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Rapporto tra filosofia e cristianesimo

Con l'affermazione della religione cristiana la filosofia intraprende un nuovo indirizzo.
Religione= insieme di credenze che si accettano in virtù di una relazione, quindi essa in prima istanza non sembra essere il frutto di una ricerca, ma è l'assenso ad una
verità che l'uomo accetta in virtù di una testimonianza superiore.
Quindi se questo è vero che spazio c'è per la filosofia?
Quando l'uomo si interroga su ciò in cui crede e si domanda come capirlo allora l'istanza della ricerca che sta alla base della filosofia riemerge.
Con l'affermarsi in Occidente della religione cristiana è nata la filosofia cristiana che ha come scopo quello di portare l'uomo a comprendere la verità portata da Dio.
Quali sono i capisaldi della religione cristiana che si prestano ad una riflessione filosofica?

L'apostolo Paolo era un persecutore dei cristiani nei primi secoli della Chiesa che poi si converte dopo una visione avuta a cavallo di Dio.
Egli ha scritto delle lettere in cui ci sono dei nuclei tematici, che sono i cinque concetti che sono alla base della filosofia cristiana, che è la possibilità di comprendere il messaggio portato da Cristo:
1. Principio della conoscibilità naturale di Dio: attraverso le sua opere Dio si è rivelato e quindi a partire da questo l'uomo può arrivare a lui.
2. Dottrina del peccato originale e la possibilità di riscattarlo mediante la fede
3. Concetto della 'gratia' che è l'azione salvifica che Dio opera mediante la fede.
4. Separazione tra la vita secondo la carne (uomo vecchio) e la vita secondo lo spirito (uomo nuovo).
5. Identificazione tra il regno di Dio e la vita e tra la Chiesa e la comunità dei fedeli.

La patristica

Con questo termine si intendono i ''i padri della Chiesa'', cioè coloro che hanno fornito le prime elaborazioni dottrinali della cristianesimo.
Essa si può suddividere in tre periodi:
1. 'padri apologisti' (origini del cristianesimo-200) --> dedicato alla difesa del cristianesimo contro gli avversari (pagani);
2. dal 200 al 450 d. C. --> formazione dottrinale delle credenze cristiane. (Agostino)
3. dal 450 al 730 d. C. --> rielabora e sistematizza le dottrine elaborate nella seconda fase.
Il formatore della Patristica è Giustino (Palestina inizio III secolo)= padre apologista.
Gli gnostici sono una setta cristiana che ritiene che la conoscenza sia l'unica condizione per la salvezza e quindi ritengono che per raggiungere la beatitudine sia sufficiente conoscere i misteri divini, ma così escludono l'iniziativa di Dio.

La filosofia scolastica

È considerata la filosofia cristiana per eccellenza.
Deriva da 'scholasticus', che era il termine con il quale veniva indicato l'insegnante delle arti liberali (trivio, quadrivio). In seguito questo termine passa a designare anche il docente di filosofia, chiamato anche magister.
Origini e sviluppo della scolastica sono strettamente legate alla disciplina dell'insegnamento. Le forme fondamentali di questo insegnamento sono la lecto (commento ad un testo) e la disputatio (esame di un problema fatto con la considerazione di tutti gli argomenti che si possono porre pro o contra quella tesi.
L'attività letteraria degli scolastici confluisce in opere, chiamate 'commentari' dove i commenti più importanti sono dedicati alla Bibbia, alla logica Aristotelica (processo della conoscenza) e autori dell'entourage (sfera) cristiana, più importante Boezio. Questi commentari spesso diventano dei 'quodlibeta', nome con il quale venivano chiamate le questioni che quelli che volevano laurearsi in teologia dovevano riportare.
Prima differenza fondamentale con la patristica è che quest'ultima era problema individuale, mentre questa era legata all'istruzione.
Problema della scolastica è portare l'uomo alla comprensione della libertà rivelata, ma non era un problema dell'individuo ma scolastico, quindi c'è una coincidenza del problema didattico con quello speculativo e filosofico.
Fondamento e norma della ricerca filosofica = tradizione religiosa. La ricerca filosofica è intesa come opera comune, perchè l'individuo deve ricorrere all'aiuto degli altri per arrivare alla verità e specialmente deve fare riferimento a quello che la chiesa riconosce come ispirato dalla grazia divina.

