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Hegel - Vita e opere principali

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ROMANTICISMO TEDESCO - Nel XIX secolo c’erano numerosi movimenti romantici (filosofici, letterari, artistici) in tutta Europa, ma la Germania era il baricentro della filosofia. Romanticismo in Germania:
• SPIRITUALITÀ DELLA NATURA - sia come specchio della spiritualità umana, sia come totalità all’interno della quale l’uomo si colloca (ritorno al panismo);
• ASSOLUTO - l’uomo si colloca al suo interno come spiritualità cosciente;
• RIVALUTAZIONE del SENTIMENTO e di tutte le dimensioni a-razionali che l’illuminismo aveva posto in secondo piano: il Romanticismo scopre nell’uomo una realtà psicologica complessa, che esalta l’individualità, ma che lega l’individuo al popolo a cui appartiene per mezzo di valori comuni;
• REAZIONE al PREDOMINIO della RAGIONE ILLUMINISTA - CENTRALITÀ del SENTIMENTO;

• TENSIONE all’INFINITO (o “ASSOLUTO”) - l’individuo si sente parte di una totalità, ma non riesce a raggiungerla né a capirne il significato.
→ ASSOLUTO (da Absolutus, Absolvere = sciolto da ogni legame, non dipende da altro. Solitamente è Dio, per molti romantici è la totalità della natura, per Hegel è il reale inteso come processo). Il rapporto con l’assoluto non si può attingere con l’intelletto, ma con l’intuizione estetica: l’arte è la via privilegiata - la musica è l’ambito conoscitivo per eccellenza.
→ SEHNSUCHT (da Sucht = bramosia, e Sehnen= nostalgia) sarebbe il “desiderio di desiderio”, la tensione verso qualcosa che non potrà mai essere raggiunta perché oltre le possibilità umane, ma non per questo meno desiderata - nostalgia dell’infinito;
• TITANISMO - è una ribellione contro i limiti del finito, un desiderio di superarli (→ dèi titani greci)
• STREBEN - è la tensione a oltrepassare i propri limiti, è inesauribile, perché l’uomo non raggiunge mai il proprio scopo, ma è un atteggiamento positivo, perché eleva l’uomo sul piano morale;
• ORGANICISMO - concezione che intende l’universo come un unico organismo dotato di vitalità e ordinato in senso teleologico. Era già presente nel Timeo platonico (Demiurgo = dio architetto)
→ priorità del tutto sulle parti (dagli autori Goethe e Schelling).
• IDEALISMO (Kant è criticista, Hegel è idealista) - negli ultimi decenni del ‘700 la filosofia di Kant venne analizzata in dibattiti, e ne emerse che le prospettive aperte da Kant sarebbero state compromesse dall’irrisolto dualismo fenomeno-noumeno: successivamente si negherà il noumeno con Maimon e Fichte, ponendo le basi per l’idealismo (sviluppo della realtà sulla base di un’idea).

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 1770 - Berlino, 1831)

Studi sul Cristianesimo → i primi scritti di Hegel sono prevalentemente di argomento religioso.

RELIGIONE - Hegel vede nel Cristianesimo una religione positiva (formalizzata, istituzionalizzata, tradotta in dogmi e precetti), ma dopo lo scritto • La vita di Gesù (1795) critica questa positività, poiché essa implica anche che ci sia dogmaticità, trascendenza, accettazione non fondata sulla ragione. Ma la religione positiva è anche un’alienazione, scissione dell’uomo da se stesso: l’universale separato dall’individuale (Padre → unità, Figlio → scissione, Spirito Santo → riconciliazione - amore).
FINITO/INFINITO - L’individuo non ha valore se resta isolato e chiuso, perché la parte si risolve nel tutto. Il nesso finito/infinito è caratterizzato dal processo negazione→superamento→riaffermazione. La scissione dunque è fondamentale, così crea realtà positive separate e individuali, che poi si superano e si riconciliano nell’universale.
Ne • Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino (1798) dice che la religiosità ebraica è una scissione dell’uomo dalla natura e da se stesso, ma nel Cristianesimo, Cristo riconcilia l’universale con il singolo mediante lo strumento dell’amore (conferma la visione romantica di Hegel).

Hegel non considera mai le cose come sono, ma nel loro processo, nella loro storicità.
DIVENIRE e STORICITÀ - tutto ciò che esiste è il risultato di un lungo processo, comprese le civiltà.

