Feuerbach

Ludwig Feuerbach è stata la figura di maggiore importanza della Sinistra hegeliana, nonché fondatore dell’ateismo filosofico ottocentesco.
La filosofia di Feuerbach , che muove dall’esigenza di cogliere l’uomo e la realtà nella loro concretezza, ha come presupposto, la critica radicale dell’approccio idealistico-religioso al mondo. L’equivoco di fondo dell’idealismo è quello di fare del concreto, un predicato o un attributo dell’astratto, anziché dell’astratto un predicato o un attributo del concreto. Il filosofo sostiene che l’idealismo offra infatti un visione rovesciata delle cosa, in cui ciò che avviene realmente prima (il concreto) , figura come ciò che avviene dopo (l’astratto) e viceversa. Da ciò deriva il programma feuerbachiano di un’inversione radicale dei rapporti tra soggetto e predicato. Applicando la propria metodologia alla religione, Feuerbach afferma che non è Dio ad aver creato l’uomo, ma l’uomo ad aver creato Dio, il quale non è altro che la proiezione illusoria di alcune qualità umane, in particolare di quelle “perfezioni” della nostra specie, ossia: ragione, volontà e cuore. Pertanto il mistero della teologia non è che l’antropologia, che costituisce quindi la prima, ma indiretta autocoscienza dell’uomo. Appurato quindi la creazione di Dio solo successiva a quella dell’uomo, ora Feuerbach si propone di trovare una soluzione al quesito su come sia nata l’idea di Dio nell’uomo, fornendo tre possibili idee:

• La distinzione tra individuo e specie: l’uomo ha coscienza di se stesso, non solo come individuo ma anche come specie, sentendosi onnipotente ed infinito, solo considerandosi parte di una specie. Da ciò la figura di Dio, che non è altro che una personificazione immaginaria delle qualità della specie.
• L’opposizione tra volere e potere: In altri scritti, il filosofo tende a scorgere l’idea di Dio nell’opposizione umana tra volere e potere, che porta l’individuo a costruirsi l’immagine di una divinità in cui tutti i suoi desideri siano realizzati
• La dipendenza dell’uomo dalla natura: Feuerbach ha anche individuato la necessita di una figura divina, per il sentimento di dipendenza che l’uomo prova verso la natura. Sentimento che ha portato l’uomo ad adorare quelle cose senza le quali non potrebbe esistere.
Qualunque sia l’origine della religione è comunque appurato che essa costituisca una forma di “alienazione”, inteso come quello stato patologico per cui l’uomo “scindendosi” proietta fuori di sé una potenza superiore alla quale si sottomette. Quindi l’ateismo secondo Fauerbach è un vero e proprio dovere morale, dato che è arrivato il momento in cui l’uomo recuperi in sé i predicati positivi che ha proiettato fuori di sé, in Dio.
Critica ad Hegel
Se la religione è un’antropologia capovolta, l’hegelismo è una teologia “mascherata”, che costituisce la traduzione di tutto il filone teologico occidentale. In ogni caso, secondo Feuerbach, lo spirito di Hegel, non è altro che un fantasma di noi stessi, ovvero il frutto di un’astrazione alienante. La critica ad Hegel corrisponde alla fondazione di una nuova filosofia incentrata sull’uomo e capace di cogliere nel “testo” la vita nella sua immediatezza. Nuova filosofia che chiameremo “filosofia dell’avvenire”, e che ha una forma di un umanismo naturalistico: umanismo, perché rende l’uomo l’oggetto del discorso filosofico; naturalistico, perché fa della natura la realtà primaria, dalla quale tutto dipende.
Il nucleo di questo umanismo naturalistico è costituito dal rifiuto di considerare l’individuo come astratta spiritualità , per concepirlo come essere sofferente, ma al tempo stesso gioente, e che avverte una serie di bisogni ai quali è dipendente. Un uomo quindi risulta condizionato dal corpo e dalla sensibilità, quest’ultima definita dal filosofo con una valenza pratica, che dimostra il suo legame con l’amore, quella passione fondamentale che fa tutt’uno con la vita . L’amore è la passione che permette di aprirci verso il mondo”. Ciò significava ammettere che l’ “io” non può stare senza il “tu”, e quindi la dottrina dell’essenza sociale dell’uomo, “il comunismo” filosofico.
Nell’elaborazione del suo umanismo naturalistico, Feuerbach prende le mosse del materialismo illuministico, senza tuttavia condividere alcune idee. Per questo motivo al suo materialismo conferisce una curvatura antropologica, in quanto riserva all’uomo una collocazione particolare nel mondo. È anche importante capire l’importanza che il filosofo attribuisce alla dignità filosofica e politiche che nel suo pensiero assume quella che egli stesso definisce come una teoria degli alimenti. Da tali considerazioni Feuerbach deduce la tesi, secondo cui “l’uomo è ciò che mangia”, oggi ampiamente rivalutata, essendo chiaro si riferisca al fatto che se si vogliono migliorare la condizioni spirituali di un popolo, bisogna innanzitutto migliorarne le condizioni materiali, a cominciare dall’alimentazione. Feuerbach inoltre trattando le necessità primarie di ogni essere umano inizia a sollevare la questione del lavoro, fonte prioritaria di guadagno e quindi di sostentamento, che sarà poi approfondita ulteriormente da Marx.

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