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Guglielmo di Ockham: vita e filosofia


Detto il “dottore invincibile” grazie alla sua abilità nell’obiettare critiche che gli venivano mosse contro, era bravo ad argomentare.
Spianò la strada all’interesse naturalistico del Trecento.
Venne convocato alla corte di Avignone a causa delle sue tesi ritenute in sospetto di eresia. Riuscì a scappare, trovando rifugio presso l’imperatore Ludovico il Bavaro. Lutero avrà una vicenda simile alla sua.
Secondo Ockham l’uomo può conoscere solo ciò di cui ha esperienza: impostazione empiristica del suo pensiero. La conoscenza dell’uomo si basa sull’esperienza.
Riconosce due tipi di conoscenza (o tre):
•Conoscenza intuitiva: conoscenza perfetta, quella che ho quando ho in mano l’oggetto da conoscere, posso riconoscerlo in modo perfetto. È quella che riconosce se una cosa esiste o meno. Implica estrarre concetti e collegarli per formare proposizioni;
•Conoscenza intuitiva imperfetta: tipo di conoscenza intuitiva che ho quando l’oggetto non è più a disposizione dei miei sensi, l’ho visto in passato, ne ho avuto esperienza in passato, è una conoscenza imperfetta. È quella maggiormente presente nella nostra mente. È legata a ricordi di cui ho avuto precedentemente una conoscenza perfetta. Riconosce, però, che tale oggetto esiste o almeno in passato è esistito;
•Conoscenza astrattiva: conoscenza di un oggetto indipendentemente dalla realtà o dall’irrealtà di esso. È una conoscenza che deriva da quella intuitiva. Per esempio l’ippogrifo è stato inventato mettendo insieme elementi di cui si ha una conoscenza intuitiva. Tramite questa conoscenza si può formulare un ragionamento razionale. Prescinde dalla realtà o dall’irrealtà del soggetto.
Rifiuta la teologia razionale: la ragione non può avere a che fare con Dio. Fede e ragione non possono coesistere. Di Dio non abbiamo una conoscenza intuitiva, quindi non possiamo averne neanche una conoscenza astrattiva, non possiamo provarne l’esistenza. Fede e ragione si scontrano, si arriva ad avere delle contraddizioni. Per esempio Dio uno e trino allo stesso tempo. La teologia termina così di essere scienza, non può avere a che fare con la ragione.
Confutazioni dell’esistenza di Dio
Prova ontologica di Anselmo
Dicendo che Dio è perfettissimo stiamo dicendo la sua essenza. Dio è essenzialmente quell’essere perfetto. La prova di Anselmo parte dall’essenza di Dio. Ockham dice però che l’essenza si ha solo con una conoscenza intuitiva, la si capisce e la si coglie solo quando ne abbiamo esperienza. Di Dio non possiamo raccogliere l’essenza, quindi non possiamo dimostrarne l’esistenza.

Cinque vie

Nella struttura logica delle vie prende in causa l’applicazione del principio di causalità, secondo il quale tutto accade per una causa precisa e costante. Per Ockham questo principio vale solo per le cose passate, ma non deve per forza essere applicato universalmente. L’esperienza fa riferimento sempre al passato. Non possiamo pretendere che nel futuro accada sempre quello che ci è accaduto nel passato solo sulla base dell’esperienza. Sul piano filosofico non è detto che ciò che ci è sempre accaduto accada anche nel futuro. Per lui noi ci basiamo sull’abitudine, ma non dobbiamo farlo. Così smonta il procedimento logico del principio di causalità. Non possiamo fidarci, è solo frutto dell’abitudine. Dato che non possiamo fidarci, allora non possiamo utilizzarlo per dimostrare l’esistenza di Dio.
Posso però essere ragionevolmente persuaso dell’esistenza di Dio, ma non posso esserne sicuro sulla base di una dimostrazione. Quelle di Tommaso sono ragionevoli persuasioni, la fede è ragionevole. Così siamo portati ad essere persuasi della sua esistenza. Però non possiamo crederci sulla base di una dimostrazione ragionevole.

Indimostrabilità degli attributi di Dio

Non si può stabilire che Dio sia veramente unico, non c’è nessun male a credere a più divinità. Se Dio è immutabile, allora perché ad un certo punto ha voluto incarnarsi? Quindi si può pensare che Dio sia mutato e mutevole. Inoltre si è incarnato in un uomo, è mutato in una natura finita. Quindi dalle Sacre Scritture si capisce che è mutevole. Di conseguenza cadono tutti gli altri attributi, non possiamo dimostrarli (Onnipotenza…).

Principio di economia

È inutile e dannoso moltiplicare gli enti. Esiste questa realtà e qualcuno nell’antichità ha deciso di moltiplicare gli enti, ha immaginato un’altra realtà. Da quel momenti l’uomo continua a chiedersi e a porsi problemi. È stato inutile e dannoso creare un’altra realtà. Dobbiamo dimostrare l’esistenza di questa e quella realtà, diventa un lavoro in più. Finiamo per avere una persuasione ragionevole, ma non possiamo dimostrarla razionalmente, perché solo di questa realtà possiamo avere esperienza.
L’uomo ha anche pensato all’esistenza dell’anima, ha moltiplicato l’ente che prova emozioni. Ci siamo trovati con due cose da spiegare, di cui una possiamo averne esperienza l’altra no. Quindi, questa moltiplicazione è dannosa.
Stessa cosa per le idee di Platone.
Stessa cosa per la sostanza di Aristotele, nessuna l’ha mai vista, ne vediamo solo le caratteristiche esterne.

Si finisce col negare tutto ciò che è metafisico: rasoio di Ockham. Falcia tutto ciò che è metafisico. Viene falciata anche la nozione di causa. È stato inutile e dannoso trovare fuori la nozione di causa. Lo scienziato non può indagare la causa prima né quella finale. Si possono spiegare le cause delle cose che si hanno di fronte. Niente ci costringe a pensare che domani accada quello che è accaduto fino ad ora. Ora abbiamo visto solo successioni di cause ed effetti, non dobbiamo affidarci all’abitudine. Non possiamo avere esperienza della causa finale, quindi non possiamo conoscerla. Possiamo solo studiare la causa efficiente di questo mondo. Dobbiamo capire non perché il mondo va così, ma come funziona. Dobbiamo studiare le cause che stanno dietro ciò che accade, capire come funzionano e non perché. Chiediamoci adesso come avvengono i fenomeni. Indica alla scienza per la prima volta questo metodo. Quindi, lo scienziato non può indagare Dio, il primo motore o ciò che c’era all’inizio.

Non ammette la possibilità per l’uomo di indagare tutto ciò che è metafisico, quindi anche Dio, non lo possiamo indagare razionalmente. Taglia la nozione di sostanza.

Lo scienziato deve abbandonare i filosofi, loro si interrogano sul perché, mentre lui solo sui come. Lo scienziato deve basarsi solo sulla ragione empirica, l’unica che per lui vale e gli permette di arrivare alla conoscenza perfetta, vera, intuitiva, l’unica che ci permette di arrivare alla verità. Deve abbandonare la ragione astratta, ma tenere solo quella empirica, quella che si basa l’esperienza.

Volontarismo ontologico: conseguenza del rasoio, secondo la quale tutto esiste per una volontà misteriosa di Dio, misteriosa perché non possiamo conoscerla con la ragione, tutto esiste per questa volontà presente nella mente di Dio.

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