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LA FILOSOFIA DA AGOSTINO A SANT’ANSELMO

Il primo dato che risulta è la distanza tra il primo filosofo cristiano, Agostino, e Anselmo: circa 600 anni. Durante questi seicento anni vi è stata la caduta dell’impero romano, le diverse invasioni barbariche che si sono succedute sul territorio italiano e un’involuzione dell’economia: testimonianza di ciò ci viene da Paolo Diacono e Manzoni che, nell’Adelchi, descrive l’Italia distrutta dalle invasioni dei longobardi con città distrutte e abbandonate. Il pensiero e la filosofia passano in secondo piano in quanto la preoccupazione dell’uomo era innanzitutto la sopravvivenza e le sporadiche forme di pensiero nate in Europa sono volte a descrivere la situazione dell’uomo. Dopo il 1000 vi è una piccola rinascita del commercio, si iniziano a fondare nuovamente villaggi nelle pianure e nuovi pensatori cristiani si affacciano nella storia della filosofia. I pensatori cristiani tentano di formulare dapprima delle prove razionali dell’esistenza di Dio non perché l’uomo non abbia più fede ma perché con essa l’uomo attraverso la propria ragione può giungere ad una certezza nei confronti di Dio. Credere in Dio è razionale, così come fondare la vita su Dio, che rappresenta l’aspirazione dell’uomo a mettere insieme un elemento divino con la natura umana. È rappresentativo che il primo filosofo dopo l’anno 1000 cerca di dimostrare l’esistenza di Dio, la quale sarà così fondamentale per la filosofia cristiana che la stessa terminerà non appena un filosofo negherà l’esistenza di Dio: costui è Guglielmo d’Ockam, che in tal modo cancellerà 200 anni di storia della filosofia. Il rapporto tra la fede e la ragione in questo periodo è lineare e trovare la dimostrazione dell’esistenza reale non era estrema per l’uomo, quando non sarà più così la filosofia cristiana finì.

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