CONFRONTO con le altre filosofie - Hegel dice che l’Assoluto va concepito (non intuito) come una razionalità da cogliere nell’esistente. Critica Schelling, perché lui si illudeva di poter cogliere l’Assoluto con l’intuizione. Hegel usa la metafora de La notte in cui tutte le mucche sono nere per
indicare che l’Assoluto non è qualcosa di unito e indifferenziato, ma è il risultato di un processo.
Hegel è romantico, ma si distacca dagli altri romantici. È idealista, ma si differenzia poiché introduce un’integrità storica che altri idealisti non hanno.

CARATTERI (o “PRESUPPOSTI”) della FILOSOFIA HEGELIANA
• TUTTO CIÒ CHE È REALE È RAZIONALE - (è “ragionabile”, può essere oggetto di riflessione)
- Nottola (civetta) di Minerva: il compito della filosofia è descrivere dei processi secondo i quali il mondo si evolve. Questo però avviene alla fine di tali processi, proprio come la civetta, che esce dopo il tramonto. La filosofia ha anche il compito di eliminare ciò che sembra causale per riportarlo a un progetto complessivo. Hegel ripercorre tutti gli aspetti della vita sociale, della natura, della storia, dell’arte, della religione, inquadrandoli in un sistema dove ognuno è al proprio posto.

• DIALETTICA - funziona sempre per TESI → ANTITESI → SINTESI → TESI (metodo con cui Hegel interpreta lo sviluppo del reale - non c’è tesi, o affermazione, senza negazione).
- Bocciolo: la verità appare alla fine del processo. Bocciolo = tesi, fiore = antitesi, frutto = sintesi.

IL VERO È L’INTERO - poiché tutto è da ricondurre all’universale, non si può capire davvero un singolo momento se questo è isolato, bisogna prima ricollegarlo al tutto con processualità (nulla è dato per sempre, tutto è il risultato di un processo storico).

LA SOSTANZA È SOGGETTO - significa che se ne sottolinea la processualità e lo sviluppo. Non è più il fondamento dell’essere e della continuità, ma si identifica con il cambiamento, volto alla realizzazione, al completamento di sé (divenir se stesso).

Ci sono visioni del mondo (Platonismo, Cristianesimo…) che privilegiano l’aspetto ideale su quello materiale, e attribuiscono carattere spirituale alla realtà “vera”. L’io e lo spirito sono il principio unico di tutto, non c’è niente fuori di essi.
L’ • IDEALISMO di Hegel dice che il mondo è la manifestazione di un’infinita ragione, che abita in ogni momento della vita e della storia, facendo sì che la realtà sia sempre razionalità e perfezione
→ l’uomo non può peggiorare, c’è uno sviluppo e un progresso.

FENOMENOLOGIA (da Phainòmenon) è una scienza che si occupa di ciò che appare, che si manifesta.
LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO - è un’opera di Hegel che studia le manifestazioni dello spirito nel suo processo storico. Quest’opera è un romanzo sul viaggio della coscienza, dalla conoscenza comune a quella filosofica (dove capirà di essere parte del movimento universale dello Spirito).
Lo SPIRITO si manifesta sempre in 3 forme: COSCIENZA, AUTOCOSCIENZA e RAGIONE (anche definiti tre “momenti” della fenomenologia).

Alla • COSCIENZA lo Spirito si manifesta prima come SENSIBILITÀ, perché interagiamo con il mondo mediante le sensazioni - dunque il primo è un punto di vista empirico, che dà fiducia all’esperienza. Però le sensazioni sono illusorie, perché non sempre le cose sono così come le vediamo (es: ramo che nell’acqua SEMBRA spezzato - in realtà è rifratto). A questo punto interviene la PERCEZIONE (l’attività dell’Io nella sensazione, non è più così immediata). È un livello intermedio, che cerca di cogliere le strutture stabili dell’esperienza, oltre le illusioni, ma non sa ancora unire natura e spirito insieme. La percezione è dunque una elaborazione della sensazione, avvenuta mediante l’INTELLETTO. Qui Hegel è d’accordo con Kant: l’intelletto fornisce categorie che ci permettono di distanziarci dalle sensazioni.

Tutto ciò però viene superato dall’altra forma, l’• AUTOCOSCIENZA - è una rappresentazione dell’Io, una riflessione su di sé, che consente all’intelletto di costruire i suoi giudizi (es: il ramo immerso nell’acqua è intero → la copula “è” è il carattere chiave di questo giudizio, che ha origine nell’autocoscienza, che unisce il soggetto - remo - al predicato).

