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Feurbach

Nel “L’essenza del Cristianesimo” del 1841 sostiene che ogni teologia è un’antropologia mascherata, ogni discorso su Dio è fondamentalmente un discorso sull’uomo. Proprio per questo la religione è da una parte vera, perché è una prima inconsapevole forma di autocoscienza dell’uomo, in parte falsa perché nella religione l’uomo proietta una parte di sé al di fuori nella illusoria figura di un Dio personale e trascendente (questa tesi ha radici hegeliane riferite al primo senso del termine alienazione, quello avente come soggetto l’uomo e la sua coscienza nella dimensione di infelicità.)
Alla base di questa tesi Feuerbach pone una propria concezione dell’essenza umana, concepita come duplice:
• essenza di carattere finito, per la quale l’uomo è partecipe di un mondo materiale in cui egli stesso è ente corporeo in relazione ad altri corpi (tesi del materialismo, riprende la sfera della finitezza di Hegel e la critica della ragion pura kantiana con la differenza che nella sua concezione il materialismo è ingenuo .....,in kant il mondo fisico è riportato a dimensioni trascendentali qui assenti)

• essenza di carattere infinito, per la quale l’uomo si manifesta come portatore di un’essenza incorporea, infinita, “divina”. Riconducibile alla sfera della libertà hegeliana,per cui l’uomo è piu’ di relazioni materialmente e materialisticamente spiegabili,le trascende in quanto essere dotato di libertà. Questa essenza si compone di tre forze distinte: ragione, volontà e sentimento, che formano nel loro insieme una “trinità divina” presente nell’individuo eppure in qualche modo a lui superiore.

Questa duplicità porta l’uomo ad essere contraddittorio (eredità kantiana anche se per Kant finito e infinito sono aspetti della vita dello spirito, per Feuerbach dell’essenza dell’uomo). Nella religione l’uomo prende coscienza appunto di questa essenza infinita che lo determina, non di sé in quanto individuo limitato. La religione nasce pertanto dallo squilibrio ontologico tra l’individuo, radicalmente finito, e l’essenza, che è invece infinita, perfetta, divina. La volontà dell’uomo di cogliere questa essenza lo porta a proiettarla fuori di sé come un’entità distinta e indipendente. L’alienazione religiosa è presente dunque anche in Feuerbach in quanto l’uomo con la religione non fa che parlare di se pur non accorgendosene, e questo nasce dall’impossibilità di connettersi altrimenti con la sua essenza infinita. Questa tesi sarà ripresa dalla psicoanalisi di Freud.

L’uomo è portato a concepire il divino di volta in volta seguendo una delle dimensioni dell’essenza infinita:
• divino posto secondo ragione: fa sentire all’uomo la nullità del suo conoscere
• divino posto secondo volontà: fa sentire all’uomo la nullità della sua libertà
• divino posto secondo sentimenti: è l’unico caso di relazione positiva, ne è un esempio il cristianesimo, religione dell’amore, in cui Dio viene incontro all’uomo e non è alterità.

Questa riflessione ha particolari radici storiche. L’uomo non è capace fin da subito di diventare autoconsapevole, specie della sua intima essenza, della sua parte infinita. Ciò può avvenire con un’iniziale proiezione di questa parte di sè in un’alterità: Dio. Ci sono tre dimensioni all’interno delle quali si esprime l’essenza infinita: ragione, volontà e sentimento, che caratterizzano di volta in volta il divino. Ci sono religioni che esaltano più l’aspetto onniscente del divino, o quello onnipotente, o quello misericordioso e amorevole. I primi due aspetti con cui si rappresenta il divino (divino posto secondo ragione, onniscente, e volontà, onnipotente) lo vedono gravare sull’uomo, quello razionale facendo sentire la nullità del suo conoscere, quello della volontà la nullità della sua libertà. Nel terzo caso il divino è concepito sulla base di sentimenti, la religione in grado di dare la forma più completa di questa rappresentazione del divino è il cristianesimo, in cui il divino è mosso da amore per l’uomo. Attraverso ciò l’essenza infinita, parte stessa dell’uomo da lui però ignorata, torna all’uomo. Per questo il cristianesimo è definito religione assoluta, perchè porta alla ricomposizione dell’essenza dell’uomo che altre rappresentazioni religiose non riescono a completare.

