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LEIBNIZ


Uno dei tratti più caratterizzanti della sua personalità e del suo pensiero fu la costante ricerca di una mediazione sintetica. Egli ritenne non si dovessero contrapporre tradizione antica e progresso, e filosofia (metafisica) e scienza. Vuole conciliare le nuove teorie scientifiche con la metafisica di Aristotele.

MONADE


Il concetto fondamentale della metafisica leibniziana è quello di monade: così egli chiama quella che Aristotele chiamava sostanza/eteleghia prima.
La MONADE di Leibniz è in qualche modo a metà tra la sostanza aristotelica (relativamente indipendente) e la Sostanza spinoziana(assolutamente indipendente): ogni monade è autosufficiente, indipendente ma comunque dipendente da Dio. ogni monade è unica;
La MONADE è composta da : materia e forma, la materia è inestesa, è priva di parti è un punto metafisico, centro di forza, principio insieme di costituzione e di spiegazione dell'intero universo.
L’ universo è l’ insieme di monadi indipendenti.
La sostanza è un ente dotato di azione . Distinguiamo: Sostanza semplice o monade e Composta (aggregatum si elementi semplici).
I corpi sono aggregati di monadi, essi si muovono per una proprietà loro intrinseca (conatus).
L’estensione del corpo nello spazio è un Fenomeno(una realtà non assoluta):non è ne evanescenza(sogno) è il modo in cui un corpo si presenta alla nostra percezione. Abbiamo Fenomeni Veri che si possono predire in base a quelli passati e i fenomeni falsi(sogni).
Lo spazio e il tempo sono concetti astratti: lo spazio è ordine coesistente; il tempo è ordine di successioni.

Le MONADI svolgono una duplice attività: -PERCEZIONE (passività), o potere che la monade ha di rappresentare e pensare le cose esterne (ogni monade è uno “specchio vivo” dell’universo); e- APPETIZIONE(attività), o tendenza di passare da percezioni confuse ed oscure a percezioni chiare e distinte (appercezioni).
Si ottiene in tal modo una gerarchia delle monadi, che dalla materia inanimata sale fino a Dio, monade suprema:

• Le ENTELECHÌE o monadi materiali; ovvero le monadi più primitive, quelle che percepiscono tutto in modo confuso (come per esempio le piante);
• Le ANIME O monadi animali; ovvero le monadi dominanti degli esseri animati, in special modo gli animali, che possono utilizzare la memoria e percepiscono in modo preciso;
• Gli SPIRITI o monadi razionali,; ovvero le anime degli esseri umani, che, oltre ad avere delle percezioni precise ed a sfruttare la memoria, possiedono la nozione di sé e la conoscenza delle verità necessarie, le verità matematiche e il principio di contraddizione, inoltre sono consce della propria limitatezza e conoscono Dio.


LA LEGGE DI CONTINUITA’


Fondamentale nel pensiero di Leibniz è la legge di continuità, cioè la legge del rapporto che esite:
• tra le varie percezioni di una data monade;
• tra le diverse monadi dell’universo.
Secondo Leibniz in ogni monade vi è una continuità di percezione, per cui dalle percezioni oscure e confuse si passa gradatamente (attraverso gradazioni infinitesimali) alle percezioni chiare e distinte o appercezioni.
Tale trapasso è constatabile soprattutto nelle monadi razionali, ove esiste una grande quantità di percezioni, che sono come il riflesso di tutta la vita dell’universo nel suo passato e nel suo presente: tali percezioni, che Leibniz chiama piccole percezioni, agiscono su di noi a nostra insaputa (cfr. teoria moderna del subcosciente), ma da esse si vanno gradatamente sviluppando le percezioni chiare e distinte o appercezioni; come, aggiunge Leibniz, dai rumori impercettibili che fanno le singole gocce del mare risulta il rumore del mare medesimo.
Parimenti tra le varie monadi dell’universo vi è una continuità di monadi, per cui dalle monadi dotate di percezioni oscure e confuse si passa gradatamente (attraverso gradazioni infinitesimali) alle monadi dotate di percezioni chiare e distinte, cioè, come già si è visto, dalle monadi materiali alle monadi razionali e a Dio.
In tal modo Leibniz applica alla psicologia e alla monadologia quel principio di continuità che è fondamento del calcolo infinitesimale da lui stesso scoperto.

