione nasce dai timori e dalle speranze umane, evolvendosi da politeismo a monoteismo.

Hume è – insieme a Locke e a Berkeley - uno dei grandi esponenti dell’empirismo inglese.

Egli è inoltre considerato il padre dello scetticismo.

L’empirismo considera la ragione un insieme di poteri limitati dall’esperienza.

L’esperienza è quindi:

1) fonte ed origine del processo conoscitivo;

2) criterio di verità.

La conoscenza secondo Hume

Per Hume, però, la conoscenza - che deriva dall’esperienza - non è certa, ma solo probabile.

Secondo Hume occorre inoltre conquistare non i paesini di frontiera, ma la “capitale”. La capitale del regno del sapere è l’uomo, infatti non c’è questione non compresa nella scienza dell’uomo.

Partendo dall’uomo conosceremo anche tutte le altre scienza.

Di seguito si riportano i punti chiave del pensiero di Hume.

Le percezioni e le idee

Secondo Hume, le percezioni possono essere di due tipi:

1) impressioni, che hanno maggior evidenza (come le sensazioni);

2) idee (come ad esempio il ricordo delle sensazioni).

L’idea deriva sempre da un’impressione.

Per Locke esiste l’io, Dio e le cose. Per Berkeley esiste lo spirito.

Per Hume, invece, la conclusione è scettica.

Hume nega infatti le idee astratte (dette anche “generali”), proprio come Berkeley, ma per un’altra ragione. Perché quelle che riteniamo tali sono invece soggetti dell’abitudine. Quando ci accorgiamo che alcune cose hanno elementi in comune, le chiamiamo con lo stesso nome. Così siamo abituati a considerarli uniti per abitudine.

L'immaginazione e le idee complesse

L’immaginazione è la facoltà di stabilire relazioni fra le idee.

Essa è soggetta al “principio di associazione”.

I suoi criteri sono:

1) la somiglianza (un ritratto ci fa ad esempio pensare all’originale);

2) contiguità spazio e tempo (il ricordo di una stanza ci fa ad esempio pensare a tutta la casa);

3) causalità (la ferita fa per esempio pensare al dolore).

Da ciò derivano le idee complesse, che sono di cinque tipi:

1) spazio;

2) tempo;

3) sostanza;

4) causa;

5) effetto.

Proposizioni e causa-effetto

Come Leibniz aveva diviso le proposizioni in verità di ragione e verità di fatto, Hume distingue in:

1) proposizioni sulle relazioni tra idee, che si basano sul principio di non-contraddizione, e nel predicato ripetono ciò che è nel soggetto;

2) proposizioni sui fatti , che si fondano sull’esperienza, ed il loro contrario è possibile.

Tutti i ragionamenti si fondano sul principio di causa ed effetto. Di tutte le cose noi possiamo conoscere la causa e l’effetto solo grazie all’esperienza.

Ma ognuno dei due non ha nulla che richiami necessariamente l’altro. Possiamo aspettarci una causa ed un effetto probabile, ma niente ci garantisce ciò.

Che il corso della natura cambi, o che le stesse cause non abbiano uguale effetto non è perciò una contraddizione. Sappiamo solo che cause simili hanno solitamente effetti simili.

E’ l’abitudine, infatti, che ci fa supporre che le cose si susseguiranno nel medesimo modo (ad esempio, che il sole si levi ogni giorno).

Causa ed effetto non sono dunque necessari. La conoscenza è quindi probabile.

Credenza e conoscenza

La credenza non ha invece a che fare con l’intelletto. Con la credenza si può immaginare qualunque cosa, ma si sa che le cose immaginate sono false.

E’ per questo che gli uomini pensano che ci sia un mondo esterno ed uno interiore. Ma questa divisione è solo frutto della credenza, e quindi falsa.

Esistono due tipi di credenze: una continua ed una esterna.

Nel primo caso si presuppone che le cose pensate esistano anche se non ci fosse nessuna creatura umana. Ma la filosofia ci insegna invece che ciò non è vero. Ciò che c’è in noi non sono oggetti reali, ma idee.

