gaiabox di gaiabox
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Gli sviluppi della scienza contribuirono a far vacillare l'ideale di scientificità proprio del positivismo, un ideale ottimistico circa le possibilità del conoscere, in quanto fondato sulla fiducia nell'osservazione e nell'esperimento; sull'idea di un progresso cumulativo del sapere; sulla concezione riduzionista della scienza che riconduce alla meccanica le proprie differenti branche; sulla diffidenza verso tutto ciò che appariva metafisica.

Contro una tale fiduciosa visione della scienza, ritenuta capace di costruire un sistema di conoscenze oggettive e in costante crescita, in grado di favorire non solo il progresso culturale ma anche quello economico e sociale dell'umanità, si levarono a cavallo dei due secoli svariate voci critiche. Alcuni criticarono il positivismo richiamandosi alla tradizione: vi fu così un "ritorno a Kant", un "ritorno a Pascal", un "ritorno a Leibniz".

Altri produssero concezioni filosofiche nuove: basti pensare a Nietzsche, a Bergson, a Croce. Scienziati-filosofi come Mach, Poincaré, Duhem trovarono nei mutamenti in corso nella scienza buoni argomenti contro il positivismo, rivendicando il ruolo delle ipotesi teoriche rispetto all'esperimento e affermando che il sapere scientifico si costruisce grazie all'intervento creativo dello scienziato. Di contro al sogno positivista di ridurre la scienza a conoscenza puramente oggettiva, venne così esaltata un'immagine del sapere nella quale largo spazio acquistava l'attività costruttiva del soggetto. L'accentuazione del carattere pratico, operativo, strumentale della scienza si legò all'affermazione della natura convenzionale delle teorie scientifiche.

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