DIO E LE MONADI

DIO è Monade delle monadi, è l’essere PERFETTISSIMO che prevede e coordina in anticipo.
Leibniz presenta Dio come colui che ha scelto tra i vari ordini possibili dell’universo IL MIGLIORE O PIÙ PERFETTO.
Ogni monade può essere paragonata ad UN’IDEA DIVINA . Le monadi sono in un certo senso "atomi spirituali": eterni, indivisibili, individuali, seguenti le proprie leggi, senza interagire con altri ("senza finestre"), ognuna riflette l'intero universo da un determinato punto di vista ed è coordinata con le altre per mezzo di un'ARMONIA PRESTABILITA (artificio divino preventivo con il quale Dio forma le sostanze in modo così perfetto che esse si accordano necessariamente, seguendo unicamente le proprie interne leggi. Da questi principî segue che le sostanze immateriali "vedono tutte le cose in Dio" o, più precisamente, che "la nostra anima esprime Dio e l'universo, tutte le essenze come tutte le esistenze" e quindi porta con sé tutte le forme o idee in virtù dell'azione di Dio su ogni monade.).
Esempio di ARMONIZZAZIONE è il rapporto ANIMA E CORPO: i CORPI non sono sostanze ma AGGREGATI di monadi,in ciascun corpo le monadi assumono tra loro un rapporto gerarchico in base al grado di maggiore o minore chiarezza delle rispettive percezioni. Tutte le monadi percepiscono ma quelle oscure hanno percezioni inconsce,solo L’ANIMA è in grado di formare idee chiare ed è in grado di percepire e appercepire.
Ogni MONADE è però, dice Leibniz, è diversa dall’altra: in natura non vi sono infatti due esseri che siano l’uno come l’altro e nei quali non sia possibile trovare una differenza interna o fondata su una determinazione intrinseca (è il principio delle identità degli imprescindibili, ossia il principio secondo cui, se esistessero due esseri identici non si potrebbero neppure distinguere quindi sarebbero la stessa cosa).

DIO


Gli spiriti umani sono immagini della stessa divinità e quindi sono in grado di entrare in una specie di SOCIETÀ CON DIO; da ciò è facile concludere – dice Leibniz – che l’assemblea di tutti gli spiriti deve formare la CITTÀ DI DIO, cioè lo stato più perfetto possibile, il quale è un MONDO MORALE entro il MONDO NATURALE, ed è dunque quanto vi è di più elevato e divino nelle opere divine. E come vi è armonia tra i due regni naturali, quello delle CAUSE EFFICIENTI(ciò che ha prodotto la cosa) e quello delle CAUSE FINALI(il fine che quella cosa deve realizzare con la sua esistenza), così vi è anche armonia tra il regno fisico della natura e quello della grazia divina (armonia prestabilita). Sotto il governo di Dio, tutto si risolverà nel bene dei buoni e quindi il nostro compito è quello di lavorare per tutto quello che è conforme alla volontà divina, perché solo Dio è il fine della nostra volontà ed è Lui solo la nostra felicità. Infatti la vera felicità consiste nell’amore di Dio. Questa specie di amore fa nascere il piacere delle buone azioni che dànno splendore alla virtù ed eleva l’umano al divino. T
roviamo accenti quasi mistici in molte pagine della Teodicea. Ad es. Leibniz dice che quando si è rassegnati alla volontà divina e si sa che ciò che Egli vuole è sempre il meglio, si è sempre contenti di ciò che accade, sia che la nostra azione riesca o non riesca. Quando siamo in questa disposizione di spirito, continua Leibniz, non saremo mai abbattuti dagli insuccessi e non avremo rammarico che per le nostre colpe; la nostra carità sarà umile e libera da ogni pretesa di signoreggiare.

Dell’ESISTENZA di Dio, Leibniz fornisce tre prove:
1. PROVA A CONTINGENTIA MUNDI, fondata sul principio di ragione sufficiente, il quale ci riconduce a trovare la ragione sufficiente ed ultima di tutte le cose in una sostanza non contingente e necessaria.
2. PROVA DELLE ESSENZE, fondata sul motivo che senza Dio non soltanto non ci sarebbe nulla di esistente, ma non vi sarebbe neppure nulla di possibile.
3. PROVA ONTOLOGICA (cfr. già S. Anselmo d’Aosta), fondata sul motivo che l’essenza di Dio implica l’esistenza.

Secondo Leibniz egli è UNICO, è SENZA LIMITI e contiene la massima quantità possibile di realtà. In altri termini, Dio è ASSOLUTAMENTE PERFETTO. Solo Dio ha questo privilegio: che se è POSSIBILE(in quanto non contiene nessuna contraddizione), bisogna che ESISTA. E visto che nulla può impedire la possibilità di ciò che non implica alcun limite, alcuna negazione, alcuna contraddizione, questo soltanto basta a conoscere a PRIORI l’esistenza di Dio. Mentre si può provare l’esistenza di Dio a POSTERIORICON quanto ha detto prima: esistono degli esseri contingenti, i quali non possono avere la loro ragione ultima o sufficiente se non in un essere necessario, che ha in sé stesso la ragione della propria esistenza.
In DIO c’è potenza, conoscenza e volontà. Ovviamente in Dio questi attributi sono infiniti o perfetti, nelle monadi create non sono che imitazioni. Ora, poiché nelle idee di Dio c’è una infinità di universi possibili bisogna che ci sia una ragione sufficiente della scelta di questo universo da parte di Dio. E questa ragione non può trovarsi che nella convenienza o nei gradi di perfezione che questi mondi : dio ha scelto il migliore dei mondi possibili;ovvero quello più vicino all’idea di perfezione ma non privo di imperfezioni (ottimismo leibniziano). Ciò l’ esistenza del MEGLIO, che la Saggezza fa conoscere a Dio, che la sua bontà gli fa scegliere e la sua potenza gli fa produrre.
In altri termini - come sostiene anche nei Saggi di Teodicea – se Dio ha creato questo mondo è perché lo ha scelto secondo quanto gli suggeriva la sua saggezza ed ha quindi permesso il male in esso, il che però non impedisce che, tenuto conto di tutto, questo mondo non fosse il migliore che potesse essere scelto. Dio ha scelto seguendo IL PRINCIPIO DEL MEGLIO o ragione sufficiente.

