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Cartesio

Cartesio è il pensatore del metodo per eccellenza. La sua riflessione sul metodo è contenuta nel Regulae ad directionem ingenii e nel Discorso sul metodo.

Brano dal Regulae

Cartesio è incerto sul valore che debba essere attribuito alla storia e alle conoscenze precedenti. Sicuramente i "libri degli antichi" vanno letti, facendo questo però si può notare come ci siano "macchie di errori" persistenti. Gli scrittori hanno l'inclinazione di rendere oscuri concetti che sarebbero facilmente spiegabili pensando di elevare il tono del discorso facendo complicate speculazioni, dall'altra parte invece banalizzano conoscenze che dovrebbero essere più approfondite. Anche se tutti esponessero in maniera corretta le loro tesi, avremmo una pluralità di pensieri discordanti. Non potremmo arrivare ad averne uno certo nè usando un criterio di maggioranza, infatti nelle questioni difficili sono pochi quelli che intervengono, nè un criterio di universalità, perchè per definire uno veramente un filosofo non basta che questo conosca Aristotele o Platone perfettamente, deve anche escogitare nuove teorie altrimenti quello che fa è studio della storia non filosofia. Lo scopo dunque di un metodo efficace è quello di arrivare a nuove conoscenze e nuove verità.

Si chiede quali facoltà dell'intelletto possono arrivare a ciò e risponde con due termini che assumono significati diversi rispetto alla tradizione perchè viene ripresa la loro etimologia latina:
⦁ intuito, atto dell'intelletto che coglie l'evidenza e porta ad una conoscenza immediata
⦁ deduzione, atto dell'intelletto che ottiene certezze da principi già conosciuti con l'intuizione. E' un movimento continuo, un collegamento tra tutti gli anelli di una stessa catena e porta a una conoscenza mediata. Ad esempio la somma di due più due fa quattro così come tre più uno e lo colgo con la deduzione.
Vi sono differenti classi di verità, quelle che possono essere comprese intuitivamente, con sia l'intuito che la deduzione o deduttivamente.
Al termine del brano c'è una digressione sulla fede, che può essere indagata non dall'intelletto ma dalla volontà e che si basa su verità rivelate superiori a tutte le altre.

Brano dal discorso

La fondazione del suo metodo nasce da un'insoddisfazione. Immagina di confrontare l'edificio della filosofia con quello della matematica. In un primo momento quello della filosofia gli appare invitante e bello, mentre quello della matematica rudimentale, secondariamente però si accorge che il primo ha basi cedevoli, non salde come quelle del secondo. Così il pensatore francese si pone un nuovo progetto di fondazione del sapere al fine di dare all'edificio della filosofia le stessa basi solide di quello della matematica.

