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Tra il IV e V secolo d.C, si sarebbe in errore nel ritenere Roma o l’Italia come l’unica parte vitale dell’Impero. Al contrario, nei primi secoli dopo Cristo, le province africane e mediorientali conobbero un grado di sviluppo economico e culturale decisamente superiore a quello di gran parte dei territori europei. Agostino, africano non solo d’origine, ce ne offre una prova.
Agostino stesso ha sempre individuato nella dottrina della grazia il vero nocciolo di tutta la sua esperienza di pensiero, l’autentica chiave per comprendere tutte le sue tesi di fondo. Agostino è soprattutto il pensatore della grazia, la più radicale novità che egli introduce nei confronti dell’intero orizzonte del pensiero greco. Per grazia s’intende il dono gratuito (cioè non dovuto) con cui Dio concede agli uomini la sua misericordia e la sua salvezza. Presuppone la nozione cristiana di peccato e, più in particolare, di peccato originale. Solo la grazia divina può infatti liberare l’uomo dallo stato di peccato in cui inevitabilmente si trova fin dalla nascita.

Agostino nacque a Tagaste (Numidia) nel 354. In principio aderisce al manicheismo, setta religiosa che postulava l’esistenza di due distinti principi della totalità del reale: uno all’origine della luce o del bene, l’altro all’origine delle tenebre o del male. Il mondo era considerato come una mescolanza di luce e tenebre, spirito e materia, dovuto al conflitto dei principi. L’impegno del credente era quello di liberarsi il più possibile dai vincoli materiali per ricongiungersi al mondo spirituale.
Agostino si sposta tra Cartagine, Roma e Milano. Qui, anche guidato dalle prediche del vescovo Ambrogio, supera l’interpretazione puramente letterale delle Scritture, ed entra in contatto con circoli neoplatonici cristiani. Si sposta poi a Cassiciaco in Brianza, dopo avviene la definitiva conversione al cristianesimo, che in qualche modo coincise con quella alla filosofia. Nel 391 divenne sacerdote ad Ippona, per poi esserne consacrato vescovo.
Nella sua vita fu coinvolto in prima persona in tre aspre controversie:
i. La polemica antimanichea: il mondo non è un carcere materiale da cui occorre cercare di fuggire, e per dimostrarlo Agostino indaga a fondo il significato della creazione con grande attenzione all’interpretazione del libro della Genesi
ii. La polemica antidonatista: al riguardo dell’atteggiamento da tenere nei confronti di quei cristiani che, per sfuggire alle persecuzioni, avevano in un primo momento rinnegato ufficialmente la propria fede, e in seguito chiesto di essere riammessi nella Chiesa. Quest’ultima aveva adottato una linea di tolleranza, incoraggiando il ritorno degli apostati. Un vescovo della Numidia, Donato, diede allora vita ad un movimento (animato prevalentemente da un disegno politico, cioè l’autonomia della Chiesa africana) che negava la validità dei sacramenti amministrati da coloro che avevano tradito la Chiesa e imponeva di battezzare nuovamente tutti coloro che volevano farvi ritorno. Agostino contesta ai donatisti che non è compito loro distinguere, nella storia, i buoni dai cattivi. È solo Dio che può leggere nei cuori delle persone e giudicare della sincerità di una conversione. Inoltre chiede l’intervento dello Stato per estirpare il donatismo con misure coercitive
iii. La polemica contro i pelagiani e i semi-pelagiani: richiamandosi al britannico Pelagio, negavano sia la trasmissione del peccato originale di Adamo a tutta l’umanità, sia la predestinazione, ritenendo che l’uomo potesse evitare il peccato e conseguire la salvezza sulla base della propria volontà. I semi-pelagiani, a differenza con questi e in accordo con Agostino, concedevano che l’uomo non potesse salvarsi senza la grazia divina, ma ritenevano –questa volta contro Agostino- che Dio concedesse la propria grazie solo a color che avessero deciso con il proprio volere di vivere in modo virtuoso. Agostino invece afferma che la grazia divina è assolutamente gratuita e perciò indipendente da qualsiasi merito umano.

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