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L’elogio dell’intelligenza dell’uomo


L’episodio è collocato nel primo giorno di dialogo e due dei protagonisti - Sagredo e Salviati - del dialogo scritto da Galileo Galilei discutono circa la grande forza delle capacità possedute dall’uomo che deve mostrarsi a loro avviso sempre umile, dovendo rinunciare a quello che è il principio dell’autorità. L’uomo secondo i due personaggi deve sempre riconoscere i propri limiti, traendone forza e portando avanti ogni proprio sforzo intellettuale. A fare da antagonista a questa visione dei due personaggi vi è Simplicio che - come fanno gli esponenti della Scuola aristotelica - rifiuta il dubbio e di conseguenza blocca i miglioramenti e i progressi che potrebbe avere la conoscenza umana.

I discorsi fatti da Salviati


Salviati è un amico e seguace di Galileo Galilei e ne approva il suo pensiero scientifico e filosofico. Dal suo discorso e dalle sue parole traspare come sia entusiasta delle capacità conoscitive possedute dall’uomo. Inoltre su questo fronte egli porta avanti un vero e proprio dibattito attorno a due concetti fondamentali nell’ambito della conoscenza che può essere così ripartita: da una parte vi è la cosiddetta conoscenza immediata della figura di Dio, dall’altra invece vi sarebbe la conoscenza umana di cui già si è parlato. Galileo in questo dialogo quindi vuole portare avanti un approfondimento circa il concetto di conoscenza umana, analizzando dunque le sue caratteristiche, i suoi limiti rispetto alla conoscenza divina, ecc...

I principi contenuti nel Dialogo


Galileo Galilei indaga quindi, nel celebre passo della sua opera, sul cosiddetto principio d’autorità a cui fanno riferimento molti intellettuali. Afferma che la sapienza divina sia infinita e illimitata, ma la mette in discussione. Egli sostiene anche che la conoscenza umana non è perfetta, è limitata ma possiede anche dei pregi. Il filosofo sostiene anche che l’uomo debba essere dotato di autonomia intellettuale; sulla base di questa deve agire senza però mai abbandonare l’umiltà e affermando di non sapere molte cose sulla sapienza assoluta.
Esistono anche degli esempi concreti nel testo sulla sapienza umana, per esempio Salviati definisce le scienze matematiche come discipline che si avvicinano alla perfezione divina. Nel dialogo galileiano in sostanza si riflette tantissimo sul fatto che la conoscenza umana si evolve continuamente in una serie di continui progressi, raggiungendo dei risultati importanti via via.
Come dice Sagredo nel Dialogo: “la grande...acutezza dell’ingegno umano e le tante e tanto maravigliose invenzioni trovate da gli uomini.“. Da queste parole si evince come Galileo inviti tutti gli uomini ad avere fiducia e stima in se stessi. Infatti per il filosofo italiano gli uomini devono essere soddisfatti dei progressi raggiunti, non potendo utilizzare una conoscenza infinita. Secondo lui la realtà deve essere indagata dagli individui con un fare obiettivo e autonomo.
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