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Illuminismo

Kant l’ultimo filosofo illuminista, che scriverà un’opera ‘che cos’è l’illuminismo’.
La questione fondamentale di questo tema è il porre tutto sotto l’analisi della ragione. Dal punto filosofico significa liberare il pensiero da tutti i pregiudizi e dalla tradizione.
Già questa idea di epurazione rimanda a Cartesio e Bacone.
Si può parlare di illuminismi, perché ci sono delle peculiarità dell’illuminismo francese, inglese e tedesco.
- Quello tedesco è legato più a questioni religiose, anche se qualcuno dice che il primo illuminismo nasce in Germania quando si tengono le prime lezioni in lingua volgare di filosofia nelle università.
- In Francia si diffondono le idee illuministiche, ma non le riforme.
Qui l’illuminismo è più radicale, e assume aspetti più radicali soprattutto dal punto di vista religioso.
È più un movimento culturale in senso ampio, non solo filosofico.
- L’illuminismo anglosassone è è più moderato, ma soprattutto sarà legato all’empirismo.

Illuminismo francese

È un movimento culturale non solo filosofico, vuole riportare al centro la ragione.
Nasce la figura del philosophe, un intellettuale con l’obbiettivo di diffondere il sapere attraverso centri di cultura o riviste, come l’enciclopedia, cioè una raccolta di tutto lo scibile umano, pubblicata mensilmente.
Si chiama cosi perché c’era un indice di apertura nel quale spiegava cosa ci sarebbe stato, e tutte le materie erano messe in ordine alfabetico e non di importanza.
Escono articoli non per temi, ma in ordine alfabetico.
Il philosophe di riferimento è Voltaire.

Montesquieu

Teorizza la separazione dei saperi.
Una sua opera famosa si chiama Lettere Persiane, un’opera di letteratura, in cui emerge il relativismo culturale, cioè nulla è giusto o sbagliato in se, tutto è relativo agli usi e costumi di un popolo, quindi il compito del filosofo sarà quello di descrivere le diverse culture.
Questo è quello che vuole fare anche Montesquieu, cioè descrivere i diversi sistemi politici, ma senza stilare delle leggi.
È un persiano in Europa che critica il modello europeo, il punto di vista è ribaltato rispetto all’eurocentrismo.

L’ opera in cui teorizza la divisione dei poteri si chiama ‘Lo spirito delle leggi’, anche qui il suo intento è descrittivo, descrivere i diversi sistemi politici.
Le forme di governo che prenderà in considerazione saranno: monarchia, repubblica, oligarchia e democrazia.
Descrive le varie leggi che ci sono nei diversi stati, dicendo che ci sono diverse motivazioni per cui si è sviluppato un determinato sistema politico, le motivazioni stanno dentro alla categoria che lui chiama ‘spirito’, cioè lo spirito delle leggi sono le cause di quelle leggi.

La natura profonda di un sistema giuridico, per Montesquieu lo spirito delle leggi in generale è la cultura, cioè in base agli usi e i costumi di un popolo è giusto che si sviluppi un certo tipo di sistema.
All’interno di questo macro dibattito rientra anche il tema della divisione dei poteri, però anche qui secondo lui l’Europa del suo tempo è più adatta a un tipo di sistema, che è quello che prevede la divisione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario.
Quindi lui teorizza la divisione dei poteri, ma non per imporlo come sistema unico da applicare in qualunque stato.

Voltaire

È il massimo rappresentante dei philosophe perché lui è un intellettuale a tutto tondo, ha scritto di tutto, generi letterali diversi tra di loro (opere teatrali, su riviste, opere di filosofia, opere satiriche).
Partecipa alla stesura del dizionario, simbolo dell’illuminismo francese.
Le considerazioni più importanti che fa sono le Lettere filosofiche, in cui lui si ispira al mondo anglosassone, sia per quanto riguarda il modello politico.
Ma anche filosofico, perché i suoi modelli di filosofi sono Locke e Bacone.
Un’opera molto famosa è un dizionario, Dizionario Filosofico, che assomiglia all’enciclopedia perché è strutturato su diverse voci, ma è un compendio terminologico, in cui i termini sono in ordine alfabetico.
Vengono considerate questioni filosofiche, ma con un interesse politico, il più importante è il tema della libertà, e anche il termine della tolleranza.
Un altro termine analizzato è quello dell’intolleranza e del fanatismo, e fa della lotta al fanatismo il centro del suo pensiero.
Tra queste pagine famose viene citato un evento come simbolo del fanatismo religioso, cioè la Notte di San Bartolomeo.

