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Galileo Galilei


Galileo Galilei visse nel periodo del Barocco; egli era un matematico, fondatore della prosa scientifica, nelle sue opere utilizza uno stile semplice (in volgare), per divulgare le conoscenze scientifiche a tutte le persone. Egli fa sue alcune teorie copernicane e di Keplero, con alcune differenze (Galileo sosteneva che le orbite fossero perfette ossia circolari, e non ellittiche). Egli sosteneva che se i pianeti seguissero delle orbite ellittiche, finirebbero per allontanarsi e perdersi. Egli è anche un epistemologo (l’epistemologia è la filosofia della scienza, la disciplina che si occupa dei fondamenti e dei metodi delle diverse discipline scientifiche); i suoi studi portarono ad una vera e propria rivoluzione. Nel suo famoso “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” (aristotelico-tolemaico e copernicano) egli fa parlare Simplicio (il nome non è a caso, infatti le sue teorie sono semplici e ormai superate) come portavoce delle teorie aristotelico-tolemaiche (e quindi del geocentrismo), Salviati come portavoce delle teorie copernicane, Sagredo è invece lo spettatore neutrale (anche se si comprende che sia dalla parte di Salviati. L’uso del dialogo fa emergere le teorie, lasciando al lettore la scelta di quella più congeniale. Dal passo della Bibbia nel quale Giosuè disse “Fermati, o sole” si pensava che la terra fosse ferma; gli uomini del Medioevo si basavano su questo principio (di auctoritas, ossia che non poteva essere messo in discussione). Fino a Galileo questo principio non poté essere messo in discussione, come quello dell’ipse dixit (espressione utilizzata facendo riferimento ad Aristotele, in quanto le sue teorie non potevano essere messe in discussione). Giordano Bruno fu arso vivo (in Campo dei Fiori), per essere andato contro il principio di auctoritas, ipotizzando l’infinitezza dell’universo. Galileo, quando pubblicò il suo dialogo, fu processato (egli era già stato avvisato dalla Chiesa per le sue opere precedenti), costretto ad abiurare (ritrattare le sue idee e dichiararle false) e condannato agli arresti domiciliari (ormai egli era vecchio) con controlli continui; egli comunque continuò a scrivere opere che si divulgarono in Inghilterra (i suoi studi furono continuati da Newton). Bertol Brecht, un drammaturgo tedesco del Novecento, scrisse la “Vita di Galileo”, una ricostruzione biografica nella quale si immagina gli ultimi mesi di vita di Galilei, con il processo e le varie peripezie legate ad esso. Alla fine dell’opera si dice che i tempi e le condizioni storico-politiche impediscano ai grandi di potersi realizzare. Lo stesso Brecht fu costretto a fuggire in America durante la Seconda Guerra Mondiale. I grandi non possono vivere in epoche di dittatori; quindi Galileo non poté essere un eroe classico, ma è un eroe moderno, che non trova le condizioni per dare vita al loro eroismo (Pirandello). Gli eroi fanno paura ai regimi, quindi sono costretti al silenzio o alla fuga. L’allievo di Galileo, quando sentì le campane della fine del processo, deluso va incontro al maestro e dice: “Sventurata la terra che non ha eroi”, e Galileo rispose. “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, perché gli eroi ci sono, ma non hanno possibilità di manifestarsi. La Chiesa sapeva che Galileo avesse ragione, ma si rifiutarono però di guardare l’evidenza dei fatti, invitandolo alla prudenza.
Galileo nacque nel 1564 a Pisa e venne indirizzato dal padre a studiare medicina, ma la sua vocazione era la matematica. A Padova iniziò a insegnare e poi iniziò i suoi studi sulla caduta dei corpi, dando origine al metodo scientifico. Così come fece Machiavelli con la politica, anche Galilei separò la scienza dalla teologia (per questo è detto il fondatore della scienza moderna). Andando il Olanda (1610) egli scoprì il cannocchiale e lo portò in Italia, lo mise a punto e lo puntò verso il cielo: vide la superficie irregolare della Luna, la Via Lattea (costituita da un ammasso di stelle), i satelliti di Giove (Medicei, da Cosimo II, signore di Firenze), gli anelli di Saturno e scoprì le fasi di Venere, che per lui furono la dimostrazione che anche la Terra girasse intorno al sole (come diceva Copernico). Il metodo di osservazione galileiana metteva in discussione il sillogismo aristotelico. Galileo non criticava Aristotele, ma bensì gli aristotelici, perché afferma che le sue scoperte fossero giuste per il periodo in cui egli visse. Egli inoltre separa il mondo naturale dal principio di auctoritas (e quindi il mondo di carta). Egli sosteneva che Dio non avesse una collocazione fisica, perché non era di sua competenza. Viene ribadita inoltre l’importanza dell’osservazione da cui nasce il metodo galileiano, che si divide in 4 passaggi: (1) osservazione del fenomeno, (2) formulazione dell’ipotesi della legge, (3) fase di sperimentazione/6verifica della legge e (4) accettazione/confermazione della legge. Il tutto dev’essere prodotto da sensate esperienze, che poi dovevano essere anche dimostrate con il calcolo matematico. Per Galileo la natura è come un grande libro scritto in caratteri matematici; inoltre egli compie anche un’altra osservazione importante: grazie al cannocchiale capisce che i corpi celesti subiscono un mutamento e sono in un processo di continua mobilità (smentisce la teoria dell’immutabilità dei corpi celesti di Aristotele, sostenendo anche che se la terra fosse immobile sarebbe come il corpo di un animale morto.
Un’altra opera importante di Galileo è il “Sidereus Nuncius”, dove espone le sue osservazioni sul cannocchiale. Nel “Saggiatore” si parla della natura delle comete (il saggiatore è una bilancia di precisione); è un’opera polemica contro Orazio Grossi, che scrisse la “Libbra”. In quell’anno Galileo aveva affermato che le comete fossero illusioni ottiche (al contrario di quello che diceva Grossi); nel Saggiatore si parla anche del metodo scientifico, utilizzando anche degli esempi. Il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” è diviso in 4 giornate: la prima, dinamica, nel quale si parla del movimento dei corpi, la seconda nella quale si espone il moto della Terra, nella terza il moto annuo della Terra e nella quarta le maree (fenomeni di alta e bassa marea), considerate da lui legate ai moti della Terra. Dopo l’abiura egli scrisse altre opere, tra cui i “Discorsi e le dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze”, che parla della dinamica. Muore nel 1642.