Auctoritates, utilizzate dalla filosofia scolastica --> padri della chiesa, decisioni concili, contenuti Bibbia. Auctoritates non è un dogma (verità non compresa razionalmente, ma che non può essere messa in discussione) --> posizione autorevole (non va accettata a prescindere il fatto che può essere dimostrata o meno) = punto di riferimento.
In questo percorso capiamo bene la celebre definizione che viene data a questo filosofia="ancilla teologie" --> la filosofia deve andare in aiuto alla teologia, ma sopratutto la scolastica non si propone di creare ex novo dei concetti, ma ha cm obiettivo di portare a comprendere la verità presente nella religione. La filosofia deve aiutare a comprendere la verità rivelata. Rapporto fede ragione è fondamentale tanto è che la periodizzazione della scolastica si baserà sulle diverse interpretazioni di qst rapporto. Rapporto fede ragione--> quale parte può avere l'iniziativa razionale dell'uomo nelle ricerca della comprensione della verità (problema anche di libertà dell'uomo).
Per molto tempo la scolastica è stata fatta coincidere con la concordanza piena e definita tra fede e ragione, ma questa lettura che ha dato Tommaso --> sintesi tomista.
La filosofia scolastica in virtù delle diverse versioni del rapporto fede e ragione è divisibile in quattro fasi:
-prescolastica (VI-X): presuppone l'identità di ragione e fede, cioè coincidono;
-alta scolastica (metà XI fine XII): esponente maggiore Anselmo d'Aosta. Problema rapporto fede ragione comincia a porsi anche perchè si coglie che almeno potenzialmente non solo potrebbero non coincidere, ma essere addirittura antitetici.
-fioritura della scolastica (1200-1300 d.C.): filosofia tomista in quanto l'esponente maggiore è Tommaso.
-dissolvimento della scolastica (XIV): ammissione che la soluzione di questo problema è insolubile e dissolvimento di questa filosofia. Esponente maggiore Guglielmo d'ockam.
Il problema del male è uno dei più grandi che mina il pensiero su Dio.

Anselmo d'Aosta

Anselmo nasce ad Aosta nel 1033, di arcivescovo di Canterbury dal 1093 al 1109, e parte da una posizione in cui dichiara l'assoluta superiorità della fede sulla ragione tant'è che appunto il suo motto è "credo ut intellegam", cioè credo per capire.
Anselmo ritiene che nulla può essere compreso senza fede che però deve essere dimostrata con motivazioni razionali. (anche confermata).
Anche la ragione come la fede (Agostino) deriva dall'illuminazione divina.
La verità fondamentale della religione è l'esistenza di dio, che secondo Anselmo è una pura verità di ragione --> l approva che Anselmo porterà dell'esistenza di dio è chiamata prova ontologica o prova ontologica a priori (Tommaso invece parte dalle cose del mondo, prove cosmologiche a posteriori che sono le 5 vie per arrivare a dimostrare l'esistenza di dio).
Anselmo scrive due opere importanti: monologion o soliloquio e proslogion o discorso rivolto ad altri. La prova ontologica è contenuta nel proslogion.
Nel monologion Anselmo da già una prova dell'esistenza di Dio attraverso una prova che si chiama "argomento dei gradi": ci sono molte cose buone nel mondo, ma tutte sono buone più o meno, cioè nessuna cosa è assolutamente buona. Se dunque è così allora tutte le cose presuppongono un bene assoluto che è ciò da cui le cose traggono il grado di bontà che possiedono, ma il "sommo grado" è solo Dio.