SIGNORIA e SERVITÙ - Momento dell’autocoscienza è il riconoscimento di sé come individuo. Questo presuppone che ci sia una separazione dagli altri, da altre autocoscienze. Ci sono due coscienze in lotta, una che rischia la vita e ritorna a sé come autocoscienza (il signore) e una che non rischia, ma
resta al livello di naturalità (il servo). Per il signore il servo è uno strumento mediante il quale agire sulle cose, non è una coscienza nella quale riconoscersi. Il signore, mediante l’accettazione della morte (autocoscienza che rischia la vita ↑) è pervenuto all’autocoscienza, ma è immediata, non è completa, perché fine a se stessa (manca di oggettivazione, perché non è oggetto del servo). Il servo invece percepisce nel signore un’autocoscienza, e dunque può completarsi e risultare superiore. L’affrancamento (o emancipazione) del servo avviene tramite il lavoro: questo è una forma di espressione di sé, lavorando il servo acquisisce autonomia, mentre il padrone, oziando, perde la propria. Alla lunga il padrone viene a dipendere dal proprio servo, il quale diventerà sempre più indispensabile, fino al punto in cui il padrone sarà servo del suo servo, mentre questo sarà il padrone del suo padrone (si capovolge il rapporto originario).

In Hegel ogni cosa nasce da una lotta, proprio come quella fra le due coscienze di servo e padrone. Ma se c’è una contrapposizione, ci sono già (implicite) le premesse per ricomporre ciò che si scinderà nella lotta. Nella lotta tra ego e alter ego ad esempio, il superamento (riunione) avviene in 2 fasi:
1) Prima uno dei due supera l’altro; 2) Poi tutto si ricompone ad un livello più alto. Il cambiamento secondo Hegel conduce all’immobilità, e implica che ci sia un’autocoscienza che abbia il coraggio di rischiare e di mettersi in gioco, come quella del signore (anche se poi chi ci guadagna è l’altra).

STOICISMO e SCETTICISMO - il rapporto tra signoria e servitù ha messo in evidenza la dipendenza (mancanza di libertà). La coscienza che tramite il lavoro è giunta ad ottenere una propria autonomia è identificata con lo STOICISMO (indifferenza dal mondo, vive nel proprio pensiero). Lo SCETTICISMO invece sospende il proprio giudizio su ogni cosa, ma è sempre contradditorio: nega la funzione dei sensi, ma si attiene alle sensazioni; nega la validità dell’etica, ma vive in base a criteri. La coscienza scettica dunque è duplice, bipolare: si muove fra dimensione divina e umana. Ciò dimostra che la coscienza del servo, che si era resa autonoma dal padrone, giunge a una nuova contraddizione, quella tra la condizione precaria dell’uomo e quella assoluta di Dio. Storicamente si può intendere questa contrapposizione risolversi nell’affermazione del Cristianesimo medievale.

COSCIENZA INFELICE - ad essa il mutevole appare come vanità e dolore. Non riesce a raggiungere la piena immutabilità. Dopo essersi sforzata per elevarsi, spesso viene rigettata nel mondo del mutevole. Di conseguenza, continua la sua infelicità, provocata dall’allontanamento dall’eterno.
INFELICITÀ DOPPIA - dal suo polo mutevole sente nostalgia per il polo eterno;
- dal suo polo mutevole svaluta e vanifica la sua vita mutevole.
La coscienza infelice rappresenta la figura più alta dell’autocoscienza, ma viene a sua volta superata dalla ragione (contrario della coscienza infelice).

Riassunto della Fenomenologia dello Spirito:
Lo sviluppo del’umanità parte dalla COSCIENZA (sensibilità → percezione → intelletto)
→ passa attraverso l’AUTOCOSCIENZA (signoria e servitù → libertà - indipendenza)
→ stoicismo, scetticismo, coscienza infelice
→ e si completa nella RAGIONE (Spirito)
→ ragione osservativa, ragione che agisce, individualità reale in sé e per sé

Nella coscienza infelice si riscontrava il problematico rapporto finito/infinito, tipicamente Romantico, ma associabile anche al Cristianesimo. Quest’ultimo è prima di tutto una separazione, fra Dio e uomo, per insufficienza dell’uomo, ma presenta una speranza di riconciliazione fra Dio e la coscienza. L’incarnazione (Dio divenuto uomo) non è però sufficiente, non si supera la scissione, perché Cristo, pur diventando uomo, ha un’individualità distinta dalla coscienza. La riconciliazione prevede che la coscienza stessa diventi Spirito, ma ciò non può avvenire mediante la discesa di qualcosa (o meglio qualcuno) che è in trasmutabile nel finito - dovrebbe essere il contrario, ovvero il finito che si innalza e si fa Spirito. Generalizzando alla religione, questa appare come un’alienazione immutabile, una scissione dolorosa tra particolare e universale.
• RAGIONE - è il tentativo della coscienza di imporre la propria moralità al mondo, ma è un tentativo destinato a naufragare (la moralità si fa mondo solo come Spirito, incarnandosi in storia e istituzioni).
Per Hegel conoscere la totalità è una base per qualsiasi tipo di conoscenza (il vero è l’intero).

