Che cosa e come è possibile conoscere: la prima grande opera kantiana, la Critica della ragion pura, nel quale titolo è già presente l’argomento e il metodo seguito da Kant, il filosofo ha bisogno, a differenza degli Illuministi del suo tempo (i quali collocavano davanti al “Tribunale della Ragione” tutto il mondo dell’uomo), di sottoporre a giudizio “soltanto” la medesima Ragione. Il criticismo, opposto al dogmatismo e in ogni caso lontano dallo scetticismo, si propone di fissare tre “convalide” per sottoporre a giudizio o a critica una dottrina o un dato generico: le possibilità, che ci aiutano a definire il “campo di esistenza” delle validità, le quali sono circoscritte dai limiti, le Colonne d’Ercole della Conoscenza umana. A questo punto, nella prima Critica, Kant sottopone a giudizio la scienza e la metafisica. La prima, a sua volta scomponibile in matematica e fisica (la quale matematica è a sua volta formata da geometria e aritmetica), è in realtà già fondata e certa. Circa la metafisica, Kant si domanderà se sia possibile conoscerla in generale. In più, nella sua dissertazione del 1770, Kant distinguerà la conoscenza sensibile, che ha come oggetto il fenomeno (ciò che appare, uti apparent) e la conoscenza intelligibile, che ha come oggetto il noumeno (ciò che è, uti sunt), nonostante arrivi alla conclusione che non è possibile la conoscenza in modo certo, universale e oggettivo del noumeno, una “x sconosciuta”, riconducibile alla sostanza leibniziana. Per Kant la conoscenza, in più, parte dall’esperienza, ma non si ferma a questa, dal momento che alcuni principi che reggono il sapere umano sono giudizi sintetici a priori, dunque fecondi e necessari. Questi sono possibili poiché Kant fonde nella conoscenza sia la materia, che è a posteriori, sia la forma, che è a priori. La materia viene recepita in impressioni dai sensi. Le impressioni caotiche vengono sistemate con la forma, che è scomponibile nelle forme a priori dello spazio e del tempo. A questo punto, con la Rivoluzione copernicana, Kant invertirà la posizione tra soggetto e oggetto: non è l’uomo che si adatta alla natura, ma il contrario, poiché è vero che la conoscenza è valida per tutti e allo stesso modo solo all’interno di una specie, che avrà le stesse caratteristiche fisiche e sensoriali (la sua è, infatti, una “peculiare” oggettività). Le facoltà per arrivare alla conoscenza sono la sensibilità, che ci fa apparire il fenomeno attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo, l’intelletto, che ha la funzione di elaborare i dati ricevuti dai sensi attraverso le 12 categorie a priori, e la ragione, che va oltre l’esperienza servendosi delle idee di anima, mondo e Dio.

Lo spazio: Lo spazio kantiano è la forma del senso esterno. Nel concetto di forma vi è quello di apriorità, dal momento che, per Kant, è possibile pensare a un oggetto anche quando questo si trovi in un altro spazio (senza dunque il bisogno dell’esperienza) ed è impossibile pensare a un oggetto senza si pensi anche allo spazio che lo contiene, mentre siamo in grado di pensare a uno spazio vuoto. La scienza che, più di tutte, si serve dei forma sintetica a priori dello spazio è la geometria. Lo spazio ha un ruolo centrale nella conoscenza dal momento che, senza di questo, si arriverebbe a svalutare le capacità conoscitive umane.

Trascendentale: il primo a utilizzare nella filosofia il termine “trascendentale” è stato Tommaso d’Aquino, attribuendo al vocabolo un significato davvero molto ampio dal momento che questo indicava l’oggettiva universalità di un concetto, come quelli di verità e bontà. Nella filosofia scolastica, infatti, “trascendentale” era sinonimo di “trasversale”, qualcosa di comune a tutta la conoscenza. Con il pensiero kantiano sembra che il termine sia collegato al concetto di “a priori”, e cioè di ciò che viene prima dell’esperienza; infatti, la filosofia trascendentale studia il modo di conoscere l’oggetto e non l’oggetto in sé.