Riprende una riflessione hegeliana sul concetto di morte di Dio: Gesù che si fa uomo realizza la congiunzione della coscienza con la sua parte trasmutabile. In Hegel il soggetto del movimento è lo spirito e il movimento è necessario, per ciò la storia risulta simile ad una teodicea. In Feuerbach invece la storia non è dotata della necessità che caratterizza la visione hegeliana e il soggetto del movimento di ricomposizione dell’essenza dell’uomo è l’individuo finito non il divino infinito.

Feuerbach distingue due tipi di cristianesimo:

1. Cristianesimo della fede: si rivolge all’individuo offrendo la salvezza individuale in una prospettiva intramondana. Si basa sull’autorità. E’ per Feuerbach la forma negativa di cristianesimo, da combattere.

2. Cristianesimo dell’amore: si rivolge all’uomo non offrendo salvezza, ma indicando la strada di comunione con l’umanità. Sfugge a una declinazione individualistica tipica per lui del cristianesimo della fede.

L’operazione da fare per Feuerbach è dividere l’amore dalla fede al fine di indirizzare l’amore dell’uomo all’uomo stesso, preservandolo così dallo smarrirsi nell’amore per Dio. Propone un umanesimo in cui l’uomo risolve l’alienazione che grava storicamente su di lui quando interpreta la propria vita alla luce della dimensione comunitaria con gli altri individui. L’alienazione può dirsi superata quando l’uomo comprende che la teologia è antropologia e che la vita deve essere interpretata come dedizione e amore verso l’altro uomo. Questo movimento di superamento dell’alienazione avviene all’insegna del protagonismo dell’uomo finito, non come in Hegel dove il soggetto era lo spirito infinito. Tutta la filosofia da qui in avanti ribalta l’ottica attraverso cui vengono letti i grandi problemi del pensiero ponendo al centro l’individuo finito. Feuerbach spinge la sensibilità dell’individuo a diventare il secondo membro dell’identità hegeliana tra reale e razionale (Hegel aveva detto “tutto ciò che è reale è razionale e viceversa”). L’uomo deve cogliere il sensibile con un moto affettivo che apre all’alterità. Questa prospettiva è materialistica, nel senso che l’amore spirituale cristiano (agapè) viene sostituito da un amore sensibile. Il materialismo così come concepito da Feuerbach diventa quindi la prospettiva di disalienazione religiosa, che elimina la fede, considerata come fonte di debolezze e perversioni, e apre all’originale bontà umana.


Critica al pensiero hegeliano

Tra la fine degli anni trenta e l’inizio degli anni quaranta Feuerbach arriva a un rifiuta radicale della filosofia del precedente maestro.

Le prime critiche, al carattere astratto e acritico del sistema hegeliano

-Critica alla concezione speculativa della storia (1839). In un breve saggio contesta la tesi hegeliana secondo cui ogni tappa del divenire storico rappresenta una tappa di un movimento necessario della compiuta realizzazione dell’assoluto. La storia vista come un piano provvidenziale laicizzato, immerso in una necessità immanente, viene rifiutato da Feurbach. La storia dell’individuo finito non ha necessità immanenti.

-Critica alla pretesa assolutezza della filosofia hegeliana. La filosofia hegeliana pretende di essere priva di debiti con la filosofia precedente, ma è evidente che non è così: Hegel ha attinto a tesi di Fichte e Shelling, dando ad esse un contributo necessario.
-Critica del cominciamento assoluto (è la continuazione della critica precedente).
• La logica hegeliana inizia con il concetto di essere astratto e non, come sarebbe necessario, con l’essere sensibile. Il vero cominciamento per Feuerbach non è contenuto nella logica, me nella fenomenologia. La fenomenologia, infatti, prende le mosse dalla certezza sensibile pretendendo di mostrarne le falsità e risolvere l’essere sensibile nell’essere universale. Feuerbach nega la validità del cominciamento assoluto perchè non è possibile per lui cominciare da un essere indefinito avendo posto come soggetto della sua indagine filosofica l’uomo finito. L’essere indeterminato non è che un’astrazione e perchè esista ci deve essere come trascendentale la finitezza e limitatezza dell’individuo.
• L’assoluto hegeliano, come unità di spirito e natura, non è altro che l’assoluto di Shelling, solo che non ricorre all’intuizione ma segue una rigorosa logica dialettica.