Per Hume, inoltre, la credenza nell’unità e identità dell’io sono solo impressioni in fascio. E di fronte al dilemma se sia meglio seguire la ragione o l’istinto, egli consiglia l'istinto.

Morale e utilità pubblica

Le valutazioni morali si basano sia sulla ragione che sul sentimento, ma cosa costituisce il merito personale, cioè ciò che rende un uomo degno di stima?

Le regole della morale e della giustizia nascono in vista dell’utilità pubblica (infatti nessuno commette crimine nell’uso dell’aria, perché è in quantità illimitata).

Essa è propria solo della natura umana.

Dall’utilità nascono anche i concetti di bene e di male.

Secondo Hume non è neanche vero che l’uomo sia egoista, perché pensa sempre alla collettività. Rovescia quindi le teorie degli altri filosofi.

Bisogna ammettere il miracolo solo se l’ammettere che non si sia verificato è più miracoloso del miracolo stesso.

Religione e scetticismo

Hume critica le prove relative all’esistenza di Dio mosse dagli altri empiristi (per esempio il pensiero che nulla nasce dal nulla), affermando che l’esistenza è materia di fatto o di esperienza, e quindi non si può dimostrare.

Detto questo, egli analizza anche quali siano le radici della religione.

Secondo Hume essa nasce dai timori e dalle speranze dell’uomo. Agli dèi l’uomo attribuisce le cause dei suoi beni e dei suoi mali.

Prima si è politeisti. Poi si diventa monoteisti, per il maggior bisogno di idolatria. Il teismo bandisce l’idolatria, ma porta spesso al conflitto con la religione monoteista.

Gusto e bellezza

Tutte le considerazioni di Hume terminano quindi con un grande scetticismo.

Alla loro base vi è il sentimento, che condiziona il gusto.

Il gusto è determinato dall’esperienza.

Se ciascun uomo fosse concorde nel giudicare il bello, da ciò potremmo ricavare il criterio di bellezza perfetta.

Ciò che rende possibile l’apprezzamento della bellezza è la delicatezza e l'assenza di pregiudizi.

E’ giusto ammettere che il diritto sovrano deriva da Dio, ma questo giustifica qualunque tipo di autorità, anche quelle dispotiche.

Le civiltà sono nate per la necessità di riunirsi in gruppi, ma ogni nuovo governo nasce poi da rivoluzioni o usurpazioni, e quindi in quel caso non si può più dire che si basa sul consenso.

Doveri e autorità

Vi sono poi due tipi di doveri: quelli a cui l’uomo ubbidisce per istinto – come l’amore, la riconoscenza, ecc. - e quelli imposti dallo stato – come la giustizia.

Uno di questi è l’ubbidienza, che nasce dalla consapevolezza che l’uomo, se non ubbidisce, priva le autorità dei loro poteri.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo dell'esperienza nella conoscenza secondo Hume?
  2. Hume sostiene che l'esperienza è la fonte e l'origine del processo conoscitivo, nonché il criterio di verità, ma la conoscenza che ne deriva è solo probabile e non certa.

  3. Come Hume distingue le percezioni?
  4. Hume distingue le percezioni in due tipi: le impressioni, che sono sensazioni immediate e più evidenti, e le idee, che sono il ricordo di tali sensazioni.

  5. Qual è la posizione di Hume riguardo alla causalità?
  6. Hume afferma che la causalità non è necessaria; le relazioni di causa ed effetto si basano sull'abitudine e sull'esperienza, ma non c'è garanzia che cause simili producano sempre effetti simili.

  7. In che modo Hume critica le prove dell'esistenza di Dio?
  8. Hume critica le prove dell'esistenza di Dio sostenendo che l'esistenza è una questione di fatto o esperienza, e quindi non può essere dimostrata attraverso ragionamenti astratti.

  9. Qual è la visione di Hume sulla morale e l'utilità pubblica?
  10. Hume sostiene che le valutazioni morali si basano sia sulla ragione che sul sentimento, e che le regole morali nascono in vista dell'utilità pubblica, contrariamente all'idea che l'uomo sia intrinsecamente egoista.

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