Voltaire sulla questione religiosa viene considerato deista, cioè un dio disinteressato alla vita degli uomini, non può intervenire, quindi non ha senso pregare un dio che non potrà intervenire.

Un’altra suo opera famosa è Il Candido, è un’opera letteraria non un trattato filosofico, ma racchiude un significato filosofico. Il Candido rappresenta l’ingenuità filosofica, è un personaggio che si ostina ad avere una visione ottimistica della realtà, e a pensare che ‘l’uomo viva comunque nel migliore dei mondi possibili’.
Definita anche un’opera satirica, perché con quest’opera Voltaire fa una satira su una visione troppo ottimistica della realtà.
Lui è anche ottimista, tuttavia critica una visione ottimistica banale, che riduce tutto a dire che questo è comunque il mondo migliore, l’uomo deve accettare con felicità tutto ciò che gli accade.
In questo Voltaire non è d’accordo, e crede che si debba lottare, infatti è una critica al Candido.

Rousseau


Non è francese ma ginevrino. Si considera francese perché è vicino all’ambiente dei philosophe.
Conosce Voltaire e anche Hume, ma poi ci litiga, partecipa alla stesura di alcuni articoli dell’enciclopedia filosofica.
Scrive un’opera pedagogica molto famosa, in cui parla dell’inflazione del fanciullo, aveva molti figli abbandonati in orfanatrofio.
Era un libertino da un punto di vista sessuale.
Una vita molto ricca sia da un punto di vista intellettuale, e anche di esperienza umana.

Dal punto di vista filosofico è un illuminista, tuttavia la sua posizione sarà molto lontano da quell’ottimismo che anche Voltaire ha criticato, in particolare lui critica l’ottimismo nei confronti del progresso e della società.

È un grande critico della modernità. Pensa che la modernità abbia solo deteriorato la natura umana.

È fortemente influenzato dal giusnaturalismo.
Riprende il concetto di stato di natura e il contratto sociale. La sua opera più famosa si intitola Il Contratto Sociale, e dedica quest’opera alla questione politica.
L’altra opera molto famosa è un’opera di natura pedagogica, l’Emilio, dove si parla dello stato di natura in cui dovrebbe vivere il fanciullo.

Partecipa anche ad un concorso di dibattito nazionale.
Questi concorsi sono stati indetti dall’accademia di Digione, e per due volte Rousseau partecipa elaborando delle tesi in contrasto con la visione ottimistica

Tratta dei temi dell’illuminismo, ma è un anti illuminista perché è contrario alla visione del progresso e dell’ottimismo tipica dell’ottimista. In particolare un trattato che i partecipanti devono svolgere riguarda il progresso delle scienza, se le scienze e le arti abbiano o no portato progresso.
Tutti gli illuministi avranno detto si, lui essendo un anti illuminista scrive che le scienze e le arti hanno prodotto corruzione della società.
Vincerà il concorso.

Scriverà un altro testo : ‘Discorso sull’origine delle disuguaglianze’. Qui affronta il tema della nascita di queste disuguaglianze, in questo testo cerca di spiegare come si originano.
Per spiegare le disuguaglianze sociali parte dalla sua idea di stato di natura.
Sarà critico rispetto alle concezioni di Hobbes e Locke, secondo lui loro due hanno applicato allo stato di natura delle categorie moderne. Entrambi hanno applicato categorie moderne allo stato di natura.

Prima di tutto per Rousseau l’uomo nello stato di natura vive pacificamente, ma non in comune con gli altri uomini, ma vive isolato, perché trova nella natura tutte le risorse necessarie per sopravvivere.

