pexolo di pexolo
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Coercizione


Tra le leggi di natura è quella secondo cui si devono mantenere i patti (pacta sunt servanda). In realtà, fino ad un certo punto nella storia questa espressione era una legge non scritta, che aveva in sé una normatività. Secondo quanto sostenuto da Paolo Prodi in Il sacramento del potere, un volume che ricostruisce la sacralità della promessa e la sua progressiva erosione, c’è una dimensione che progressivamente inizia con la modernità di erosione dell’osservanza naturale di quel precetto (pacta sunt servanda) di cui oggi viviamo espressamente la fase decadente. Oggi viviamo in un tempo in cui a tale espressione legittimamente segua la frase “e perché?”. In un certo senso qui Hobbes, dandoci un altro argomento del fondamento di quel potere, comincia a spiegare perché l’espressione regge meno. «Le leggi di natura (la giustizia, l’equità, la modestia, insomma il fare agli altri quel che vorremmo fosse fatto a noi) in se stesse, senza il terrore di qualche potere che le faccia osservare, sono contrarie alle nostre passioni naturali». Se succede già allo stato di natura che si arrivi a un conflitto, non soltanto con gli altri, tra quello che noi siamo dentro e quella che è la realtà fuori di noi, figuriamoci nella dimensione della politica. «I patti senza la spada sono solo parole e non hanno la forza di assicurare affatto un uomo». Hobbes, contro il giusnaturalismo precedente, instaura un principio secondo il quale non c’è nessun precetto che ci vincola se esso non implica (altro elemento di calcolo) una punizione al suo tradimento. Tant’è che uno dei successivi capitoli del Leviatano è dedicato proprio al tema dell’origine del diritto di punizione. Infatti, a quel sovrano non diamo soltanto il diritto di agire, ma anche quello di punire.
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