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SANT'AGOSTINO

Agostino nacque nel 354 a Tagaste, nell’Africa romana da padre pagano e madre cristiana, Monica, che ebbe una profonda influenza su di lui. Condusse una vita da peccatore, ma coltivò gli studi classici latini e si occupò di grammatica. Si avvicinò alla filosofia, dopo essere stato incuriosito dall'Ortensio (esortazione alla filosofia) di Cicerone.
Nel 374 aderì al manicheismo, religione orientale fondata dal principe Mani (III sec.), una religione dualistica che ammetteva due principi opposti: il Bene e il Male, in lotta eterna tra loro. Secondo questa religione il male è il principio originario.
Finiti gli studi insegnò retorica a Cartagine; poi si trasferì a Roma perché insoddisfatto della vita che conduceva a Cartagine; poi si trasferì a Milano dove incontrò il vescovo Ambrogio, ebbe una crisi spirituale e mise in dubbio le verità del manicheismo: il 'Bene' deve essere un principio 'perfetto e incorruttibile' e non può essere condizionato dal male. Dunque si convertì.

Nel 387 fu battezzato dallo stesso Ambrogio e prese la decisione di ritornare in Africa per diffondere il cristianesimo, ma durante il viaggio la madre morì. Da quel momento il suo obiettivo fu la ricerca della verità e la continua lotta contro l'errore; diventò sacerdote e poi vescovo di Ippona. Morì il 28 agosto del 430.

L’opera maggiore di Agostino sono: le Confessioni. Per confessione si intende il riconoscimento di Dio come Dio e dei propri peccati come tali; confessarsi significa guardarsi dentro, analizzarsi e liberarsi: cercare Dio in sè stessi (introspezione). L'introspezione era un concetto già presente nel passato, per i neoplatonici era un atteggiamento privilegio solo del saggio, mentre per Agostino può essere proprio di ogni uomo. Quest’opera dimostra che è possibile un passaggio da "uomo vecchio" a "uomo nuovo", cioè che è possibile una rinascita alla vita spirituale. L'uomo vecchio è legato al corpo e alla vita terrena, l'uomo nuovo è rinnovato ai valori dello Spirito Santo e sceglie un nuovo battesimo.

Lo scopo della ricerca agostiniana è capire il rapporto tra Dio e l'Anima.
Per Agostino l'Anima è: il luogo dove si trova Dio (introspezione), cioè la Verità è nell'anima di ogni uomo;
l'Anima è: ciò che ci rende simili a Dio (tripartizione), cioè presenta la stessa struttura tripartita dal punto di vista qualitativo, infatti l'uomo è, conosce e ama proprio come Dio è Padre (potenza), Figlio (sapienza: lògos) e Spirito Santo (amore). La differenza è di tipo quantitativo, in quanto Dio è onnipotente, onnisciente e infinito amore, mentre l’uomo ha qualità limitate;

l'Anima è: il metro di misura del tempo, cioè il tempo esteriore, che serve per la convivenza civile, tende a non esistere in quanto il passato non esiste più, il presente nel momento in cui lo pronuncio è passato e quindi non esiste e il futuro non esiste ancora. Mentre il tempo misurato in relazione all'anima è un tempo interiore soggettivo, in quanto il passato è ricordo delle cose passate, il presente è attenzione delle cose presenti e il futuro è attesa delle cose future.

Nonostante la conversione al cristianesimo, Agostino non elimina il problema del male ma lo rende più drammatico, poichè: se Dio non ferma il male non è infinitamente buono; se Dio vuole e non può fermare il male non è onnipotente; Dio non esiste. Elabora così la teoria della non sostanzialità del male, configurando il male non come un principio, nè come una sostanza ma come assenza di bene. Però non vuol dire che non esistano i mali: fisici e morali. I mali fisici sono conseguenze del peccato originale, i mali morali consistono nella rinuncia a Dio e quindi nel peccato.

Proprio riguardo al peccato, Agostino, ebbe una polemica contro il pelagianesimo, dottrina del monaco inglese Pelagio. Pelagio sosteneva che il peccato di Adamo non ricadeva su tutta l'umanità, ma fu solo un "cattivo esempio". In poche parole, confina il peccato originale ad Adamo e, di conseguenza, afferma che l’uomo è capace di riscattarsi senza bisogno della grazia divina, ovvero senza la salvezza concessa da Dio. Questa dottrina portava a ritenere inutile l'opera di Cristo.
Agostino affermava invece che l’umanità aveva peccato con e in Adamo e quindi era una "massa dannata". Nessuno poteva sottrarsi alla punizione divina e salvarsi con le proprie forze, ma solo con la grazia concessa da Dio.

Un'altra opera è: La città di Dio (civitas Dei). Scritta dopo il sacco di Roma, nel 410 dai Goti di Alarico (barbari), in 13 anni. Roma era considerata il simbolo del potere spirituale e temporale, a questo episodio si diedero due spiegazioni: l'una che fu una punizione divina; l'altra fu una tesi anticristiana, in quanto si sosteneva che con il paganesimo l’Impero romano era forte ed unito, mentre con il cristianesimo si stava dissolvendo e indebolendo.
Agostino, elabora una teologia della storia, affermando che gli eventi non si succedono causalmente ma fa tutto parte di un disegno divino, quindi ha una visione provvidenzialistica della storia. Una storia costituita dalla lotta tra bene e male, qui rappresentata dalla lotta fra due città (civitas intesa come comunità: insieme di uomini): la città terrena, comunità degli uomini ingiusti (uomini vecchi: vivono secondo la carne) e la città di Dio, comunità degli uomini giusti (uomini nuovi: vivono secondo lo spirito). Entrambe nel mondo terreno, sono mescolate sin dai tempi di Adamo e lo saranno fino al giudizio universale, che le separerà e il bene trionferà sul male, dividendo il regno dei cieli e il regno degli inferi: regni ultraterreni. Perciò l’uomo è definito pellegrino, poichè è solo di passaggio sulla terra dal momento che la vera vita inizia dopo il giudizio universale; questa è una visione escatologica della storia, poichè il giudizio universale è considerato il finale: un evento salvifico.
Di conseguenza, il tempo è lineare sostituito al tempo ciclico dei Greci.

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