Quindi non è vero che si fa la guerra tra uomini in uno stato di natura, e neanche che si rispetta gli altri, ma c’è pace solo nel senso che ogni uomo vive isolato.
Lui pensa l’uomo come una scimmia che vivono anche in gruppo, ma possono vivere isolati, necessitano degli altri solo per accoppiamento, ma non c’è nessun altro motivo che porta all’unione tra gli esseri umani.
Gli uomini allo stato di natura sono uguali, perché per Rousseau sono tutti soggetti isolati, che possono soddisfare i loro bisogni grazie alla natura. Tutti sono uguali nei confronti della natura.
La disuguaglianza è un elemento sociale, quindi lui vuole far capire che la disuguaglianza nasce dalla società, nasce solo dal momento in cui gli uomini si mettono insieme a fare qualcosa, non prima.

(C) Secondo lui ci sono due rivoluzioni fondamentali che portano alla nascita della società, due grandi cambiamenti della società, che portano l’uomo a staccarsi dal suo stato di natura:
• Prima rivoluzione: riguarda la famiglia, che è il primo modello delle società politiche: perché è la prima forma di nucleo, prima dello stato c’è la famiglia come unità sociale. La costituzione delle famiglie dando origine ai più dolci sentimenti ma anche alla vanità e alla invidia e iniziarono ad affermarsi le disuguaglianze. Si tratta della “società nascente” in equilibrio tra natura e civiltà, l'epoca più felice della storia del mondo. Nasce l’invidia che è un sentimento sociale. Perché nello stato di natura, secondo R. nello stato di natura, l’uomo non ha invidia di nessuno, soddisfa i suoi bisogni è tranquillo e pacifico. Non è invidioso perché non è in paragone con gli altri. L’invidia nasce quando voglio difendere la mia famiglia a discapito degli altri.
• Seconda rivoluzione: riguarda l’ambito tecnologico, ma la prima forma, cioè il passaggio del uomo da nomade a sedentario, cioè da quando nasce l’agricoltura. Divisione del lavoro conseguenza dell'invenzione di due arti= metallurgia e agricoltura. La coltivazione delle terre comportò la spartizione e quindi l'avvento della proprietà. Nasce la proprietà privata. Infatti il peggior nemico di R. è Locke. Locke aveva introdotto la proprietà privata come un diritto naturale, cioè il frutto del tuo lavoro è la proprietà. Rousseau dice, nello stato di natura non esiste questa concezione di proprietà, perchè nasce dopo che sono nate le famiglie e dopo le rivoluzioni scentifiche ( metallurgia e agricoltura). Quando un primo uomo traccia un segno sulla terra, e comincia a dire questo terreno è mio, è da qui che hanno inizio le disuguaglianze sociali. Conseguenze = distinzione sociale tra ricchi e poveri, secondo R. solo in questo momento viene stipulato il contratto sociale. Devono firmalo per tutelare i propri beni a vantaggio die ricchi. Quindi la legge nasce come tutela di chi ha maggior proprietà privata.
(B) Secondo R. la società è male perché corrompe. La società crea delle disuguaglianze portando anche all’invidia sociale perché entriamo in conflitto gli uni con gli altri. La proprietà privata per esempio è una derivata che porta allo spartirci delle cose del mondo e poi a metterci in conflitto con gli altri e per tanto a sviluppare sentimenti sociali negativi.
R. scrive due opere: Discorso sopra le origini delle disuguaglianze e Il contratto sociale.
Contratto sociale
Opera che ha in sé una parola fondamentale Contratto. Alcuni sostengono che R. è il padre delle teorie che si basano sul contratto sociale. Ancora ritornano i termini chiave del giusnaturalismo: Stato di Natura, Diritto di natura e contratto sociale. Visti ovviamente in modo diverso.
Per lui la natura è buona. Nel contratto sociale lui si pone una domanda importante: La società deve essere completamente abolita? Non può esistere nessuna forma di Stato? La risposta è NO. R. si chiede se possa esistere una forma di stato in cui l’uomo possa mantenere le caratteristiche che aveva nello stato di Natura. È molto vicino ad altri filosofi che parlano di patto sociale. È un modello molto ideale quello di R.
L’idea principale è quella di mantenere qualche forma di libertà, ma per lui questa libertà passa attraverso una alienazione che però per lui è totale. Questo è possibile solo se tutti gli esseri umani che firmano il patto sociale alienano tutto a tutti cioè quello che chiama VOLONTA’ GENERALE. Le nostre singole volontà devono essere alienate ad una volontà generale. La volontà generale sarebbe una volontà che fa l’interesse di tutti, l’interesse pubblico. La volontà generale non è la somma di tutte le volontà particolari ma è invece la volontà pubblica al disopra degli individui. La volontà agisce per il bene pubblico. L’individuo perde la sua libertà, cioè non esiste come singolo individuo. R. ha in mente la democrazia diretta cioè non ci sono intermediari. Lui vuole impiantare questo modello a Ginevra quindi in una zona piccola infatti questo modello può avvenire solo in una piccola zona perché solo in una zona piccola può funzionare. Si ispira alla polis.
Il contratto sociale è opera politica e L’Emilio è un’opera pedagogica. Entrambe sono costruttive. Nel contratto sociale si rivolge alla società mentre nell’Emilio si riferisce all’individuo. L’Emilio sembra scritta da un precettore, l’Emilio è il simbolo di tutti i bambini cioè come devono essere educati. Sono opere utopiche. L’Emilio è un’opera utopica perché pensa all’educazione del bambino in qualcosa lontano dalla società ma solo a contatto con la Natura fino ai 14/15 anni. Il bambino deve vivere lontano da tutti, bisogna imporre ai bambini un’educazione negativa cioè non intervenire, lasciare che il fanciullo impari da sé. La punizione te la dà la società. È il ragazzo che deve sbagliare e rendersene conto.

