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Introduce una singolare variante nello schema cosmico di al-Farabi, generando una teoria che è uno dei pilastri, degli snodi fondamentali della metafisica occidentale:
L’Essere può essere o necessario, o possibile, o impossibile. Una prima distinzione logica:
i. Il necessario è ciò la cui esistenza non implica la contraddizione. È ciò la cui essenza consiste nell’esistere
ii. Il possibile è ciò che può esistere o non esistere. È possibile e diventa esistente per l’intervento di un soggetto esterno. Non può attualizzarsi da solo, altrimenti sarebbe necessario
iii. L’impossibile è ciò che non può essere
Il necessario è ciò che esiste per forza, il possibile è ciò che esiste grazie all’intervento di qualcosa di esterno, l’impossibile è ciò che non può esistere.
Il necessario è ovviamente Dio, nel quale essenza ed esistenza coincidono. I possibili sono le creature che vengono tratte in essenza da Dio, sono per essenza possibile e diventano esistenti per intervento divino. Nel momento in cui diventano esistenti, però, diventano necessari a loro volta. Quindi si distingue: il “necessario per sé” e il “necessario per altro”. L’impossibile, chiaramente, non esiste.

Il concetto di necessario non presenta di per sé grandi problematiche: Dio è causa sui, in Lui essenza e esistenza sono la stessa cosa. Ciò non vale però per la questione del possibile: se il possibile è in sé inesistente, ma poi viene tratto in esistenza e diventa a sua volta necessario, non viene in questo modo contraddetta l’idea della possibilità? Il possibile che diventa necessario non è più possibile. Ma allora non viene compromessa l’idea dell’onnipotenza divina? Dio è in grado di produrre, di fare l’impossibile?
Se l’impossibile non esiste, significa che c’è una parte della realtà che sfugge dalla possibilità di intervento divino. Tutto ciò che può esistere deve esistere e tutto ciò che non può esistere non potrà mai esistere (“principio di pienezza”)
Due conseguenze principali:
i. L’onnipotenza di Dio viene limitata: nemmeno Dio può far si che l’impossibile sia.
ii. Il nostro è il migliore dei mondi possibili, per quanto è l’unico mondo possibile. Se l’impossibile mai esisterà, mai ci può essere un mondo alternativo a questo. Tutto ciò che può esistere esiste.

Quindi Avicenna introduce nella sua struttura cosmica una modificazione:
il secondo intelletto pensa Dio ed emana il terzo, però pensa anche se stesso. Ma pensa a se stesso in due modi:
1. Pensa a se stesso come necessario e produce l’anima del primo cielo
2. Pensa a se stesso come possibile e produce il corpo del primo cielo
Sempre rispetto a Dio. La catena poi continua. Il corpo si riferisce quindi ad un livello di autoconsapevolezza inferiore, l’anima ad un livello di autoconsapevolezza superiore.

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