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La filosofia di Giordano Bruno


Concezione dell'infinito- Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548 e fu un importante cantore della natura e della rivoluzione copernicana, oltreché l’artefice della moderna concezione dell’infinito. Questo termine si riferisce a ciò che non ha limiti e, secondo il filosofo, è il fondamento dell’universo, costituito da infiniti mondi e coincidente con Dio. In questo universo tutto è centro e periferia e l’idea di tale spazio si basa sull’ipotesi che esso abbia una causa e un principio primo infinito che si identifica con Dio. In esso vi sono inoltre vari enti intesi come manifestazioni divine, inseriti in un ordine gerarchico e collegati tra loro.
Una conseguenza di questa nuova concezione del cosmo è che la Terra e l’uomo non sono più al centro del creato, come vuole la tradizione. Bruno però non crede che la tesi dell’infinità dell’universo sia umiliante nei confronti dell’uomo, anzi, la caduta dei limiti mira a valorizzare tutti gli enti poiché sono espressione divina.
Questa nuova immagine dell’infinito andava contro il pensiero di Aristotele. Quest’ultimo infatti credeva nell’universo geocentrico, limitato dal cielo e dalle stelle. Per Aristotele lo spazio infinito era inconcepibile e anche solo ipotizzarlo avrebbe portato a delle contraddizioni filosofiche.
Visione di Dio- Secondo Bruno, Dio è la “mens insita omnibus”, ossia la “mente nascosta in tutte le cose” e anima del cosmo. Una divinità è detta immanente quando è interna al mondo, mentre nel caso contrario viene definita “trascendente”, quindi un’entità autonoma e separata. Possiamo definire la visione di Bruno puramente panteista poiché Dio coincide con la natura. Secondo il filosofo la ragione non può comprendere un Dio trascendente, quindi come “mens super omnia”, ma può coglierlo solo come principio immanente del cosmo.
Opere- La rivalutazione della natura comprende anche la celebrazione dell’uomo poiché è partecipe del processo creativo di Dio. Nell’ opera intitolata “Lo spaccio della bestia trionfante” l’essere umano viene esaltato a entità a cui gli dei hanno donato la capacità di contemplare e trasformare le cose del mondo. Questa facoltà lo rende più simile alla natura superiore. Ciò che invece lo differenzia dagli animali è il possesso della ragione e delle mani, strumenti questi ultimi che gli permettono di modificare la materia. Con Bruno nasce quindi una nuova idea: la dignità dell’uomo non dipende solo dall’intelletto, ma anche dal lavoro manuale, fattore ulteriore che gli permette di allontanarsi dalla condizione bestiale.
In un’altra sua opera che s’intitola “Degli eroici furori”, il filosofo immagina che l’uomo abbandoni le passioni e i desideri carnali per aprire il suo cuore alla natura. L’essere umano viene quindi colto da questo eroico furore, un desiderio irrefrenabile di conoscenza, e si libera dei desideri volgari per intraprendere la ricerca della natura, divenendo anch’egli partecipe di questo oggetto infinito.
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