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Concezione illluminista della storia


Durante il periodo illuminista ci sono state diverse accuse di antistoricismo. Prima degli illuministi c'era stato un interpretazione in termini teologici, giudaici della storia. Il punto di riferimento era il De Civitate Dei di Sant'Agostino e benché Machiavelli e Guicciardini avessero provato a laicizzare la storia i più l'avevano interpretata il rapporto alla mano segreta di Dio. Secondo gli illuministi sono gli uomini a determinare il corso della storia, la storia il rapporto all'evoluzione umana. Il Candido di Voltaire tratta del terremoto di Lisbona del 1755. Candido, il protagonista dell'opera, e l'emblema dell'interpretazione umana della storia. In questa catastrofe viene da chiedersi dove fosse Dio che non interviene in termini provvidenzialistici e pertanto si parla di pessimismo storico. Aspra è anche la critica contro il medioevo inteso come l'età delle barbarie.
L'unica civiltà che viene giustificata è quella primitiva e si orienta verso una storia detta primitivistica. Importante anche la differenza tra l'uomo naturale e l'uomo artificiale, il primo vive a contatto con la natura e trova la sua massima espressione nel mito del buon selvaggio a opera di Rousseau.
Alcuni critici hanno giustificato gli illuministi che consideravano periodi come quelli di Cesare, Pericle e Luigi XIV onorevoli. I rivoluzionari francesi si appellarono al rifiuto della storia illuminata e imposero il divieto dell'insegnamento della storia perché era un passato che non doveva essere ricordato ma il pessimismo storico si accompagna una forma di ottimismo in quanto la storia assume comunque valore in termini di civilizzazione attraverso la ragione.
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