Riguardo poi all’annoso problema del MALE, Leibniz risponde in linea con la tradizione cristiana classica: Dio non vuole affatto il male morale ed in modo assoluto non vuole il male fisico e le sofferenze; perciò non v’è PREDETERMINAZIONE assoluta alla dannazione. Il MALE serve spesso per far gustare meglio il bene e qualche volta contribuisce ad una perfezione più grande di colui che lo soffe.

Leibniz distingue tre specie di male:
• MALE METAFISICO, che dipende dalla finitezza delle creature;
• MALE MORALE, o peccato, conseguenza del male metafisico;
• MALE FISICO, o dolore, conseguenza del male morale.

In che senso allora possiamo dire che Dio permette il male? Bisogna spiegare che cosa significa “permesso” attraverso la natura della volontà e dei suoi gradi. Si può dire che la VOLONTÀ consiste nell’inclinazione a fare qualcosa in proporzione del bene che essa racchiude.
Questa VOLONTÀ è chiamata ANTECEDENTE, si riferisce ad ogni BENE isolatamente, in quanto è BENE. In questo senso, si può dire che Dio tende ad ogni bene in quanto è bene. Egli ha un’inclinazione forte a santificare e a salvare tutti gli uomini, ad escludere il peccato e ad impedire la dannazione. Q
uesta volontà è EFFICACE.
VOLONTÀ CONSEGUENTE,finale e decisiva, risulta dal conflitto di tutte le volontà antecedenti, tanto di quelle che tendono verso il bene, quanto di quelle che respingono il male e dal concorso di tutte queste volontà particolari deriva la VOLONTÀ TOTALE. Da tutto ciò consegue che Dio vuole antecedentemente il bene e conseguentemente il meglio, come fine.
il MALE MORALE oltre ad essere necessario perchè conseguenza del male metafisico e perchè senza di esso non vi sarebbe il bene morale: infatti il peccato non è che la percezione confusa ed oscura, come il bene morale consiste nella percezione chiara e distinta, per cui il primo è condizione indispensabile per l’affermazione del secondo.
Lo stesso è a dirsi per il MALE FISICO, il quale, oltre a essere necessario perchè conseguenza del male morale e perchè senza di esso non esisterebbe neppure il piacere, che consiste appunto nello sforzo per uscire dal dolore.
D’altronde, a conclusione generale, Leibniz afferma che, se il male nella sua triplice forma è necessario, esso, esistendo nel migliore dei mondi possibili, è quasi trascurabile rispetto al bene: tutto sta a badare al tutto e non alle singole parti.

LOGICA

Logica capace di essere universalmente valida . l’operazione logica (basata su una caratteristica universale, presupposto di un linguaggio universale) si presenterebbe così come calcolo e diventerebbe capace di sanare ogni tipo di controversia, anche di ordine politico e religioso; sicché la logica costituisce per L. uno strumento essenziale per perseguire piani di pacificazione e unificazione politica e religiosa. Principi logici cardinali, per L., sono: il principio di identità, fondamento della verità di ragione, indipendente dall’esperienza (come i teoremi matematici), il cui opposto è falso; il principio di ragion sufficiente, per cui «di ogni verità si può rendere ragione» e che ci introduce nell’ambito delle verità di fatto delle quali da un punto di vista umano non si può dichiarare falso l’apporto, rientrando nell’ambito del contingente (ma contingenti non sono per Dio, che dalla nozione individuale di ogni sostanza deduce tutti i suoi attributi).
Le verità dell’intelletto si fondano a loro volta su due grandi principi: di contraddizione e di ragione sufficiente.
Il primo governa le cosiddette verità di ragione, che hanno carattere universale e necessari, . Sono verità infallibili, e seguono il principio di identità e di non contraddizione. Tuttavia non dicono nulla riguardo la realtà esistente. Sono innate, e quindi non sono chiare e distinte, sono principi primi e quindi non derivano dall’esperienza.
Il secondo (che si potrebbe definire anche criterio del meglio) governa le cosiddette verità di fatto, riguardano la realtà effettiva e non seguono il principio di non contraddizione, ovvero il loro contrario è possibile. Seguono però il principio di ragione sufficiente, il quale afferma che nulla si verifica senza che sia possibile fornire una ragione che basti a spiegare perché è così e non in altro modo.

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