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Critiche di Hegel a Fichte e a Schelling


Critica di Hegel a Fichte

Hegel chiama "cattivo" infinito il processo dialettico di Fichte, poiché questo si sviluppa in modo lineare, l'essere non si completa mai con il dover essere (L'Io, in parole semplici, non riesce mai a completare quel processo di dialettizzazione del mondo che gli è proprio in modo costitutivo) e quindi l'uomo non riesce mai a raggiungere il senso ultimo della Storia nel mondo.
Invece il processo dialettico hegeliano si sviluppa in modo circolare (idea, spirito, natura, idea...); questa è una dimensione che per il filosofo realizza la perfezione della realtà, dell'uomo e della natura, proprio perché la dimensione con cui l'essere si esplicita è una dimensione continuamente cangiante (reminiscenza della filosofia eraclitea; sia per Eraclito che per Hegel tutto ciò che esiste si giustifica alla luce di una sua intrinseca dinamicità). Dunque per Hegel nel circolo si realizza la perfezione del Tutto e per questo il suo processo dialettico è la rappresentazione del cosiddetto "buon" infinito

Critica di Hegel a Schelling

Hegel critica l'assoluto di Schelling, paragonandolo alla "notte in cui tutte le vacche sono nere". L'assoluto di Schelling, infatti, è un assoluto adialettico in cui tutto è confuso, in cui non si capiscono le differenze tra le varie parte che lo compongono; è cioè un'unione di determinazioni opposte: soggetto-oggetto, positivo-negativo, bianco-nero, Io-NonIo, spirito-natura. Nell'assoluto schellingiano tutte le determinazioni si sovrappongono e la sovrapposizione per Hegel non è un fattore di accrescimento, poiché per il filosofo solo se le determinazioni sono distinte si possono comprendere.
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