Hume

Hume è scozzese, è un po’ il rappresentante dell’illuminismo anglosassone. Ha rapporti anche con gli illuministi francesi. L’illuminismo anglosassone è legato al pensiero empirista. L’empirismo di Hume si chiamerà scetticismo. Hume non ha tanto interesse nella politica ma nella morale. Scrive un saggio che si chiama Principi sulla morale. Una filosofia pratica che si interessa all’esperienza. L’opera più rappresentativa di Hume è il Trattato sulla natura umana. Questo trattato è un testo illuministico che indaga tutta la natura umana trattando dell’intelletto umano e anche la ragione, il sentimento e la politica anche se interessa meno. L’idea era quella di scrivere un trattato che parli di tutti gli aspetti umani. Questa indagine si basa sull’esperienza. Per scrivere questo libro si è ispirato a Newton. L’approccio è descrittivo perché si ispira ad uno scienziato che descrive le cose in modo oggettivo. Prescrittivo invece significa dare dei consigli.

Empirismo

Approccio che si basa sull’esperienza. Hume distingue IMPRESSIONI dalle IDEE. Le idee sono delle impressioni sbiadite o ricordo di un’impressione. Per lui conosco attraverso impressioni cioè una cosa che io conosco nell’immediato. L’impressione è una percezione. L’idea non è innata ma deriva da qualcosa di cui io ho fatto esperienza. Ogni idea quindi rimanda ad un’impressione. Le idee astratte (concetti universali) per Hume nasce a partire dall’abitudine, cioè ciò che vivo ogni giorno. Siccome sono abituato a vedere le cose in certo modo allora io per abitudine mi creo un concetto però io non posso sapere se per sempre una cosa avrà quelle caratteristiche ma sono io che mi sono creata questo e continuo a vederle così. Esisto quindi concetti universali per Hume? No
Il Principio di associazione: associo più idee insieme e creo una idea o impressione più grande. Per esempio creo l’idea di amicizia, amore. Può essere un’associazione anche di idee astratte. Come pensiamo noi? Ho un’impressione e immediatamente associo questa a un ricordo che ho vissuto. Secondo Hume noi pensiamo ricordando e associando cosa tra loro
Tipi di associazioni:
1) somiglianza
2) continuità cioè ho appena vissuto una cosa, faccio un’altra cosa ma per vicinanza temporale ripenso a quello che ho fatto prima
3) causa effetto cioè in base all’effetto che ho ricordo la causa. ( faccio incidente in auto e io non riesco più a guidare) altro esempio se io ad ogni causa X si produce sempre l’effetto Y allora io collego immediatamente XY ma non è detto che questo collegamento sia sempre così ( se studio prendo un bel voto ma non sono sicuro di questo al 100%)
Nel futuro io proietto un ricordo .
( C ) Hume dal punto di vista gnoseologico si può definire, scettico. Gli scettici dicevano che bisogna dubitare di tutto, cioè non possiamo affermare con certezza che una cosa sia vera o falsa. È un empirista quindi si rifà a Locke però dal scetticismo antico riprende l’idea che non ci possano essere dei principi certi nella conoscenza. Anche in ambito scientifico si deve sospendere il giudizio. Il criterio fondamentale sul quale Hume sospende il giudizio è il principio di causa ed effetto. Il problema è che questo principio non è certo. rispetto a Cartesio il principio di causalità, cioè il fatto che una determinata causa determini certamente un determinato effetto, non è una cosa che si può stabilire con certezza.
Distingue tra:
• Principi a priori, sono quelli che abbiamo già, che sono innate, indipendenti dall’esperienza.
• Principi a posteriori, tra cui includerà il principio di causa ed effetto sono i principi che dipendono dall’esperienza. Quindi li possiamo ricavare solo a partire dall’esperienze che facciamo
