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Cartesio - Il dubbio metodico


Cartesio sostiene che l’uomo debba prendere tutte le conoscenze che derivano dai nostri sensi e metterle in dubbio. Cartesio espone la teoria del genio maligno. Egli si chiede come l’uomo possa essere certo di non vivere in un inganno oppure in quale modo l’uomo non può essere sicuro di non pensare cose irreali basate su visioni distorte? Potrebbe esistere “un genio maligno” che inganni l’uomo prendendosi gioco di lui e facendogli credere come vero ciò che in realtà non lo è.
Dunque tutto può essere messo in dubbio “dubbio iperbolico” tranne il fatto stesso di dubitare. Mettere in dubbio qualcosa vuol dire “pensare di dubitare”, quindi dubitare vuol dire pensare.
Dubito ergo cogito
Così, dice Cartesio, qualcosa è certa: il pensare. Il pensare non può essere messo in dubbio, dunque
Dubito ergo cogito (se dubito penso)
cogito ergo sum (se penso esisto).
Cartesio applica la procedura del dubbio perché egli cerca un metodo che ci consenta di giungere a conoscenze certe. Il dubbio iperbolico consiste nel mettere in discussione anche la nostra capacità di dubitare: tutto può essere messo in dubbio tranne il pensare, perché il solo fatto di pensare di dubitare è un pensiero. Il pensiero esiste perché solo pensando di dubitare si forma il pensiero, quindi esso non può essere messo in dubbio.
Cartesio definisce il pensiero (res cogitans). Se esiste la res cogiitans al di fuori di essa vi è tutto ciò che non è pensiero: le cose materiali.
Cartesio afferma che esiste il pensiero (res cogitans) ed esiste anche ciò che non è pensiero, la materia (res ecstensa).
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