Cercando i caratteri che avevano reso saldo l'edificio della matematica espone alcune critiche a logica, analisi geometrica e algebra. La logica insegna solamente a parlare con sicurezza di cose che non si conoscono e molto spesso contiene ragionamenti fallaci e non certi. La geometria è basata sull'immaginazione necessaria a creare le figure, perdendo di vista l'aspetto concreto e pratico. L'algebra fa lo stesso a causa dell'attaccamento alle sue regole. Nonostante questo, Cartesio osserva che le scienze matematiche hanno un elemento che le accomuna: ciascuna di esse studia i rapporti di quantità e proporzionalità intercorrenti tra gli oggetti. Credendo nella bontà di questo metodo, lo utilizza come fondamento per la creazione della matematica universale, "scienza dell'ordine e della misura" finalizzata alla ricerca di conoscenze certe in qualunque campo d'indagine.
Cartesio stabilisce le 4 regole fondamentali del nuovo metodo:
1. regola dell'evidenza, criterio di verità: devono essere accolte come vere solo quelle conoscenze contro cui non è possibile muovere alcun ragionevole dubbio. La conoscenza evidente è propria dell'induzione perchè la ragione dell'uomo non può commettere errori. E' lo stesso per la deduzione fintanto che si segue la natura della mente umana cogliendo tutti i nessi tra una nozione e l'altra.
2. regola della scomposizione: per affrontare un problema complesso bisogna dividerlo nelle sue parti più elementari fino a giungere ad un problema la cui soluzione sia intuitiva (processo analitico). Ad esempio se si sta cercando la somma degli angoli interni di un poligono con molteplici lati si può ricondurre la figura ad un triangolo.
3. regola della composizione: deriva dalla regola precedente, bisogna disporre i propri pensieri secondo un ordine che va da quello più semplice a quello più complesso (processo sintetico)
4. regola dell'enumerazione: in un ragionamento è necessario ripercorrere i passaggi effettuati in entrambi i processi analitico e sintetico per verificare che i passaggi che legano premesse e conseguenze sono stati compiuti correttamente.
Metafisica Cartesio si preoccupa di dare un fondamento metafisico alla fisica. La filosofia è concepita come un albero. Le radici sono la metafisica, il tronco la fisica, i rami le altre scienze. La metafisica quindi dà un fondamento necessario, che ha come conseguenza un grado non ipotetico delle leggi scientifiche (differenza e critica a Galilei che al contrario no fonda la sua fisica sulla metafisica). Cartesio parla della necessità di un dubbio generale, diverso da quello degli scettici utilizzato per dimostrare che si può arrivare ad una conoscenza certa ed è quindi è necessario sospendere il giudizio, mentre per lui è un dubbio di carattere metodico. Crede che la ragione sia un valido strumento conoscitivo e che sia per natura uguale in tutti gli uomini, quindi il dubbio serve solo per eliminare dall'edificio del sapere le opinioni no sufficientemente controllate.
La prima certezza che revoca in dubbio è quella dei sensi, che non possono essere utilizzati come criterio di verità (ripresi i tropi degli scettici), perchè ad esempio una torre che guardata da vicino è quadrata diventa arrotondata mano a mano che ci si allontana, o un bastone immerso nell'acqua sembra spezzato quando non lo è. Poi passa alla certezza dell'esistenza del mondo. Anche se i sensi non mi dicono il vero, il mondo ci deve essere. Ma non ho l'assoluta certezza di questo, perché spesso in sogno mi immagino il mondo/gli oggetti etc. Detto questo, cerca nuovamente un residuo, che sono le certezze di tipo matematico. Anche se forse i due tavoli che vedo non esistono, è vero che 2+2=4. Per estendere il dubbio alle certezze matematiche introduce la figura del dio ingannatore, che mi fa credere che le verità matematiche siano tali, mentre non lo sono. A questo punto il dubbio da naturale diventa iperbolico, estremizzazione ultima e infinita del dubbio.
A questo punto, Cartesio si interroga sull'unico elemento che gli è rimasto da analizzare: sè stesso e cosa sia possibile sapere di sè e risponde EGO COGITO ERGO SUM. La mia unica certezza è quella di pensare, quindi io sono una res cogitans, una sostanza pensante. Posso dubitare di essere un corpo, di avere mani etc ma non di pensare. L'unica certezza quindi è il pensiero, la res cogitans.
Ma la verità provata è estremamente limitata, e bisogna cerca di togliere le parentesi in cui abbiamo messo le altre certezze.
Esistenza di Dio Il primo passo per fare ciò è quello di dimostrare l'esistenza di Dio (che non è un dio ingannatore). Cartesio pone tre tipi di dimostrazione, due a posteriori riprese da Tommaso d'Acquino e la terza a priori ripresa da Anselmo d'Aosta.
Cartesio fa una distinzione tra le idee presenti nel pensiero:
⦁ innate: non imputabili ad un oggetto esterno ma insite in me esempio la verità della res cogitans;
⦁ avventizie: imputabili e derivate da un oggetto esterno esempio l'idea di calore;
⦁ fattizie: create da me tramite un processo di composizione esempio un ippogrifo;
Le idee, inoltre, possono esse considerate sotto de parametri che riprendono la distinzione Aristotelica forma materia:
1. realtà formale, per quanto riguarda la forma non hanno differenze perchè sono tutti fenomeni del pensiero
2. realtà oggettiva, per quanto riguarda la sostanza hanno differenze
Dimostrazione 1: Dio, essendo infinito (concezione puramente razionale), come idea possiede il massimo grado di verità ed è un'idea innata. Allora com'è possibile che in me, sostanza finita, sia presente l'idea di Dio, infinita? La causa deve essere sempre maggiore o uguale all'effetto, quindi ci deve essere una realtà formale e oggettiva pari o maggiore a quell'idea. Questa sostanza, che ha messo in me l'idea di Dio, deve essere appunto Dio.