Nel proslogion parte invece dalla definizione di Dio e Anselmo pretende di giungere a dimostrare la sua esistenza a partire da questo. L'interlocutore di quest'opera è l'insipiens, ovvero lo stolto (colui che non possiede la sapienza divina). Nel salmo 13 "lo stolto pensa Dio non esiste". Secondo Anselmo anche lo stolto di questo salmo deve avere il concetto di Dio perché é impossibile affermare che una cosa non esiste se no si ha il suo concetto.
Dio é ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore. Anselmo dice che il fatto che pero lo stolto abbia questo concetto determina che nella sua mente però questo concetto esiste, ma se questo concetto esiste nel solo intelletto nel momento in cui noi pensassimo che Dio esiste anche nella realtà (più grande di quello dell'intelletto perchè ha come elemento in più quello dell'esistenza).
Se non esistesse nella realtà questo essere non potrebbe essere quello di cui penso perchè se l'essere fosse qualcosa del solo intelletto qualsiasi cosa che è nella realtà è più grande dell'intelletto.
Perchè dire che Dio = essere di cui no posso pensarne uno maggiore --> essere assolutamente perfetto, ma l'esistenza è un presupposto della perfezione quindi deve esistere.
Le definizione stessa di Dio implica l'esistenza, perchè se questo essere esistesse solo nell'intelletto non sarebbe più l'essere di cui non possiamo pensare uno maggiore. (se non esiste non è più perfetto quindi non posso dire che un essere perfetto non esiste)
È importante pensare che ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore esista solo nell'intelletto e non nella realtà. Argomento di Anselmo si basa su 2 presupposti fondamentali:
- ciò che esiste in realtà è più perfetto di ciò che esiste nel solo intelletto;
- negare ha ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore esista nella realtà (come fa lo stolto) significa contraddirsi.
Già un contemporaneo di Anselmo, il monaco Gaunilone, scrive un testo intitolato "libro a difesa dell'insipiente" --> anche ammesso che si abbia il concetto di Dio come un essere perfettissimo da questo concetto nn si può dedurre l'esistenza. Allo stesso modo in cui se io penso ad un'isola perfettissima non è detto che questa isola esista davvero.
Com il "libro apologetico" Anselmo risponde a Gaunilone dicendo che l'idea dell'isola perfettissima non coincide con il concetto di perfezione assoluta (perchè può essere solo la più perfetta tra le isole).
Il grande merito di Gaudilone è stato quello di scindere il piano del pensiero e delle possibilità logiche da quelle della realtà effettiva. Sulla scia di Gaudilone lo stesso San Tommaso dirà che non si può partire dal concetto di Dio per arrivare a dimostrare la sua esistenza e che l'argomentazione di Anselmo è valida solo se si presuppone già quello che si vuole dimostrare. L'autore che svilupperà maggiormente queste critiche è Kant (simile a Gaudilone) = io posso avere l'idea di 100 galeri, ma c'è differenza nella mia capacità di spesa se li ho davvero oppure non li ho.
Argomento ontologico a priori ripreso da Cartesio, Spinoza, Leigniz e Hegel.

