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Anselmo d'Aosta


Filosofo facente parte dell’alta scolastica. Il motto della sua filosofia era “credo ut intelligam”, ovvero “credo per capire”. Ciò significa che per lui bisogna partire dalla fede per capire con la ragione. Il credere (fede) è più importante del capire (ragione). Se la ragione dovesse mai trovare ostacoli nel spiegare la fede, allora bisogna lasciarla perdere e affidarci totalmente alla fede. Si tratta, però, solo di un’antitesi potenziale, potrebbe solo capitare.
Dimostra l’esistenza di Dio con due tipi di dimostrazioni, una a priori e una a posteriori. In quella a priori dimostra Dio partendo dall’idea di Dio, in quella a posteriori partendo dallo studio delle sue creature e delle sue opere, si guarda a ciò che ha creato (detta a posteriori perché si studia su qualcosa, la creazione, posteriore a Dio).

Dimostrazione a posteriori
Questa dimostrazione è detta argomento dei gradi. Osservando il mondo si nota che ci sono diversi gradi (più o meno alto, bello…), si fa una classifica di più perfetto e meno perfetto, più bello e meno bello (aggettivi solo esemplificativi). Per partire da questo abbiamo in mente però ciò che è perfetto e ciò che è bello. Tra le creature vediamo solo dei gradi, il fatto che ci permette di vedere e di distinguere significa che c’è qualcosa di più assoluto. Per distinguerle dobbiamo accettare l’esistenza di un massimo grado. Questo grado tra le creature non c’è, quindi è nel creatore, in Dio. Accettando razionalmente un grado massimo possiamo distinguere i vari gradi delle creature. C’è un bene assoluto che è Dio. Questa teoria spiega razionalmente ciò che c’è scritto nella Bibbia.

Dimostrazione a priori o argomento ontologico
In questo procedimento Anselmo si chiede chi sia Dio, rispondendo che rappresenta l’Essere di cui non si può pensare niente di più grande, perfetto, sapiente… L’ateo, però, obietta che Dio esiste solo come idea nella testa di qualcuno, infatti anche egli stesso ne parla. Esistendo solo come idea, quindi, per l’ateo non esiste nella realtà. Anselmo (o il cristiano in generale) si chiede così quale sia il Dio più grande, quello che vive solo nella nostra mente (in qualità di idea) o quello che vive sia nella mente che nella realtà? Dal momento che Dio è l’Essere di cui non si può pensare niente di più grande, allora è per forza quello che esiste nella mente e nella realtà. Se infatti esistesse solo nella mente, allora si potrebbe pensare ad un Essere più grande esistente da entrambe le parti. In conclusione, Dio esiste sia nella mente che nella realtà, quindi esiste davvero.

L’altra prova ontologica, che rappresenta la via più breve per dimostrarne l’esistenza, sostiene che Dio, essendo un Essere perfettissimo, non può mancare dell’esistenza, altrimenti non sarebbe più così perfetto.

Obiezioni all’argomento ontologico
Il monaco Gaunilone, contemporaneo di Anselmo, obiettò che non possiamo pretendere che Dio esista solo perché lo pensiamo: un conto è pensarlo, un altro è pretendere che esista. Dice che se pensiamo ad un’isola perfettissima non per forza debba esistere. Anselmo controbatte a fatica dicendo che l’isola, potendo mancare dell’esistenza, non è perfettissima, mentre Dio lo è. Dice, inoltre, che si tratta di due perfezioni diverse, incomparabili. Kant, rifacendosi a Gaunilone, dirà poi che è illegittimo passare dal piano logico a quello ontologico.
Secondo l’obiezione di Tommaso, invece, la dimostrazione a priori è sbagliata perché, dicendo che Dio è perfettissimo, di fatti implica prima la sua esistenza. Questo significa che ne vuole presupporre l’esistenza prima di dimostrarla, il che è illegittimo.

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