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Renato Cartesio

René Descartes, italianizzato come Cartesio, nacque in Francia nel 1596 e morì a Stoccolma nel 1650. Da giovane ricevette un’educazione sul modello dei gesuiti ed ebbe la possibilità di viaggiare per l’Europa. Divulgò parecchi trattati, specialmente di natura matematica e filosofica.

Il rinnovo del metodo

Cartesio analizza il sapere dell’epoca e i metodi per giungere a delle conclusioni, ritenendo opportuno cambiare qualche procedimento. Per lui bisognava trovare un metodo ideale per far progredire la conoscenza umana, un sapere cumulativo basato su un sistema. Cartesio introduce i suoi pensieri con la metafora del palazzo: è necessario trovare un metodo che ci permetta di costruire un palazzo dalle fondamenta fino all’ultimo piano, ovvero che sia un nuovo sapere sempre in sviluppo.
Cartesio individua la matematica come unico ambito in cui il sapere è cumulativo e si fonda sulle scoperte del passato. Per questo motivo, Cartesio sostiene che il modello matematico deve essere alla base di tutto.

Il metodo di Cartesio

La matematica usa la deduzione, cioè fa dei ragionamenti, semplici o complessi, attraverso delle definizioni vere e giungendo alla dimostrazione di alcuni teoremi.
 È necessario, quindi, partire da premesse assolute, di cui non si può dubitare. Niente va preso per vero così come ci viene presentato, ma bisogna sempre mettersi in dubbio e riflettere (regola dell’evidenza).
 La regola dell’analisi impone di scomporre ogni problema e risolvere ogni sua parte, usando la prima regola.
 Chiariti i singoli problemi, bisogna ricomporli insieme (regola della sintesi) per arrivare a dei concetti più ampi.
 Infine, per essere sicuri di non aver sbagliato nessun passaggio si controllano tutti i ragionamenti e si valida la nostra teoria (regola delle enumerazioni e revisioni).
Questo metodo si fonda sulla verità indubitabile, è il nostro punto di partenza.

Dal dubbio alle certezze

Per Cartesio bisognava mettere in discussione tutte le certezze derivate dalla tradizione. Infatti, un tempo non si sapevano certe cose e la loro comprensione risultava difficile alle persone non istruite, per cui si poteva accettare tutto per come ci veniva detto. In realtà, afferma Cartesio, bisogna sempre ragionare sui problemi ed accogliere solo l’evidenza. Egli fa l’esempio del Sole: se Galileo e altri non avessero osservato il cielo, la gente avrebbe continuato a pensare che la Terra gira intorno al Sole e non il contrario.

Cartesio diceva che i sensi ci danno delle informazioni utili, ma spesso sono fonte di illusioni che ci ingannano. Quello che i sensi ci comunicano non va sempre preso per vero, ma rielaborato e confrontato. Neanche la ragione è perfetta quando si riflette nel modo sbagliato. E’ necessario adoperare il metodo cartesiano per poi trarre a delle conclusioni.

Cartesio, inoltre, ipotizzò l’esistenza di un genio maligno che vuole ingannare gli uomini. A quel punto, non potremmo mai incastrare quel demone perché ci farebbe credere quello che vogliamo sentirci dire e ci impedirebbe di avere dei dubbi.
Cartesio, dunque, fa una delle sue riflessioni più note: cogito ergo sum (“penso e quindi sono”). Cartesio, infatti, sottolinea che nel momento in cui si ha dei dubbi si esiste, perché siamo esseri pensanti. Se io penso, dunque, allora devo esistere e a maggior ragione se dubito. Questa è una cosa innegabile. Questa res cogitans (essere pensante) è la base della morale cartesiana, perché non ci sono corruzioni o idee controverse, solo pensieri personali.
Le idee

Da questo tipo di considerazione emerge che Cartesio ha messo alla prova il metodo da lui stesso creato, arrivando a dimostrare che le idee evidenti, chiare e distinte, sono vere già di per sé e inequivocabili. Non derivano dai sensi o dall’interpretazione della realtà, per cui devono essere dentro di me fin dalla nascita e Cartesio le chiamava, appunto, idee innate.
Oltre ad esse esistono le idee avventizie, che provengono dall’esterno, insieme alle idee fattizie, quelle che mi sono costruito da solo basandomi su altre idee. Non potendo essere messe in dubbio, le idee innate sono già giustificate e non hanno bisogno di conferma, mentre è problematico il rapporto tra il pensiero e la realtà che mi circonda, perché devo vedere se il criterio di verità (nel Seicento era dettato dalla Chiesa e doveva restare indiscusso) che io adotto è corretto, se ho una corrispondenza diretta fra pensiero e realtà grazie all’evidenza.

