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Feuerbach


Di questi un importante elemento fu Feuerbach, ossia colui che sviluppo l'ateismo filosofico ottocentesco. La filosofia nasce dal bisogno di considerare l'uomo e la realtà nulla loro concretezza e che lo portano così a criticare il mondo idealistico-religioso: secondo Feuerbach sia l'idealismo che la religione ha infatti stravolto i rapporti reali esistenti fra concreto e astratto finendo per fare del concreto un mero attributo dell'astratto.
Proprio per questo egli attua un'inversione radicale dei rapporti tra soggetto e predicato affermando che non è Dio - l'astratto- ad aver creato l'uomo -il concreto- ma viceversa: secondo lui infatti Dio non è nient'altro che la proiezione di alcune qualità umane, soprattutto quelle perfette e che l’uomo ritiene di non avere, tipiche della nostra specie ossia la ragione, la volontà e il cuore. Tale proiezione costituisce una forma di alienazione in quanto l'uomo si scinde e si proietta su una potenza superiore a cui si sottomette e proprio per questo la religione, in quanto antropologia, costituisce la prima via di autocoscienza dell'uomo mentre l'ateismo costituisce un dovere morale e un percorso emancipatorio necessario affinché l'uomo possa recuperare i propri attributi positivi, in quanto proiettando in Dio le proprie virtù se le “nega” e di conseguenza si immiserisce, facendo risolvere il finito nell'infinito. Tale alienazione, ossia la proiezione da cui nasce Dio, Feuerbach suppone che possa essere dovuta:

Al fatto che l'individuo ha coscienza di sé come individuo, sentendosi debole e limitato, e come specie, sentendosi forte e infinito, e che quindi proietta le qualità di specie in Dio.

All'opposizione fra volere e potere in quanto così l'individuo costruisce l'immagine di un Dio in cui tutti i suoi desideri sono realizzati.

A causa del sentimento di dipendenza sperimentato dell'uomo di fronte alle natura che lo portano ad adorare le cose senza le quali non esisterebbe (acqua, aria…).

Ugualmente egli sostiene che lo spirito di Hegel sia semplice un'astrazione di noi stessi portandolo nuovamente a rifiutare l'uomo come pura spiritualità ma a riconsiderarne la dimensione materiale, condizionata dal corpo e dalla sensibilità. A partire da tale considerazione egli elabora una filosofia di impronta più materialistica ma che tuttavia tiene conto della sensibilità dell'uomo non appiattendone le idee e i sentimenti a soli fenomeni corporei: secondo lui infatti l’uomo è soprattutto corpo e in quanto tale il pensiero dell’uomo deve essere conosciuto in base a come egli vive e proprio per questo motivo egli elabora quindi la cosiddetta "teoria degli alimenti" la quale può essere riassunta nella frase "siamo ciò che mangiamo" in quanto Feuerbach che, in virtù dall'unità psico-fisico da lui sostenuta, per migliorare le condizioni spirituali di un popolo bisogna prima migliorare quelle materiali (come ad esempio l'alimentazione).
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