Fa questa distinzione per dire che il principio di causa ed effetto, che secondo Cartesio è un principio a priori, per Hume è un principio a posteriori, perché stabilire che due cose sono in una connessione causale, è un qualcosa che noi possiamo ricavare solamente dall’esperienza, ma non possiamo sapere con certezza che un fatto A ed un fatto B siano legati da un rapporto di causalità.
Esempio che fa Cartesio con il biliardo -> se io lancio una palla A contro una palla B quella necessariamente si sposterà. Mentre Hume dice che siccome io sto parlando di due fatti:
1. il primo fatto è: lancio la palla A
2. il secondo fatto è: la palla B, si muove
Questa connessione A implica B non è a priori ma dipende dalla mia esperienza, potrebbero avvenire altri fatti come, rimanere immobile, muoversi in senso contradditorio. Perché non si può dimostrare con certezza. È legato anche all’idea di abitudine. Esempio: siccome io da quando esisto, vedo sorgere il sole, allora collego questi due fatti, ogni mattina sorge il sole. Così l’esempio delle palle, so che si muove perché è così.
Quello che dice Hume è che non va sempre cosi, ad esempio sono in un negozio mi aspetto che il commesso sia gentile, ma non sempre è così, dipende dall’esperienza.
L’abitudine non è l’esperienza ma è il fatto di fare sempre quell’esperienza. Faccio una cosa per abitudine, non per esperienza. Perché io ho sempre fatto quell’esperienza così e quindi continui a farlo.
Quindi Hume vuole dire che quando noi pensiamo, non abbiamo dei criteri a priori ma li sviluppiamo solamente perché facciamo sempre le stesse cose, quindi ci abituiamo.
La forma di conoscenza che si forma nella mia testa, Hume la chiama credenza legata all’abitudine. L’abitudine crea credenza. Ad esempio il fatto che A implica B. Ogni mattina sorgerà il sole. Il fatto che io pensi che questa cosa sia necessaria è una credenza. La credenza è la forma di conoscenza che io sviluppo a partire da un’esperienza a cui sono abituato. L’abitudine è un’esperienza reiterata, la credenza è la mia conoscenza di qualcosa. La credenza ha a che vedere con la sfera emotiva/sentimentale. Credo quindi ho fede in qualcosa.
Noi non possiamo dimostrare che due cose stiano in una relazione causa-effetto, ma noi ci crediamo perché ci siamo abituati a vederle sempre insieme, allora ci crediamo, pensiamo che sarà sempre così, quindi sviluppiamo un sentimento di credenza/fede in quello che vediamo. Infatti quando uno sconfessa questa nostra credenza ci sentiamo destabilizzati.
Ad esempio i colori, sono l’incontro tra la luce e i nostri organi di percezione, perché non esistono in natura.
Hume -> morale
Facendo parte dell’illuminismo anglosassone si incentra più sulla morale che sulla politica. Scrive un’opera che chiama La Ricerca sui principi della morale, in cui spiega quali sono i principi della morale.
Hume da più importanza al sentimento. Secondo lui molte delle considerazioni umane si basano sul sentimento e non sulla ragione.
La morale, cioè la dimensione che riguarda i comportamenti dell’uomo, è strettamente legata al sentimento. Lui infatti parla di morale come moral-sense, cioè senso morale, come se fosse un altro organo sensibile.
La legge di Hume, è una legge che si applica in ambito morale, ma anche negli altri piani della conoscenza, riguarda una netta separazione tra i fatti (oggettivo, frutto di una descrizione es: in questa stanza ci sono tot. Persone) e i valori (tentativo di dare dei giudizi, es: in questa classe ci sono 3 alunni bravi e 6 cattivi... sto dando giudizi di valore).
