Ominide 3880 punti

Il principio dell’imitazione

La lezione degli antichi va studiata e imitata sia nel suo aspetto morale che in quello formale, ma il principio dell’imitazione, determina posizioni diverse sul finire del secondo tra coloro che ritengono di doversi attenere sia nello stile che nei contenuti ai classici e fra quanti reputano essenziale invece la loro originale rielaborazione (come Angelo Poliziano). Il principio di imitazione agisce innanzi tutto sulla scelta del latino come lingua per eccellenza della letteratura: non solo per le trattatistica ma anche nelle opere letterarie. L’unica lingua degna di essere assunta come modello ideale è il latino dell’epoca classica. Tale scelta si rivela però antiquata, risulta impossibile rinnegare una precedente e consolidata tradizione letteraria in volgare di cui Dante e Petrarca costituivano ormai modello, tanto che nel 1441 Leon Battista Alberti organizzava il “certame coronario”, una gara di poesia in volgare. Tale iniziativa rivela una tendenza di rivalutazione della lingua volgare

Marsilio Ficino

Marsilio Ficino è considerato come il massimo esponente del neoplatonismo quattrocentesco. Dopo aver compiuto i primi studi di grammatica e di filosofia a Firenze, divenne amico di Cosimo de Medici. Fra le moltissime opere realizzate va segnalata la traduzione del Corpus hermeticum. Ficino scrisse inoltre il Commentrium in Convivium che è una delle espressioni più significative della trattatistica d’amore del periodo quattro -cinquecentesco. La Theologia platonica appartenente al genere del “trattato filosofico condensa tutta la riflessione filosofica dell’autore affermando la tesi della posizione centrale dell’anima umana, immortale come ogni specie di anima: in virtù di tale posizione l’uomo può ascendere verso Dio o precipitare al livello delle bestie. La Theologia platonica si compone di 18 libri, nei quali è possibile distinguere quattro sezioni. La prima affronta il tema dei gradi dell’essere che sono al di sopra dell’uomo. La seconda afferma l’immortalità dell’anima in generale e di quella umana in particolare, la sua indivisibilità dal corpo. La terza comprende la serie di “segni” dell’immortalità dell’anima, tendendo conto della sua tendenza a imitare Dio. La quarta e ultima confuta le tesi in relazione all’immortalità dell’anima esposte dalle varie scuole della tradizione filosofica.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email