La favola dei suoni

Questo testo proviene dal “Saggiatore”, scritta successivamente al “Sidereus Nuncius”, dopo il perfezionamento del cannocchiale. Egli, con questo libro, rispose alla “Libbra” di Orazio Grossi. Si spiega come sia difficile la strada degli scienziati. Egli fa uso di una favola, con l’inserzione di dialoghi e con un linguaggio semplice, principalmente per farla capire a tutti. In un luogo nacque un giovane solitario, ma dall’ingegno brillantissimo. Possedeva degli uccelli che emettevano dei bellissimi suoni; un giorno passò un pastorello che, soffiando su di un flauto, produsse dei suoni simili a quelli degli uccelli. Il ragazzo aveva così scoperto che quel suono non si poteva produrre solo dall’uccello; quindi diede al pastore addirittura una mucca in cambio del flauto. Così si animo nel ragazzo la voglia di andare in giro a scoprire di più sui suoni. Passando vicino ad una capanna, sentì un suono, entrò e vide che un fanciullo stava suonando uno strumento simile ad un violino, scoprendo così che il suono non si poteva produrre solo con il fiato. Il ragazzo entrò poi in una chiesa, e come aprì la porta sentì i cardini della porta emettere un bel suono, e scoprì poi che si poteva produrre un suono simile facendo scivolare le dita sui bordi dei bicchieri. Il ragazzo osservò poi che gli insetti producevano suoni con il battere delle ali, arrivando poi a non avere più la sicurezza dell’origine del suono. Quando aveva creduto di aver visto tutti i modi di produrre un suono e le possibili combinazioni per la formazione di esso, trovò una cicala; non riuscendo a capire come essa producesse il suono, le bloccò le ali, le chiuse la bocca e in seguito sollevò la cassa toracica, rompendole le cartilagini, arrivando fino a infilzarla, facendola smettere di cantare. Dopo quell’esperienza il ragazzo arrivò ad avere una grande diffidenza nei confronti dell’origine dei suoni; infatti quando gli veniva rivolta la domanda “In che modo si originano i suoni?” egli rispondeva sempre di conoscerne alcuni, ma probabilmente ne esistevano altri. Da qui si capisce quanto sia grande la natura, e quanto sia difficile conoscerla tutta. Galileo sosteneva che la natura si manifestasse all’uomo in modi inimmaginabili e così come non è stato possibile capire come le cicale producessero il suono, allo stesso modo Galileo non è sicuro sull’origine delle comete, che sono molto lontane.
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