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Processo dialettico (Fichte)


In Fichte il processo dialettico si sviluppa in modo lineare; parte cioè da un’affermazione per poi passare ad una negazione fino ad arrivare ad una sintesi, ovvero ad una ricomposizione di quello che in precedenza era diviso.

1)Tesi:

La tesi è rappresentata dall’Io ed è il momento dell’affermazione; rappresenta quindi il positivo ed è il porsi di una realtà che si dà (la parola tesi deriva dal verbo greco titemi, ovvero “porre”). Essendo carico di essere, l’Io non può rimanere contratto in sé e deve negarsi. L’Io è quindi un’attività, dentro cui troviamo tutte le determinazioni empiriche che riguardano i singoli io soggettivi.

2)Antitesi:

L’antitesi è rappresentata dal Non-Io ed è il momento della negazione; rappresenta quindi il negativo. Il Non-Io non è una negazione dell’Io, ma è l’affermazione di una realtà diversa che si contrappone all’Io. Il Non-Io, infatti, è tutto ciò che si contrappone all’Io: il mondo, la natura, gli altri. IL Non-io rappresenta dunque un limite per l’Io, ma anche un’opportunità per il riconoscimento della sua stessa essenza.

3)Sintesi

La sintesi consiste nella limitazione reciproca (Io/Non-Io); l’Io deve trovare un riconoscimento nel Non-Io. Dunque in Fichte si può riconoscere il senso della soggettività quando essa trova nell’opposto il limite per l’affermazione del suo essere sé. La sintesi porta cioè a riconoscere che l’Io si deve limitare naturalmente poiché la sua azione nel mondo, anche se vuole essere un’azione di spiritualizzazione e miglioramento, non può essere un’azione completa, ovvero un’azione che dialettizza tutto ciò che c’è nel mondo.
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