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Marsilio Ficino, da un lato il primo grande traduttore della tradizione platonica, dall’altro un convertitore del pensiero pagani in cristiano. Il padre lo educa alla cultura medica, ma riceve anche una cultura umanista incentivata da Lorenzo de Medici, presso il quale diventerà filosofo di corte. Il suo pensiero (e non solo) si svolge su tre questioni: preoccupazione per la salvezza eterna dell’anima, proccupazione umanistica di riuscire a porsi nella condizione di leggere i testi dell’antichità, medicina. Nasce una sorta di dicotomia alla luce della quale tutta la tradizione pagana della speculazione filosofica viene riletta come anticipazione inconscia della verità che si sarebbe manifestata compiutamente nel cristianesimo. Guidato da questo principio ermeneutico, Ficino ricerca sempre l’allegoria e il simbolo in tutto ciò che nella tradizione pagana non corrisponde strettamente con il messaggio cristiano. Filosofia pagana “pia” nel suo contenuto essenziale, con poi la filosofia “docta”, il pensiero religioso che rivendica validità intellettuale, non dogmatismo ma validità razionale. La conoscenza è quindi ascensione a Dio. Ficino si fonda su un’impostazione cosmologica plotiniana, da lui divisa in cinque sfere tenute insieme dall’elemento centrale dell’anima mundi. Centralità dell’anima che si traduce in centralità dell’uomo, ponte comunicativo tra la qualità infima della materia e realtà celeste divina. Il rapporto tra micro e macrocosmo si fonda sul postulato etico che l’uomo può essere un riflesso di Dio solo nella misura in cui Dio vuole riconoscersi nella creatura che ha impostato. L’uomo è al centro del mondo perché Dio ce lo ha voluto mettere, perché lo ama come creatura: uomo che si riconosce in questa centralità in quanto a sua volta messo nella situazione di poter amare la divinità. Si dà forzatura ermeneutica al principio platonico di filosofia come amore per la conoscenza: il filosofo è ignorante rispetto a Dio, ma al confronto con le bestie è consapevole della propria ignoranza. Solo l’uomo può amare la verità, perché non la possiede, quindi la sua ricerca è continua, per amore erotico. Amore che deriva dall’imperfezione. Ma in Platone la divinità, in quanto perfetta, non può amare. Ficino dunque interpreta tutto ciò in termini cristiani, con la corrispondenza di amore tra uomo e divinità che diventa senso di perfezione. Se tutto l’universo è costituito da sostanze posta da Dio come segni interpretabili, l’astrologia diventa fondamentale, per poter costruire col nostro libero arbitrio un destino che sia veramente nostro.

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