Dibattito sugli universali

Il secolo XII è il secolo in cui fu maggiormente dibattuto nella filosofia scolastica il tema degli universali, che sono quei concetti che possono essere attribuiti a più individui (specie, genere).
La questione nasce dal commento di Perfinio alle categorie di Aristitele si legge "Intorno ai generi e alle specie non dirò qui se sussistano oppure siano posti soltanto nell'intelletto; nè nel caso che sussistano, se siano corporei o incorporei, se separati dalle cose sensibili o situati nelle cose stesse ed esprimenti i loro caratteri comuni" --> il problema è questi universali esistono solo come concetto della mente oppure esistono anche nella realtà? E se esistono nella realtà sono separati dalle cose (come dice Platone nella teoria delle idee) o sono dentro le cose stesse (come dice Aristitele nella teoria delle forme).
Questa disputa è molto importante perchè è il segno di una nuova mentalità che comincia a pervadere la scolastica; prima di questo periodo nessun filosofo metteva in dubbio la teoria platonica, cioè che i generi e le specie fossero delle idee archetipiche nella mente divina e poi da questo venivano immesse nelle cose.
Cn la filosofia scolastica al centro questo tema perchè si sta effettuando un passaggio (teologico-filosofico) in cui gli universali cominciano ad essere considerati anche come le condizioni delle operazioni conoscitive dell'uomo.
A questo problema sono state due risposte, che a loro volta si dividono in una moderata e una radicale. Nel momento in cui c'è questo dibattito la filosofia si concentra più che su Dio sull'uomo. Le due risposte a questo problema sono: il realismo (via antica) e il nominalismo (via moderna).
Il realismo estremo fa riferimento al modello platonico agostiniano e gli universali non solo esistono al di fuori della mente ma anche "ante rem", cioè prima delle cose stesse sotto forma di modelli perfetti presenti nella mente divina. L'esponente più importante è Guglielmo di Campeaux che considera l'universale come modello a cui tutte le cose fanno riferimento (es. La specie uomo è la realtà unica di tutti gli uomini che è sia presente nella mente divina che in ogni uomo, le altre caratteristiche che differenziano un uomo dall'altro sono accidenti.
Il realismo moderato si ispira al modello aristotelico e fondamentalmente dice che gli universali sono delle realtà che esistono "in re", cioè in se stesso. L'esponente più grande è Tommaso, il quale afferma che gli universali non solo esisto "in re", ma anche "post rem" (oltre la cosa come concetto dell'intelletto) e "ante rem" nella menta divina (come modello o idea delle cose create).
Il nominalismo estremo dice che gli universali sono "flatus vocis", cioè non solo non esistono nella realtà, ma nemmeno nella mente quindi sono solo emissioni fisiche di voci. Il maggiore esponente è Roscellino il quale fu condannato durante un concilio perché questa dottrina applicata al dogma della trinità porta al "triteismo", cioè a 3 divinità in quanto non esistono dei nomi che possono essere applicati a più cose. Russel però evidenzia l'importante della sua teoria in quanto essa anticipa l'empirismo inglese poiché secondo Russel Roscellino intendeva dire che nella nostra mente non esistono gli universali perché quando pensiamo a una cosa e crediamo di pensare ad una cosa generale, in realtà stiamo pensando a qualcosa di specifico.
Il nominalismo moderato dice che l'universale esiste "in intellectu", cioè non esiste nella realtà, ma solo nell'intelletto quindi è solo un segno mentale e linguistico che ci consente di classificare tra loro individui con caratteristiche diverse ma simili. Il maggiore esponente è Gugliemo d'Ockam che dice che l'universale non ha una validità ontologica, ma solo una validità logica mentale (solo per il processo conoscitivo). Con questo personaggio abbiamo la fine della scolastica.
Secondo i filosofi della scolastica:
- professarsi realisti = riconoscere al pensiero la possibilità di essere un esatta fotocopia della realtà. Se gli universali sono delle realtà archetipiche il pensiero è in grado di fare metafisica.
- dire nominalismo = divario tra pensiero e realtà, ma se il pensiero non è in grado di cogliere la cause ultime e prime del reale allora non è in grado di fare metafisica.
Le correnti della scolastica che si ispirano al realismo difendono la concezione metafisica e teologica del mondo.
Ockam dice che la ragione non potrà mai spiegare Dio --> con lui si chiude la scolastica e si inizierà quella parte di enfierò che porterà alla filosofia moderna.
Questa disputa è fondamentale proprio perchè segna la fine della scolastica.

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