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Sant'Agostino

Nel suo sforzo di penetrare, per quanto possibile, i misteri della fede, Agostino adopera soprattutto, come strumento, la filosofia platonica, conosciuta più attraverso i neoplatonici che direttamente (poiché Platone era poco tradotto in latino). Ma la sostanziale fedeltà allo spirito del platonismo non gli impedisce di vederne i concetti in una luce assolutamente nuova.
Platonica è l'affermazione che il vero, come l'essere, è uno e immutabile: ma il modo in cui Agostino concepisce tale immutabilità è originale e straordinariamente moderno. Platone, come tutto l'antico pensiero greco, aveva concepito il vero e l'essere in una forma che noi diremmo (impropriamente) "oggettivistica", mentre Agostino trasporta quei concetti in un modo di vedere che ha il suo centro nella persona: e cioè, in primo luogo, nella Trinità divina, e poi nell'anima umana, che ne è l'immagine.
Platonicamente, ciò che costituisce l'essere e la verità stabile al di sopra del divenire sono le idee; ma Agostino risale più in là: a quel Bene che già per Platone irraggiava la luce in cui risplendono le idee, e che ora diviene la fonte stessa delle idee; poiché il Bene è Dio. Nel pensare così Agostino era stato preceduto da Filone e da molti Padri della Chiesa, per i quali le idee sono simili a pensieri della mente divina: ma nessuno come Agostino seppe indicare così bene la via per risalire dal relativo all'assoluto, dall'anima a Dio, dal pensiero della verità che vive temporalmente nella nostra mente a quella Verità in sé che vive nell'eternità e che è Dio stesso, infinito e immutabile.

Senza dubbio in questo passaggio rimane sempre una dimensione di mistero, perché Dio è incomprensibile: ma Agostino mostra che anche la verità razionale può risplendere per noi solo sullo sfondo di questo mistero, con cui ci mette in contatto la fede. La verità, egli ribadisce continuamente, presuppone la fede.

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