Fenomeno/Noumeno: Il fenomeno è l’oggetto della conoscenza sensibile, dunque conoscibile tramite le forme a priori dello spazio e del tempo e delle 12 categorie, ma è anche “condizionato” da queste, perché la conoscenza ha una sua “oggettiva” peculiarità dal momento che è la natura ad adattarsi ai nostri sensi e non il contrario. Il fenomeno, dunque, è ciò che appare (uti apparent).

Al contrario, il noumeno è l’oggetto della conoscenza intelligibile e non è possibile conoscerlo perché è indipendente da noi e dalle forme a priori sopra elencate. Il noumeno è ciò che è, la cosa in sé (uti sunt) e Kant la definisce una “x sconosciuta”, riconducibile alla Sostanza leibniziana.

Il tempo: il tempo è la forma del senso interno. Nel concetto di forma vi è quello di apriorità, che non ha bisogno dell’esperienza e, anzi, è a fondamento di questa, perché il tempo ordina e dispone gli oggetti nello spazio, tanto è vero che, addirittura, il tempo è trasversale anche alla forma del senso esterno, perché i dati del senso esterno arrivano e vengono organizzati dal senso interno. Il tempo è dunque la forma universale dell’esperienza.

Estetica trascendentale: nella dottrina degli elementi (la quale mette in luce le forme a priori della conoscenza), la prima sezione della Critica della ragion pura, si riconoscono due “sezioni”: la prima è quella dell’estetica trascendentale, l’altra è quella della logica trascendentale. L’estetica trascendentale si occupa di evidenziare le forme a priori della sensibilità (lo spazio e il tempo) sulle quali si fonda la matematica. Nella sensibilità si riconosce il binomio materia-forma, dunque la maniera di conoscenza avviene partendo dall’esperienza, ma poi i dati vengono organizzati dalla forma del senso esterno, lo spazio, che fonda la geometria, e della forma del senso interno, il tempo, che fonda l’aritmetica.

Criticismo e riferimento al genitivo: il criticismo è la dottrina opposta al dogmatismo che fa della critica lo strumento essenziale. Criticare, nel linguaggio kantiano, vuol dire “soppesare”, “valutare”, “distinguere”, “giudicare”. Il criticismo è detto filosofia del limite perché si propone di sottoporre a critica la Ragione e la conoscenza della scienza e della metafisica (nella sua prima Critica). Filosofia del limite perché il trinomio di Possibilità, Validità e Limiti fonda le Colonne d’Ercole della Conoscenza. Nella Critica della Ragion pura, che appare lo scritto che definisce le possibilità e i limiti della ragione, la ragione è sia giudice sia giudicata, poiché il genitivo “der” può essere sia oggetto sia soggetto.

A priori: letteralmente, “a priori” significa dire “a partire da ciò che precede” e il concetto viene definito per la prima volta da Aristotele. La dimostrazione a priori, dunque, procede dalle cause ed è al contrario dell’espressione “a posteriori”. Dalla filosofia empirica, “a priori” è quel tipo di conoscenza che precede o non ha bisogno dell’esperienza. In Kant, “a priori” coincide con la forma.

Giudizio sintetico a priori: Hume era arrivato a un vicolo cieco. Le sue proposizione matematiche erano infruttuose ma necessarie, mentre le proposizioni fisiche erano feconde ma si fondavano sull’esperienza. Kant vuole arrivare alla definizione di un ibrido che prenda sia la necessarietà dei giudizi analitici a priori, sia la fecondità dei giudizi sintetici a posteriori, e quest’ibrido è il giudizio sintetico a priori. Il giudizio indica l’aggiunta di un predicato al soggetto; sintetico vuol dire che il predicato dice qualcosa in più del soggetto e a priori significa che prescinde l’esperienza. Sono possibili dal momento che per Kant la conoscenza è sia materia (a posteriori) sia forma (a priori).

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