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Destra e sinistra hegeliana

Dopo la morte di Hegel, si creò una divisione netta della scuola hegeliana in due tronconi ovvero la Destra, rappresentata dagli allievi storici del filosofo in questione quindi più conservatori, e la Sinistra, formata da studenti più giovani e con idee rivoluzionarie, “i giovani hegeliani”. Uno dei maggiori esponenti della Sinistra hegeliana è David Friedrich Strauss, al quale si deve la nomenclatura assegnata a questa divisione, ispirata alla partizione del Parlamento francese. Inoltre la telefonata di Schelling all’università di Berlino rappresenta una spaccatura del pensiero di Hegel riguardo a Dio, pensato da quest’ultimo come un qualcosa di impersonale e logico che non si distingueva dal corso della storia e del mondo. Schelling, invece, considerava Dio come una persona libera e quindi più vicino alle esigenze dell’uomo.

Il primo problema a sorgere è quello dell’interpretazione della concezione hegeliana di religione che pareva ambigua. Innanzitutto, il Dio hegeliano mantiene le caratteristiche del Dio rivelato, quindi l’onnipotenza, l’infinità, il carattere provvidenziale o l’aspetto per cui essi si dovessero incarnare nella realtà. Ma questa incarnazione aveva un carattere panteistico e quindi avrebbe ridotto Dio ad una creatura finita in quanto questo non era in grado di distinguersi dalla realtà in cui si incarnava. Inoltre definire Dio “logico” significava ridurlo ad un concetto (perciò Hegel venne accusato di ateismo dai cristiani). Ma l’argomento centrale di questi filosofi era il rapporto tra filosofia e religione. Hegel affermava che filosofia e religione avessero in sé lo stesso contenuto di verità (cioè il divino, infinito, spirituale) ma di averne coscienza in modo diverso poiché la religione lo intendeva come rappresentazione (Dio) e la filosofia come concetto (idea). La Destra sosteneva che la filosofia è al servizio della religione, aiutando a chiarire i suoi dogmi razionalmente; La Sinistra pensava che la maggior parte di ciò che è scritto nei testi Sacri è sbagliata, visto che la religione è da intendere come rappresentazione quindi come racconto fantastico, non logico.
La seconda difficoltà incontrata dalle due correnti opposte fu la concezione hegeliana di identità tra reale e razionale (tutto ciò che è reale è razionale e viceversa; la realtà senza ragione non avrebbe senso e la ragione senza il reale è vuota, puramente formale). Questa concezione viene chiamata giustificazionismo, per cui tutto ciò che esiste avrebbe una giustificazione razionale. Da cui l’ulteriore scissione del pensiero dei due tronconi: la Destra sosteneva l’identità tra reale e razionale per quanto riguardava la politica. Infatti, per questi filosofi, la monarchia attuale era l’incarnazione del massimo della razionalità storica. Al contrario, la Sinistra non trovava che la realtà attuale fosse perfetta, giusta e razionale ma che ci si dovesse porre come obiettivo il raggiungimento della razionalità, che sarebbe stato conquistato solo col passare del tempo. Perciò la storia veniva considerata un teatro di conflitti che dovevano condurre al trionfo della giustizia e della ragione.
Nelle teorie della Destra hegeliana parole come “progresso” o “miglioramento” non avevano senso dal momento che si aveva una concezione statica e chiusa della storia. La Rivoluzione del 1830 che ruppe l’equilibrio politico sorto dopo il Congresso di Vienna fu la prova che la storia non è finita e perfetta ma è ancora in cambiamento. Perciò le teorie della Destra non ebbero molto successo rispetto a quelle dei giovani hegeliani della Sinistra.
Gli esponenti della filosofia cercarono di migliorare le teorie di Hegel eliminando le contraddizioni, le quali, secondo i giovani hegeliani, spingono ad una critica e non ad una giustificazione della realtà (-> critica: analisi razionale applicabile a qualsiasi oggetto sia esso concreto o astratto, e volta all’approfondimento della conoscenza ed alla formazione di un giudizio autonomo).
David Friedrich Strauss è uno degli esponenti più rilevanti della Sinistra hegeliana il quale porterà fino in fondo la concezione hegeliana di religione come rappresentazione. Per Hegel, la religione è accostata alla figura del mito, racconto privo di attendibilità logica ma non per questo lo si deve definire come una storia fantastica o una leggenda visto che ha comunque il suo contenuto metafisico , usato dagli uomini per esprimere la concezione di Dio. Per Strauss il mito o non è vero, in quanto racconto fantastico, oppure è vero in modo indiretto in quanto allegoria di una verità->Dio. Strauss parte dalla concezione di miracolo di Spinoza. Quest’ultimo aveva una visione panteistica di Dio e perciò questo non poteva effettuare un miracolo, un qualcosa di sovrannaturale, poiché sarebbe andato contro le leggi naturali e quindi contro se stesso. Anche Strauss nega l’intervento diretto del divino nella storia perché ciò presupporrebbe un distacco di Dio dalla realtà finita, cosa impossibile in quanto tutto è connesso da un rapporto necessario di causa-effetto che non ammette interruzioni. Credere nei miracoli sarebbe come credere ad un Dio che modifica le leggi da lui stesso create, a suo piacimento.
Nell’opera La vita di Gesù, Strauss interpreta i Vangeli liberandoli dal loro aspetto sovrannaturale in quanto riduce la figura del Messia all’incarnazione del desiderio di redenzione e salvezza degli Ebrei. Perciò assistiamo alla fusione di infinito con finito e deduciamo che Strauss avrà una concezione panteistica della religione come viene affermato nel suo scritto L’antica e la nuova fede (1872).

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