Dimostrazione 2, Prova della causalità efficiente: A che cosa io, res cogitans, devo la mia esistenza? Io non sono in grado di darmi l'esistenza da solo perchè se mi fossi dato l'esistenza, mi sarei dotato di tutte le perfezioni, di quegli attributi infiniti. Se io esisto, la causa della mia esistenza deve essere quindi qualcos'altro, che ha lasciato in me l'idea di Dio come il vasaio lascia il marchio sulla sua opera.
Dimostrazione 3, Prova a priori: Non si può pensare Dio come dotato di tutte le perfezioni e negare la sua esistenza allo stesso tempo. L'esistenza è una perfezione, e Dio, in quanto essere dotato di ogni perfezione, esiste.
La possibilità di dubitare di verità come le certezze matematiche era dovuta alla presenza di un dio ingannatore, qui si dimostra però l'esistenza di un Dio buono. Egli è garante, in Cartesio, del fatto che la memoria non mi trae in inganno, e quindi mi permette di utilizzare lunghi procedimenti dimostrativi. Dio assiste la memoria, ma non fonda la verità delle proposizione intuitivamente evidenti, altrimenti entrerebbe in contrasto con L'evidenza del cogito, che è autosufficiente e autonoma.
Errore L'esperienza porta tutti come Cartesio a scontrarsi con l'errore, ma cos'è sul piano metafisico? L'errore testimonia il mio limite, la ma finitezza in confronto a Dio. Da cosa ha origine? Dipende da due cause e dal rapporto tra esse, intelletto e volontà. Brano
⦁ l'intelletto umano è limitato, la realtà è più ampia di quanto possa percepire
⦁ la volontà umana, il suo libero arbitrio è infinito ed è il carattere che ci rende immagine e somiglianza di Dio
L'errore deriva quindi dalla sovrapposizione di queste due facoltà, dall'asimmetria di infinito e finito. La volontà, più estesa dell'intelletto, si trova a dare l'assenso a cose che noi non conosciamo assolutamente, e da qui nasce l'errore. Per evitarlo bisogna quindi meditare su cosa si conosce e frenare i giudizi.
Cartesio poi esamina il ruolo dell'inclinazione. Nella tradizione, l'indifferenza era la condizione perfetta, ma non è così in Cartesio. L'inclinazione nella res cogitans è sempre una tensione naturale verso il bene, e rafforza la volontà, riprende la visione degli stoici secondo cui la volontà non può che protendere verso il bene.
Esistenza dei corpi In Cartesio, l'insieme dei corpi è detta res extensa. Nella prima parte della sue riflessione Cartesio dimostra che l'idea di corpo è innata, e dunque dimostra l'esistenza del mondo.
Brano. Estraggo della cera dall'alveare. Questa ha qualità sensibili come odore, colore etc ed ha una propria forma. Se la avvicino al fuoco, le sue caratteristiche cambiano. Indubbiamente quella che considero è sempre cera, ma cosa me lo fa dire? La cera non è quindi quel colore, quell'odore etc, ma un corpo, che prima mi appariva sotto certe forme e ora sotto altre. I corpi sono quindi entità estese, flessibili e mutevoli. Possono subire infiniti cambiamenti, tali che superino la mia immaginazione. Il concetto che ho di corpo non è quindi dato dall'immaginazione, ma dall'intelletto. È una visione della mente, non avventizia ma innata.
La dimostrazione dell'esistenza dei corpi all'esterno di me avviene per tre passaggi.
⦁ l'esistenza dei corpi è possibile, Cartesio ha appena asserito che i corpi sono un concerto chiaro e definir della mia mente (enti estesi e mutevoli). Tutti i concedetti chiari ed evidenti sono tali che Dio le possa creare. Quindi è possibile che dio, che agisce in modo razionale e non contraddittorio, li crei.
⦁ l'esistenza dei corpi è probabile, parte da un confronto fra intelletto e immaginazione, l'intelletto permette di concepire qualcosa chiaramente e distintamente, l'immaginazione permette di raffigurare qualcosa sensibilmente. Ad esempio un poligono con mille lati, chiliagono, può essere concepito dal mio intelletto ma non dalla mia immaginazione, che non ha nella realtà nessuna percezione di questo. È probabile che esistano i corpi, altrimenti non saprei come spiegare/giustificare l'immaginazione.
⦁ l'esistenza dei corpi è certa, Cartesio si volge ai sensi. La sensazione mi dice in modo costante che esiste un mondo esterno. Dio, che mi ha posto in esistenza, non può avermi dotato di una sensazione ingannatrice, che mi dica costantemente il falso. Inoltre, mi inclina a credere che le idee dei corpi siano prodotte da enti esistenti. L'esistenza dei corpi quindi è reale.
La sensazione in ogni caso è spesso confusa. Non ha una funzione conoscitiva ma pratica.
Etica Cartesio si propone di sviluppare un'etica provvisoria, di cui avvalersi mentre si sta ricostruendo l'edificio della filosofia e quindi ogni certezza è sospesa ma si hanno delle necessità pratiche.
1. nel momento in cui le certezze sono state revocate in dubbio, bisogna adeguarsi a un conformismo su opinioni religiose, politiche, sui costumi, sul comportamento...
2. sempre perseverare nelle decisioni prese, anche se sbagliate. Una strada dritta magari non ti conduce alla meta ma ti consente di non perderti.
3. bisogna vincere se stessi (i propri desideri e inclinazioni etc) e cercare di controllarsi invece che cercare di controllare il mondo e le circostanze, cose che sono indipendenti dalla nostra volontà. Niente, se non i nostri pensieri, è del tutto in nostro volere.
Ciò che era provvisorio poi muta in definitivo probabilmente per le difficoltà incontrate da Cartesio nell'attuazione del suo progetto sistematico. Le massime attraverso le quali si articola sono differenti tutte riprese dal pensiero stoico:
1. ogni cosa va accettata di buon animo, come se fosse stata mandata da Dio
2. l'anima è immortale, dunque non si deve temere la morte e ci si deve distaccare dai beni materiali
3. ogni cosa che accade va ridimensionata. La terra non è la nostra principale dimora, questa vita non sarà la nostra vita migliore.
4. l'individuo non può sussistere da solo, quindi bisogna cercare il bene pubblico e non il nostro bene egoistico (accettazione implicita dell'assolutismo)

