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Fenomenologia dello spirito


La fenomenologia (dal greco “fainòmenon”= fenomeno, apparenza e “logos”= discorso) indica in Hegel la scienza di ciò che appare. Nella filosofia hegeliana la fenomenologia dello spirito consiste nel pervenire dello spirito alla consapevolezza di essere tutta la realtà (l’Assoluto), ovvero nell’apparizione dello spirito a sé stesso, compiendo un “viaggio” attraverso la coscienza umana. La coscienza (tesi), attraverso un processo dialettico triatico, si determina nel mondo, diventando autocoscienza (antitesi) e acquisendo poi la consapevolezza di essere ragione (sintesi), la quale diventa spirito che si muove nel mondo (ovvero una ragione dialettica che non è una ragione che si isola dal mondo o che si limita ad osservarlo, ma è una ragione attiva, che agisce nel mondo). La prima parte della fenomenologia dello spirito si divide in tre momenti: coscienza (tesi), autocoscienza (antitesi) e ragione (sintesi).
La coscienza è dunque un elemento fondante della filosofia hegeliana; la stessa cosa accadeva nella filosofia di Fichte, poiché, per il filosofo, l’Io (che rappresenta il conscio) acquisisce la ragione del suo stesso essere confrontandosi con il Non-Io (che rappresenta l’inconscio).
Inoltre, anche nella filosofia di Schelling conscio e inconscio non sono due dimensioni completamente separate, ma rappresentano i due poli dialettici di una stessa realtà.
La seconda parte della Fenomenologia dello spirito comprende tre sezioni (spirito, religione e sapere assoluto) che, per certi versi, anticipano la filosofia dello spirito e la filosofia della storia di Hegel.
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