Secondo questa legge, l’intento della filosofia e quindi di un filosofo, e quindi anche della morale, deve essere sempre descrittivo, deve riguardare sempre i fatti. Deve descrivere dei fatti e non occuparsi dei giudizi e del valore.
Per descrivere come si possa dire che in un uomo ci sia questo senso morale, hume innanzitutto sviluppa una critica, a due filoni tradizionali della morale:
• Le teorie dell’egoismo morale, cioè l’idea che alcuni filosofi pensino che la morale non esista, cioè sia frutto dell’egoismo. lui è critico verso questa posizione perché secondo lui un Moral sense esiste, e non si può dire che tutte le azioni umane siano spiegabili con l’egoismo
• La teoria della benevolenza universale, sostiene che ci sia una morale nell’universo, che ogni cosa segua il bene, non solo gli uomini. Quindi critica entrambe queste posizioni perché alla visione dell’egoismo morale oppone l’idea che ci sia un senso morale interno all’uomo. Alla visione della benevolenza universale contrappone sempre l’idea che non possa esistere un uomo buono o cattivo, l’uomo ha un senso morale, cioè sente cosa è giusto e sente cosa è sbagliato, ma non è né buono né cattivo in sé.
A questo punto si chiede se la morale abbia a che vedere con il sentimento o con la ragione. Cioè la morale è un prodotto della nostra ragione, quindi razionale o è invece un prodotto del nostro sentimento?
Perché la morale dovrebbe essere attaccata al sentimento e non alla ragione? Lui pensa alla morale come qualcosa di simile all’empatia, un ‘esempio -> vedo una persona che soffre e provo compassione ( con passione per l’altro), perché sento con lui, quindi quello che provo è una sorta di sentimento. Al cinema guardando il personaggio cattivo, proviamo sentimento di odio. Noi pensiamo solitamente alla morale come una serie di precetti, come qualcosa di razionale, ma in realtà ha a che vedere con ciò che sentiamo dentro.
La funzione che senso ha allora? Vedo quella persona soffrire, soffro con lui, poi analizzo il problema e razionalmente posso individuare delle misure per aiutarlo/ per non aiutarlo. Quello che fa la ragione, cioè argomentare secondo Hume ha una funzione di elaborare un giudizio morale, che viene elaborato a posteriori all’ origine c’è solo un sentimento. Quindi la ragione centra con la morale, ma viene dopo, non subito quando il senso morale si è già espresso.
Quindi per lui la morale, siede originariamente nel sentimento. La morale serve semplicemente per elaborare dei giudizi successivi.
Un altro termine che utilizza è la simpatia, che viene ricavato dall’idea della compassione. È il principio secondo cui noi gioiamo delle gioie degli altri esseri umani e soffriamo delle loro sofferenze. È una sorta di simpatia universale, che noi condividiamo con tutti gli esseri umani le gioie e i dolori. Finisce per avere un significato politico, nel senso che quando si parla di simpatia si parla di comunità umana. Siccome tutti gli esseri umani sono coinvolti in questo principio di simpatia universale, questo principio assume anche un significato politico. La simpatia deve portare, non all’uguaglianza ma l’idea del far star bene il maggior numero di persone. Perché tante più persone stanno bene, tanto più sta bene anche il progetto, perché io sto bene, se anche gli altri stanno bene. La simpatia è quel processo di simpatia che tutti gli uomini hanno. È un processo che ha sede nel sentimento. È un processo di empatia degli uomini gli uni con gli altri sia con il dolore che la felicità.
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