Video appunto: Hobbes, Thomas - I patti di unione e sottomissione e Il Leviatano
Thomas Hobbes - La teoria dell'assolutismo politico


Il patto di unione e il patto di sottomissione


Secondo le leggi naturali è opportuno che gli uomini sacrifichino i propri diritti naturali e costituiscono una società politica e civile. Essi possono tal fine stabilire un “pactum unionis”, cioè un “patto di unione”, che consiste nel dirigere a uno stesso fine e al bene comune tutte le azioni.

Ciò non è sufficiente poiché la convergenza di molte volontà verso un solo scopo non basta per garantire una situazione sicura e stabile.
Perciò è necessario stabilire un “pactum sujectionis”, cioè il “patto di sottomissione”: è il contratto in virtù del quale gli individui delegano il potere un sovrano, re o assemblea di uomini, in modo da ridurre i diversi voleri a una sola volontà. A tale autorità viene pertanto conferita la legittimazione a esercitare un comando assoluto.


Il Leviatano



Il potere attribuito all’autorità, per Hobbes, deve essere assoluto, poiché “i patti senza spada non sono che parole senza alcuna forza per rendere sicuro l'uomo”.
Allo stato assoluto il filosofo dà il nome di Leviatano, il mostro marino di cui si parla nel libro di Giobbe nell’Antico Testamento per simboleggiare la potenza dei faraoni d’Egitto: una creatura terribile e mostruosa. Tale denominazione si giustifica perché il potere del sovrano è immenso.
Nel frontespizio del suo capolavoro – Il Leviatano – Hobbes fece raffigurare il re proprio come un individuo sovrumano, dotato delle teste di una moltitudine di uomini, per dimostrare questa concentrazione di tutti i poteri nelle mani di una sola persona.

Poteri e limiti del sovrano



Secondo il filosofo, il potere del sovrano non ha mai termine, se non con la sua morte, in quanto i sudditi, una volta stipulato il patto, non possono più recedere da esso, non avendolo stabilito con il sovrano, bensì tra loro.
Il monarca costringe all'obbedienza delle norme tutti i sudditi, mentre lui stesso non è tenuto a rispettarle. Infatti, non avendo aderito ad alcun patto, il sovrano resta un essere “presociale”, che non ha abbandonato lo stato di natura e che deve rispondere soltanto alla propria ragione individuale.
Quindi il sovrano controlla le azioni e le opinioni dei sudditi, punisce gli inadempienti e vieta ogni forma di dissenso.
Dal momento che il sovrano è la legge, solo a lui compete la valutazione del giusto e dell’ingiusto, del bene e del male (ingloba anche potere religioso).
Tuttavia, il potere del sovrano non è privo di limiti. I sudditi hanno sottoscritto un patto e si sono sottomessi al re per proteggere la propria incolumità: essi dunque hanno diritto a disobbedirgli nel caso in cui il re comandi loro di uccidersi, ferirsi o fare resistenza a possibili aggressori. Inoltre, per tutti i casi in cui non ci sia una regolamentazione stabilita dal sovrano, il suddito deve ritenersi libero di agire come meglio crede. In generale, possiamo identificare lo spazio lasciato la libertà del suddito come la sfera privata.