Esiste un’unica idea presente in tutti gli uomini e che non può essere frutto degli stessi: l’idea di Dio. Non avendo conferme della sua presenza nel mondo, gli uomini non possono aver mai visto Dio e ne consegue che devono aver avuto questa idea già nella loro mente. Inoltre, se gli uomini avessero creato se stessi, non avrebbero inventato le debolezze, ma se hanno inventato loro stessi, chi ha dato loro tale possibilità?
Cartesio, con i ragionamenti ontologici, vuole dimostrare l’esistenza di Dio e il suo legame con il creato. Il mondo è perfetto perché Dio, nella sua perfezione, ha voluto che lo fosse. La ragione stessa è un dono di Dio, perciò le idee fondate sulla ragione sono relative a Dio, quindi sono perfette e vere. Ad ogni modo, Cartesio riuscì a spiegare che, una volta compreso che la ragione ci avvicina a Dio e a confermare la sua esistenza, con la ragione stessa concepiamo il mondo che ci circonda.
Le critiche mosse contro questi pensieri furono diverse, prime tra tutti l’accusa a Cartesio di meccanicismo, cioè un universo che si regola da solo senza bisogno di un intervento divino.

Razionalismo

La certezza su cui bisogna fondare la nostra esistenza è quella di essere una res cogitans che analizza delle idee. Cartesio sosteneva che bisogna partire dalle idee per poi spiegare l’esperienza. Quando guardiamo il Sole, diceva, lo vediamo molto piccolo e sembra vicino a noi. In realtà, grazie agli astronomi sappiamo che il Sole è una stella di dimensioni immense lontana decine di milioni di kilometri da noi. È la ragione a darci la conoscenza vera delle cose, a consentirci di conoscere la sostanza che vediamo. La fisica deduttiva si basa sul medesimo principio.

La fisica di Cartesio e il suo meccanicismo

Noi crediamo che la materia sia un qualcosa di esteso a tutto l’universo, perciò non accettiamo l’idea del vuoto. Questo universo materiale è però divisibile all’infinito e il movimento, che non è proprio di corpi che per natura starebbero fermi, è dato inizialmente da Dio. La fisica di Cartesio si occupava di descrivere la struttura logica che governa tutto ciò che ci circonda, riconducibile a tre caratteristiche: estensione, forma e movimento.
Ogni cosa conserva il proprio stato di quiete o di moto, ma senza interventi di forze esterne, ogni cosa si muoverebbe in linea retta. Per quanto riguarda la materia, visto che essa si trova ovunque il vuoto non esiste. Questa materia si muove attorno a un centro e può dare origine ai corpi celesti i quali, urtandosi, mantengono il loro stato di movimento. Ogni reazione innesca una catena di movimenti che spiegherebbero il moto kdei pianeti, come se un vortice li attraesse a sé ma non con una forza sufficiente a deviarli dalla loro orbita (forza gravitazionale). In questo mondo analizzato da Cartesio, nessun intervento divino modifica lo stato delle cose ma serve solo a dare l’impulso iniziale da cui poi scaturiranno gli astri e anche la vita.
Meccanicismo: una teoria secondo la quale un sistema è determinato da una catena di fenomeni in cui non interviene nessuna entità superiore.

L’uomo

Per Cartesio gli animali possono essere pensati come delle macchine con delle funzioni vitali. Si tratta di immaginarli come degli automi che reagiscono in modo univoco a certi stimoli, con un rapporto specifico di causa-effetto.

Dal momento che gli esseri umani sono animali, anche l’uomo è una macchina e Cartesio cercava di mostrarne le particolarità, a cominciare dai riflessi automatici di fronte ai pericoli. Benché Cartesio tentasse di trovare delle verità innegabili, il suo metodo non era sperimentale come la scienza poi esigerà ed è per questo che l’Illuminismo giudicherà le idee cartesiane come interessanti ma al tempo stesso astratte e vuote.
L’uomo non è solo materiale, ma è anche anima, libera e capace di volere. Cartesio si chiese come fosse possibile che anima e corpo, essendo distinti, potessero agire l’uno sull’altra e pensò di aver trovato una risposta nella ghiandola pineale (oggi nota come ipofisi), un organo del cervello capace di oscillare e trasmettere delle informazioni in base agli stimoli ricevuti, ma anche in grado di “infondere la vita” con degli spruzzi di pneuma che, invadendo la zona cerebrale, gestirebbe l’intero organismo. Questo controllo supremo della ghiandola pineale sarebbe impulsivo e quindi tipico degli animali. Gli uomini posso tenerlo a freno grazie all’anima razionale, la volontà. L’anima può, infatti, agire sulla ghiandola pineale determinando una reazione diversa ad uno stimolo. È la libera scelta dell’individuo a determinare il comportamento o un’azione e per reprimere certi istinti che potrebbero essere dannosi c’è bisogno di acquisire della abitudini, abituare l’anima a prendere in mano la situazione, finché questa non viola i limiti del meccanismo naturale. La ragione può modificare l’associazione stimolo-risposta.

La morale di Cartesio derivata dalla fisica

Sulla base di questi pensieri, per Cartesio la morale consiste nel creare delle disposizioni, ovvero delle tendenze ad agire in un certo modo in alcune circostanze, modifichiamo il nostro modo di essere e di agire, guidati dalla ragione che non soccombe agli impulsi. Le passioni agiscono in modo meccanico, ma non tutte sono dannose e ne esistono di necessarie, come la ricerca di un compagno di vita. Bisogna, per Cartesio, saper analizzare le cause e gli effetti di alcuni nostri sentimenti e saperli gestire, mediante la ragione, così da trovare la serenità e il giusto equilibrio in un universo dalla struttura meccanica.

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