pexolo di pexolo
Ominide 6525 punti

De l’infinito universo et mondi

Il secondo momento della rivoluzione astronomica (il più radicale) è opera di Giordano Bruno, il filosofo che con la sua audacia intellettuale ha definitivamente superato il mondo degli antichi e prospettato le linee fondamentali di quello dei moderni. Sebbene Copernico abbia notevolmente ampliato il cielo delle stelle fisse, affermandone l’incommensurabilità e immensità, la “rivoluzione copernicana” avrebbe rischiato di fermarsi a metà senza l’ulteriore “apertura” del cosmo

Genesi dell’idea


Il pensatore in cui, a cominciare dagli stessi Bruno, Keplero e Descartes, si è tradizionalmente individuata la prima affermazione dell’infinità del mondo è Cusano. Tale interpretazione, alla luce degli studi più recenti, non sembra essere completamente esatta, in quanto Cusano, pur negando che l’universo sia finito e racchiuso tra le mura delle sfere celesti, non ne afferma la positiva infinità. A ben vedere, il suo universo, più che infinito (attributo che egli riconosce solo a Dio) è indeterminato (indeterminatum). Di conseguenza, il suo mondo non è più il cosmo medioevale ma non è ancora affatto l’universo infinito dei moderni (Koyré). In realtà, è soltanto Giordano Bruno che deve considerarsi come il rappresentante della dottrina di un universo decentrato, infinito ed infinitamente popolato poiché non solo egli predicò questa dottrina per l’Occidente d’Europa col fervore di un evangelista, ma diede anche per primo una compiuta enunciazione dei motivi grazie ai quali sarebbe stata poi accettata dal grosso pubblico (Lovejoy).

Intuizione rivoluzionaria


Riprendendo Lucrezio (il cui manoscritto Sulla natura, scoperto nel 1417, aveva contribuito a diffondere le idee dell’atomismo antico, difeso appassionatamente da Lucrezio, in particolare quella della pluralità dei mondi e dell’infinità del Tutto) e forzando in maniera creativa Cusano, Bruno giunge a una nuova visione dell’universo, che non deriva da osservazioni astronomiche o calcoli matematici, in cui il filosofo fu poco versato e tecnicamente poco competente, bensì da un’intuizione di fondo del suo pensiero (quella circa l’infinità dell’universo) alimentata dal copernicanesimo. Se la Terra è un pianeta che gira attorno al sole, le stelle che si vedono nelle notti serene e che gli antichi immaginarono attaccate all’ultima parete del mondo, non potrebbero essere tutte, o almeno in gran parte, immobili soli circondati dai rispettivi pianeti? Tuttavia questa concezione, sebbene tragga la sua forza dal copernicanesimo, di cui il filosofo vuole sprigionare tutta la portata rivoluzionaria, viene immediatamente trasportata dal piano astronomico a quello metafisico. Essa è infatti dedotta dal princìpio teologico, già presente nell’ultima scolastica, secondo cui il mondo, avendo la sua causa in un essere infinito, deve per forza essere infinito; la creazione, per essere perfetta e degna del Creatore, d’essere essa stessa infinita e straripante di vita.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email