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La seconda obiezione che Hobbes porta a Cartesio è questa: il pensiero in quanto facoltà di pensare, esige di un sostegno. Quindi se c’è il pensiero, come atto ci deve essere anche una cosa pensante, un subeiectum. Nella mente dell’uomo vi sono idee che il soggetto ha nell’atto di pensare. Quali sono queste rappresentazioni? Le idee innate, le idee avventizie e le idee fattizie. Si tenga sempre presente che Cartesio è un filosofo razionalista. L’uomo viene al mondo non come tabula rasa, su cui poi vengono impresse idee dalle esperienze della vita, ma con un corredo di idee, che sono appunto le idee innate, che non possono derivare dall’esterno o da una creazione o attività di pensiero, bensì che sembrano nate con noi.
Nel pensiero poi vi sono rappresentazioni che sembrano venire da un mondo esterno, come le idee degli altri uomini, le idee naturali e idee costruite da soli, le fattizie, a partire da diverse combinazioni di idee avventizie, ad esempio l’idea dell’ippogrifo o della chimera.

Se il soggetto può essere sicuro dell’esistenza delle idee, in quanto oggetto del pensiero non può però essere certo della realtà delle cose che queste idee rappresentano, perché il soggetto pensante potrebbe essere ingannato dal genio maligno che gli fa creder esistenti cose costruite dalla sua immaginazione. Il soggetto pensante deve dubitare della realtà, di tutto ciò di cui possiede l’idea. Ma allora come posso io procede per provare a trovare un modo per rendere ragione della realtà delle cose fuori da me? L’unico modo per scoprire se alle idee che possediamo nel nostro pensiero corrisponde una realtà esterna è interrogarsi sulle loro cause.

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