Fisica


Cartesio concepisce la fisica come una fisica a priori. Il concetto di corpo è presente a priori in noi, dunque la scienza della res extensa sarà a priori. Caratteristica della fisica cartesiana è la negazione del vuoto. La qualità principale della materia è l'estensione, e i corpi possono subire infiniti mutamenti. La materia può essere quindi divisa all'infinito. Il moto avviene esclusivamente come moto locale. Non essendoci vuoto, un corpo muove un altro corpo e così via. Il movimento (causato da Dio, che ha dato inizialmente alla materia il moto, che si conserva) avviene per spirali di tipo vorticoso. Non tutta la fisica cartesiana, però, è a priori. Lo sono i principi fondamentali. Ma mi devo invece basate sull'osservazione per ottenere altre conoscenze, che sono i fenomeni e le teorie esplicative. Soltanto attraverso l'osservazione, infatti, posso accorgermi dei fenomeni che si producono. La mela cade dall'albero. La sua caduta rispetta i principi della fisica, ma per sapere che cade devo osservare. Inoltre devo mettere a punto teorie per spiegare come i fenomeni si producono. per questo mi baso sull'esperienza. Cartesio critica Galileo, che non si è impegnato a dare una base/fondamento alla sue tesi, ma si è solo dedicato alla ricerca delle cause di alcuni effetti naturali, senza fondare la sua fisica.
Rapporto anima-corpo Il dualismo cartesiano riprende non il dualismo aristotelico (ogni cosa è un sinolo di forma e materia) ma quello platonico (mondo ideale e fisico). Così come le idee, anche la res cogitans è intellegibile, incorruttibile ed eterna. Come in Platone, Cartesio trova difficoltà nel spiegare il rapporto tra questi due mondi. Come può l'anima comunicare con il corpo? Ho evidenza di questa comunicazione, che si spiega con i, rapporto causa effetto. L'anima agisce sul mio corpo facendolo muovere etc, e il corpo infulenza l'anima attraverso le passioni. Come avviene questa comunicazione? L'anima, essendo inestesa, non può trovarsi in una sola regione del corpo, si trova in tutte. C'è una sede dove però il corpo entra a contatto e comunica con l'anima, la ghiandola pineale.
Cartesio concepisce il mondo, così come il corpo, come una macchina. Il mondo e il corpo sono quindi governati da leggi meccaniche (paradigma meccanicistico cartesiano). Questo paradigma diverrà estremamente importante in medicina (ogni patologia deriva quindi da una causa organica). Verra messa in questione solo con la psicanalisi (non tutte le patologie derivano da una lesione organica, possono derivare anche dalla psiche. Non posso considerare solo il corpo).

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