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Cartesio


Il metodo, il dubbio metodico e il cogito


Che caratteristiche deve avere, secondo Cartesio, il metodo della filosofia?


Il metodo della filosofia deve consentire un sapere cumulativo, cioè si deve riferire a più cose, e sistematico, ovvero deve avere una costruzione completa.

Perché la matematica costituisce un modello?


La matematica costituisce un modello poiché è l’unico ambito che abbia prodotto tale sapere cumulativo e sistematico. Bisognerà quindi utilizzare le caratteristiche del metodo matematico per costruire gli altri saperi, poiché il sapere è unitario e, di conseguenza, il metodo per raggiungerlo è lo stesso in ogni campo.

Quali sono le regole del metodo? Perché quella dell’evidenza è quella principale?


Le regole del metodo sono quattro:
Evidenza: la regola dell’evidenza impone che la condizione prima del metodo deduttivo sia l’indubitabilità delle premesse, ovvero non si deve prendere mai niente per vero se non si è sicuri sia tale per evidenza, cioè basta che ci sia il minimo dubbio sull'oggetto sensibile sull'idea per considerarli entrambi falsi. L’idea è vera quando è chiara e distinta, ovvero presente e precisa.
Analisi: la regola dell’analisi impone di scomporre i problemi complessi in parti singole e più semplici, per affrontare uno per uno i diversi aspetti applicando ad ognuno la regola dell’evidenza.
Sintesi: la regola della sintesi dice che, una volta chiariti i singoli problemi bisogna ricomporli in quelli più complessi, arrivando per gradi alla conoscenza di quelli complessi partendo da quelli semplici.
Revisione: la regola della revisione è quella del controllo delle fasi precedenti.

Perché Cartesio parla di “dubbio metodico”?


Cartesio parla di dubbio metodico poiché, perché la conoscenza ottenuta deduttivamente sia corretta, occorre che lo siano necessariamente le premesse. Per poter individuare questo punto di partenza indubitabile bisogna sottoporre tutte le certezze a dubbio per esibire la propria fondatezza , e si parla così di dubbio metodico, un procedimento per giungere ad una verità evidente e indubitabile.

Da dove sorge l’esigenza di una morale provvisoria?


L’esigenza di una morale provvisoria nasce dal fatto che, sebbene sia possibile una condizione iniziale di non sapere in ambito conoscitivo, non è altrettanto accettabile la stessa mancanza di certezze in ambito morale, poiché mentre si ricerca la verità si continua ad agire e il comportamento deve essere regolato da norme. Si dovrà perciò costruire una “morale provvisoria” che sia tale fino a quando non sarà ricostruito l’edificio del sapere. Le massime morali individuate sono: 1) obbedire alle leggi, serbando fede alla religione a cui sono stato educato da Dio 2) essere fermo e risoluto nelle decisioni, seguendo anche quelle dubbie, una volta deciso di accettarle 3) vincere me piuttosto che la fortuna e modificare i miei desideri piuttosto che l’ordine delle cose del mondo.

Quali sono le possibili fonti di conoscenza scartate da Cartesio?


Le possibili fonti di conoscenza individuate da Cartesio e sottoposte ad una rigorosa analisi sono i sensi e la ragione. I sensi sembrano darci una conoscenza indubitabile, ma in realtà abbiamo esperienza di inganni sensoriali, come le illusioni ottiche oppure i sogni, che sembrano reali ma al risveglio ci accorgiamo essere illusori. Essi quindi qualche volta ci ingannano, e non sappiamo se ciò avvenga sempre. Anche la ragione erra, poiché spesso ragioniamo in modo sbagliato, accorgendoci dell’errore solo dopo aver compreso la sua natura. Non siamo perciò sicuri che ciò che riteniamo vero lo sia effettivamente.

Che cos’è il “dubbio iperbolico”?


Il dubbio iperbolico è la radicalizzazione del dubbio metodico, in quanto Cartesio ipotizza l’esistenza di un genio maligno che voglia ingannarci intenzionalmente e ai nostri occhi faccia apparire come verità logiche i suoi inganni.

Quale certezza indubitabile viene individuata da Cartesio?


Nonostante la presenza del genio maligno, Cartesio individua una certezza indubitabile che prescinde anche da esso: l’esistenza di sé come essere pensante. Nel momento in cui dubito, compio l’azione di pensare, e se penso, sono (cogito, ergo sum). Questa verità è evidente, perciò è indubitabile.

Perché Cartesio parla di “res cogitans”?


