Video appunto: Feuerbach, Ludwig - Filosofia

Feuerbach



Il contesto socio-culturale



Alla morte di Hegel (1831), gli intellettuali che si erano formati nel clima idealistico si divisero in due correnti, ossia la “destra” e la “sinistra” hegeliana. Le divergenze tra esse riguardavano soprattutto la concezione della religione e della politica.

La definizione hegeliana sulla religione come rappresentazione dell’assoluto poteva essere interpretata in due modi:
1. la religione mantiene un contenuto di verità costituito dai dogmi del cristianesimo;
2. la religione, a causa dell'inadeguatezza della sua forma, deve essere sdoppiata dalla filosofia.
Nel primo caso, la filosofia di Hegel è compatibile con l’adesione al cristianesimo; nel secondo caso risulta del tutto incompatibile.
La destra hegeliana raccolse soprattutto gli allievi più anziani di Hegel e sviluppò l’aspetto religioso del pensiero del maestro. Dal punto di vista politico accentuò gli aspetti conservatori del pensiero hegeliano. La sinistra, al contrario, radunò gli hegeliani della generazione più giovane e assunse un atteggiamento progressista e critico verso la realtà. I suoi esponenti più importanti furono Ludwig Feuerbach e Marx, che si unì al gruppo nella sua giovinezza per poi distaccarsene.

Vita e pensiero


Ludwig Feuerbach nacque nel 1804 da una famiglia bavarese agiata e colta, studiò teologia a Heidelberg e filosofia a Berlino, dove ebbe come maestro e Hegel. A 25 anni iniziò a insegnare all’università. Tuttavia, la sua vita di professore venne interrotta in seguito alla pubblicazione di un libro intitolato Pensieri sulla morte e l'immortalità che, sebbene uscito anonimo, venne ricondotto a lui, attirandogli le accuse di “spirito libero”, “ateo” e perfino “anticristo in persona”. Abbandonò dunque l'insegnamento ma intensificò lo studio.
Nel 1841 uscì L'essenza del cristianesimo, che lo fece conoscere a tutto il mondo scientifico e lo rese famoso.
Feuerbach da giovane seguì le lezioni di Hegel, e ne restò affascinato. Ben presto però si rese conto che la prospettiva di Hegel trascurava proprio il tema anche a lui stava più a cuore: l'uomo concreto; non dunque il soggetto “spirituale” del Romanticismo e neppure quello “razionalista” dell'illuminismo, ma una figura naturale che ha la sua essenza nella corporeità e nella materia.
Secondo Feuerbach la filosofia doveva interrogarsi sul l’essere umano nella sua dimensione sensibile, che ne costituisce l’essenza.
In una sua opera, il filosofo sottolinea con forza tale aspetto con le seguenti parole: “Il reale nella sua realtà o in quanto reale è il reale come oggetto del senso: è il sensibile. Verità, realtà, sensibilità sono identici. Solo un ente sensibile è un ente vero, reale”.
Per questo la sua riflessione si concentra sull’umanità, vista come insieme di esseri naturali, concreti, inseriti in una comunità sociale e con specifici bisogni materiali. Tale punto di vista comporta una maggiore attenzione alle condizioni di vita delle persone. Feuerbach è convinto che per elevare il livello spirituale di un popolo, bisogna migliorarne la situazione materiale (sanitaria, igienica, alimentare…). Egli sostiene la necessità di rivalutare gli aspetti concreti dell’esistenza di contro alle astrazioni operate dall’idealismo, che considerava la realtà fondata sulle idee. In ciò consiste il cosiddetto materialismo naturalistico, concezione del filosofo secondo cui a fondamento dell’universo vi è la natura intesa come l’insieme delle condizioni materiali dell’esistenza. Essa è la realtà ontologica primaria da cui tutto dipende, e nell’uomo si manifestano i bisogni concreti.

Il problema principale della filosofia di Feuerbach è la liberazione dell’uomo dai molti vincoli che lo incatenano, a partire dal più radicale, il vincolo religioso, che lo rende dipendente da una potenza superiore ritenuta divina.
Esso viene definito “alienazione”, termine che è un sinonimo di “estraniazione” o “perdita di un bene”. Nell’ accezione di Feuerbach, indica la condizione negativa dell’esistenza umana nella prospettiva religiosa. In quest’ultima, infatti, l’uomo produce l’idea di Dio alienando, oggettivando, le proprie qualità in un essere superiore, al quale si sottomette. Si determina così uno stato di gestione ed impoverimento interiore a cui corrisponde una condizione di dipendenza, che si riflette anche nella vita materiale.