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All’inizio ha una posizione deista. Nei

Pensieri filosofici
ammette che Dio può essere conosciuto mediante la ragione piuttosto che mediante la rivelazione. Dio è offeso più dalla superstizione che dall’ateismo. Soltanto la conoscenza della natura e il riconoscimento dell’ordine del mondo possono rendere certi dell’esistenza di Dio. Il mondo allora non è più un dio: è una macchina con le sue ruote; e una macchina di questo tipo non può che essere stata creata da un essere superiore. Diderot nega l’ispirazione divina delle Sacre Scritture e soprattutto i miracoli.
Dopo il 1747 Diderot muta alcune sue idee, abbandona l’iniziale deismo e lo sostituisce progressivamente con un materialismo di tipo spinoziano. Fa propria una concezione monistica, afferma l’unità della sostanza, ma in senso materialistico: afferma l’identità di Dio, della natura e della materia. All’idea della natura statica e creata, propria dei newtoniani; contrappone l’idea di una natura in continuo movimento e sviluppo. Dal cui ordine non si può può concludere necessariamente che esiste un supremo ordinatore. Un ordine contingente, che possiamo certo immaginare come sempre esistito, ma, in modo altrettanto legittimo, possiamo anche credere diversamente.
Diderot intendeva separare nettamente le ricerche spirituali da presupposti teologici, rifiutare il finalismo, spiegare il mondo naturale sulla base dei principi della materia e del movimento. Il mondo è soltanto materia in movimento, e il movimento non è impresso alla materia da una forza esterna: è un attributo della materia. Se dunque il movimento è essenziale alla materia, l’ipotesi dell’esistenza di Dio è impossibile. La riflessione di Diderot sfocia così nell’ateismo.
Tutto è dotato di sensibilità. E tra la materia, la vita e la coscienza c’è continuità: dall’inorganico si passa al vivente e da questo al pensante, senza salti, soltanto in virtù della crescente complessità dell’organizzazione della materia. La natura è un tutto omogeneo e vivente in perenne divenire. Gli esseri viventi, sottoposti anche loro a trasformazione nel corso del tempo, nascono non per un intervento divino sulla materia, ma dalla materia stessa: tanto l’universo quanto le forme organiche derivano dalla materia in movimento.
• L’Enciclopedia
Uno dei più grandi prodotti dell’Illuminismo è la monumentale Enciclopedia. Un gruppo di librai-editori affidò a Diderot la parte umanistica e a d’Alembert quella scientifica. Nel 1759 arrivò la scomunica da parte di papa Clemente XIII e la messa all’indice. Con i suoi interventi redazionali Diderot mise in atto una sofisticata tecnica di mistificazione, per sfuggire alle maglie della censura: le idee più pericolose vengono insinuate in articoli in cui uno non se la aspetta e, viceversa, voci rischiose si presentano all’apparenza come relativamente rassicuranti. Scopo dell’Enciclopedia è accogliere le conoscenze sparse sulla faccia della terra, esporne ai contemporanei il sistema generale e trasmetterle ai posteri. Cambiare il modo comune di pensare. L’opera vuole anche essere il veicolo di una nuova filosofia, i cui elementi sono: antropologia materialistica, filosofia empiristica, morale relativistica, critica dell’assolutismo, filosofia politica liberale e riformista, l’etica della tolleranza, religione ridotta nei limiti della ragione, rifiuto delle religioni positive.
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