Cartesio non dimostra l’esistenza dell’uomo come essere materiale, ma solo come “qualcosa” che pensa e che, poiché non deriva da altro, è una sostanza. Egli ha perciò dimostrato l’esistenza della res cogitans, la sostanza pensante, il fondamento della morale (egli è responsabile delle proprie azioni).

Quali sono le principali obiezioni al ragionamento di Cartesio?


Hobbes obietta che il pensiero possa essere soltanto una funzione del corpo, e che quindi l’uomo possa esistere solo corpo che pensa, non come res cogitans. Ad esso Cartesio risponde che ci sono attività, come il pensare, che presuppongo una sostanza diversa da quella materiale, di natura spirituale. Arnauld accusa Cartesio di ragionamento circolare, poiché il cogito è vero in quanto idea evidente, ma il criterio di evidenza verrà dimostrato in seguito, a partire dal cogito, mentre Gassendi contesta che l’affermazione “cogito, ergo sum” sia una forma abbreviata di sillogismo che sottintende la premessa “tutto ciò che pensa esiste”, non dimostrata. Ad entrambi Cartesio risponde che il “cogito, ergo sum” è un’intuizione ed è autoevidente, né un ragionamento deduttivo né un sillogismo.

Le idee e Dio


Perché le idee chiare e distinte sono vere?


Le idee chiare e distinte sono vere perché sono evidenti, vere di per sé, perciò non hanno bisogno di dimostrazioni.

Quali tipi di idee individua Cartesio? Perché l’idea di Dio è diversa da tutte le altre?


Cartesio distingue tra tre tipi di idee: le idee innate (quelle chiare e distinte), che non derivano dai sensi o dalla realtà esterna, ma solo da me stesso e che, perciò, sono dentro di me da sempre; le idee avventizie, ovvero le idee che provengono dalla realtà esterna, perché non possono essere suscitate o modificate (idee derivanti dalle sensazioni); le idee fattizie, quelle che costruiamo noi stessi unendo altre idee. L’idea di Dio è diversa da tutte le altre perché è un’idea della mente che l’uomo non può avere inventato, in quanto infinita, e che non può essere un’illusione o un inganno.

Perché l’esistenza di Dio è così importante nella filosofia cartesiana?


L’esistenza di Dio nella filosofia cartesiana è importante perché garantisce la verità delle idee: se Dio esiste, ed è per natura onnipotente ed immensamente buono, allora non può permettere che io mi inganni da solo usando la ragione che lui stesso mi ha fornito. Di conseguenza, tutte le idee fondate sulla ragione sono sicuramente vere, quindi chiare e distinte.

Come viene definita da Cartesio la sostanza?


Inizialmente la sostanza viene definita da Cartesio come ciò che sussiste di per sé e che non ha bisogno di nient’altro per esistere. Ma, poiché così solo Dio sarebbe sostanza, Cartesio limita il termine sostanza a ciò che non ha bisogno di nessuna cosa creata, ed è perciò possibile distinguere tra sostanze e attributi anche nell’ambito del finito (poiché noi conosciamo gli attributi e non le sostanze)

Esiste l’errore?


L’errore esiste quando assento a idee che non sono chiare e distinte, cioè quando uso la ragione nel modo sbagliato. Esso dipende dalla volontà, non dalla conoscenza, perciò è la volontà che mi spinge a prestare fede ad idee confuse e indistinte. Ciò garantisce la libertà dell’individuo da parte di Dio, che assicura la verità delle idee chiare e distinte, ma lascia la volontà libera di accettarle.


Perché Cartesio viene definito un “razionalista”?


Cartesio viene definito un razionalista poiché sostiene che le idee precedono l’esperienza e la interpretano scientificamente.

Che cosa vuole dimostrare Cartesio con l’immagine della cera?


Cartesio, con l’immagine della cera, dimostra che la sostanza di un corpo, ciò che è, lo conosciamo con la ragione, che dà informazioni che lo definiscono al di là di quelle sensoriali (come l’aspetto, la forma, il sapore…).

Perché la conoscenza sensoriale non corrisponde alla verità?


La conoscenza sensoriale non corrisponde alla verità perché è la ragione che ci consente di conoscere la sostanza, non le sensazioni. Con l’esempio del Sole, Cartesio dimostra che le sensazioni, come la vista, ci ingannano e ci fanno apparire il Sole molto più vicino e piccolo di com’è in realtà, visto con la conoscenza vera dell’astronomia, cioè della ragione.
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