La RAGIONE OSSERVATIVA cerca continuamente l’universale nelle cose, quindi in realtà cerca se stessa: dapprima cerca di farlo mediante classificazione, ma siccome questa non fornisce rapporti, interviene la legge, basata su esperimenti. Poiché la ragione osservativa si pone come qualcosa di distinto da mondo, si passa alla RAGIONE ATTIVA, perché deve realizzarsi un’unità fra coscienza e mondo. Punto di arrivo della ragione attiva è la costruzione di una comunità etica. La ragione attiva dice che ogni iniziativa scaturita da singole coscienze è destinata a fallire.
→ piacere e necessità; legge del cuore e delirio della presunzione; virtù e corso del mondo.
La ragione si fa dunque esaminatrice di leggi, per verificarne l’universalità e la non-contraddittorietà. Elevandosi al di sopra di esse, può accettarle, come rifiutarle. La legge etica è nella storia e nello stato, la legge morale è nel diritto (positiva, non del legislatore, ma della storia).

SECONDA PARTE della FENOMENOLOGIA - Hegel tratteggia il percorso dell’individuo che, consapevole che la realtà è un prodotto dell’uomo, ripercorre la storia dell’umanità e delle istituzioni in cui è incarnato lo Spirito (chiamato qui oggettivo) fino a giungere allo Spirito assoluto, quello che conosce se stesso.
ENCICLOPEDIA delle SCIENZE FILOSOFICHE
SISTEMA HEGELIANO - Hegel considera la filosofia come un sistema. L’Assoluto ha sviluppo dialettico, e suoi 3 momenti sono la logica (idea in-sé), la natura (idea per-sé) e lo Spirito (idea in-sé e per-sé).
IN-SÉ - la cosa com’è in sé, non come appare, ma com’è veramente (obbedisce al principio d’identità)
PER-SÉ - l’autocoscienza, l’essere divenuto consapevole di se stesso
IN-SÉ e PER-SÉ - è lo Spirito, razionalità autocosciente

La FILOSOFIA dello SPIRITO (3° momento)
Lo Spirito è l’idea che, dopo essersi estraniata da sé nel mondo naturale, ritorna a se stessa. La sua essenza è la libertà, e il suo sviluppo si realizza in 3 momenti: spirito soggettivo, oggettivo e assoluto.

• SPIRITO SOGGETTIVO - è uno spirito finito, individuale, caratterizzato da inadeguatezza tra concetto e realtà. È coscienza che, riflettendo su se stessa, si pone come autocoscienza; dall’immediata certezza che ha di se stessa, passa all’autocoscienza universale, cioè la ragione.
• SPIRITO OGGETTIVO - è la realizzazione dello spirito nella storia, in situazioni storiche determinate.
3 momenti: DIRITTO → stabilisce un ambito, esterno all’individuo e indipendente dalla sua volontà, in cui deve svilupparsi l’azione del singolo;
MORALITÀ → è l’interiorizzazione del diritto, che supera la coercitività della legge all’esigenza di una libera realizzazione dell’individuo;
ETICITÀ → l’idea acquisisce un’esistenza storica, incarnandosi nelle istituzioni sociali di famiglia, società civile e Stato (è la realizzazione della moralità a livello storico).
Nello STATO si sintetizzano moralità ed eticità, poiché anche l’eticità diviene dimensione interiore dei singoli, tra i quali c’è conseguentemente un’unione profonda. L’individuo è un elemento parziale, limitato, che fa parte dello Stato ed è subordinato ad esso.
• SPIRITO ASSOLUTO - è l’idea che, dopo essersi realizzata nella storia, diviene consapevole della propria realizzazione e della spiritualità del reale; si può definire come SPIRITO dei POPOLI, che si auto-manifesta e si comprende nella sua spiritualità. Si manifesta 3 forme: arte, religione e filosofia.
ARTE - arriva a conoscere l’Assoluto con l’intuizione sensibile;
È la fusione tra soggetto e oggetto, tra spirito e natura (es: statua greca → natura spiritualizzata o spirito naturalizzato).
RELIGIONE - interiorità della coscienza di fronte all’assoluto;
L’inadeguatezza dei modi in cui si rappresentano i modi di arte e religione sfocia nella
FILOSOFIA - conoscere l’Assoluto nella forma del vero concetto - momento culmine dell’Assoluto.

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