Le seconde critiche, la necessità del rovesciamento della filosofia hegeliana

-Critica sul segreto della filosofia hegeliana. Sarà fatta propria dal giovane Marx, che già era stato persuaso della fondatezza della tesi secondo cui la filosofia dello spirito non è che una teologia mascherata. Feuerbach sostiene che il segreto della filosofia hegeliana, cioè il contenuto nascosto che neanche lei stessa conosce, non è un occultamento volontario, ma involontario, ed è che dietro la filosofia moderna c’è in realtà una teologia. Così come l’antropologia è il segreto della teologia, la teologia è il segreto della filosofia moderna. Le argomentazioni portate sono:
1. Mostra la natura ancora teologica della filosofia moderna ed hegeliana
2. Mostra che se la teologia astrae l’essenza dell’uomo e della natura e la pone come essenza divina, la filosofia trasforma quell’essenza immanentizzando la figura di Dio
3. Mostra come l’attualizzazione e realizzazione di Dio nella filosofia siano incompleti

Per terminare il cammino della filosofia moderna per superare la teologia secondo Feuerbach bisogna invertire la relazione tra soggetto e predicato. Dio, il logos, lo spirito posto in Hegel come soggetto deve essere posto come predicato, l’essere finito, l’uomo invece deve diventare soggetto. Feuerbach quindi non accetta la dialettica o meglio la accetta impoverita dell’apparato logico costruito da Hegel.

Nella critica di Feuerbach a Hegel il termine essenza ha due significati, quindi anche il rapporto tra individuo essenza li avrà e l’individuo uscirà dall’alienazione in due modi differenti a seconda dei diversi significati di essenza:

• Essenza dell’uomo come entità presente in ogni individuo singolo, è quindi la singolarità (opposta al concetto di universalità) ad accogliere l’essenza. Nel Novecento, specie a cavallo tra le due guerre mondiali, Feuerbach è stato letto come filosofo del dialogo, infatti per lui il movimento con cui la coscienza trova la verità della propria certezza è l’apertura all’altro essere umano. per feuerbach prima ancora di essere uno,l’uomo si muove in una dualità trascendentale
• Essenza come entità non presente nel singolo ma minimo comune denominatore della specie umana. Indica la totalità degli individui a cui l’essenza appartiene. Il singolo quindi è trascurabile, in complesso cio’ che conta è il progresso universale.
La concezione della religione come prima forma di autocoscienza dell’essenza dell’uomo può quindi a sua volta assumere due significati. Nel primo caso porta al riconoscimento di un valore infinito presente in ogni uomo e che per realizzarsi richiede l’impegno dell’uomo nei rapporti comunitari. Nel secondo caso delinea il pericolo dell’annullamento del valore dell’uomo in quanto singolo nella specie.

Feuerbach è consapevole della tensione che anima il suo concetto di essenza, che si apre o verso il singolo o verso la collettività. Proprio per liberarsi dalle ambiguità presenti nella sua concezione del rapporto individuo-essenza Feuerbach nella fase matura del suo pensiero elabora nuove interpretazioni della religione. Questa non scaturisce più da uno squilibrio ontologico, ma da un sentimento di dipendenza nei confronti della natura. In questo caso Dio non è più la proiezione alienata delle forze essenziali infinite dell’uomo, ma la proiezione alienata di una natura estranea all’uomo. Il divino e la religione altro non sono che la proiezione di questo sentimento di dipendenza dalla natura.
Questa teoria dell’alienazione messa a punto da Feuerbach è in linea con l’emergente industrialismo. Per la velocità di questo fenomeno si crea uno squilibrio secondo Feuerbach dato dal rapporto tra uomo e natura, in quanto l’uomo è meravigliato ed inferiore alla natura. Dio scaturisce dal rapporto che l’uomo cerca di stabilire con questa entità potente fuori di lui, questa naturale alienazione scompare all’aumentare delle tecniche dell’uomo per assoggettare la natura.

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