pexolo di pexolo
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Non riusciamo a renderci conto dei moti della Terra perché siamo solidali al mondo terrestre e tutto viene trasportato di conserva con questo mondo; per questo, tutto quanto avviene in una Terra che si muove si comporta allo stesso modo che se accedesse in una Terra ferma. Per dare una dimostrazione di questo Galilei, richiamandosi a Bruno, ricorre all'esempio del grande naviglio: se vi chiudete sotto coperta e osservate una goccia d’acqua che cade dall'alto in un fiasco dal collo ristretto, mentre la nave procede a buona velocità e senza scosse la goccia continuerà a cadere sempre all'interno del collo stretto del fiasco, come se la nave fosse ferma. Per questo, se una persona compisse degli esperimenti meccanici all'interno di questa nave non potrebbe dire, in base a quegli esperimenti, se la nave è in moto o in quiete: per stabilirlo non sono sufficienti gli esperimenti meccanici eseguiti sotto coperta quando la nave è in moto uniforme, ma si deve prendere un altro punto di riferimento in rapporto al quale è possibile stabilire se la nave è in moto o in quiete. Questo principio serve, in prima battuta, a giustificare il fatto che non ci rendiamo conto dei moti terrestri. Lasciando cadere una sfera di piombo dall'alto dell’albero maestro di una nave che solca il mare, essa tocca la nave ai piedi dell’albero maestro e non spostata verso poppa, perché mentre è in caduta libera la sfera conserva lo stato di moto della nave: ha in realtà due moti, uno inerziale per cui procede secondo il moto della nave, nella sua stessa direzione, e l’altro di caduta, che la spinge a cadere verso il basso (principio di composizione dei moti). In un sistema inerziale, i risultati degli esperimenti meccanici non sono in grado di dire se il sistema è in quiete o in moto rettilineo uniforme.

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