Mongo95 di Mongo95
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Il termine filosofia religiosa è distintivo del periodo successivo, osdsia quello della filosofia cristiana, con l’irruzione del cristianesimo in Occidente. Si sviluppa una filosofia religiosa nella quale alcuni elementi tipici della teologia naturale classica vengono ripresi e accordati con il messaggio cristiano, sulla basi di chiari aspetti di affinità. Per esempio il monoteismo: la teologia naturale si indirizzava già verso una realtà singola, una forma di monolatria, unicità del principio. La filosofia cristiana è stato un tentativo di sintesi di teologia naturale e religione cristiana. Tommaso poi distingue molto nettamente:
a. Teologia filosofica: insieme di argomenti da elaborare riguardo l’esistenza e natura di Dio accessibili sulla base della ragione comune, senza far riferimento alla dottrina
b. Teologia rivelata: riflette sulle verità percepite nella fede, comunicate direttamente da Dio

Queste due forme costituiscono un po’ due piano dello stesso edificio, che è nel suo insieme armonico. In tutto ciò influisce molto l’ellenizzazione del cristianesimo.
In ogni caso, la filosofia è un caso, fino in epoca moderna, di filosofia religiosa.

Con la modernità lo scenario cambia, con la crisi della teologia naturale:
a. Per motivi interni alla religione cristiana: la Riforma protestante, che porta da una parte alla teologia della gloria e dall’altra alla teologia della croce, due rappresentazioni inconciliabili della divinità. La teologia naturale è considerata frutto di un pensiero su Dio da parte di una ragione umana decaduta a causa del peccato
b. Per motivi esterni alla religione cristiana: la nascita della scienza moderna, che non sa cosa farsene della metafisica, estromettendo quindi le cause finali, anzi anche le cause prime, “accontentandosi” della cause seconde, quelle percepibili a livello sensoriale, frutto di esperimenti e verifiche
Anche filosoficamente, nella modernità si cerca di assimilare il metodo conoscitivo della scienza. Kant afferma che possiamo conoscere i fenomeni, ma non ciò che ci sta dietro.
Questa trasformazione conduce alla nascita della filosofia della religione. Dopo la Riforma, l’Europa sperimenta per la prima volta il fenomeno della pluralità religiosa. Politicamente, da questi conflitti si esce con la neutralizzazione della religione, con la sua separazione dallo Stato. Filosoficamente, ciò dà vita al tentativo di riflettere sulle religioni, cercando di trovare nella pluralità degli elementi comuni, estrapolando poi dalle varie religioni quegli elementi sostenibili razionalmente, che andavano cioè incontro ai canoni della razionalità moderna. La filosofia della religione nasce quindi come filosofia razionale (critica) sulle religione positive (storiche). Molti elementi religiosi appaiono alla ragione moderna come assurdi, contraddittori, quindi essa deve esserne depurata, per poi far confluire i suoi aspetti razionali in una nuova costruzione intellettuale (religione dell’umanità). È un tentativo che fallisce, si tratta di un costrutto intellettuale che funziona fino ad un certo punto: se una religione non fa parte della vita delle persone, non regge.

A metà dell’Ottocento, sembra in realtà più plausibile operare una critica radicale non tanto delle religioni positive, quanto della religione in sé, che perde qualsiasi spessore ontologico: è piuttosto un fenomeno illusorio. Ci si trova in una fase intellettuale che accompagna il processo di secolarizzazione moderno. Ma è una filosofia che si infila in un vicolo cieco.

All’inizio del Novecento la filosofia della religione rinasce, grazie al metodo fenomenologico, cercando di cogliere nuovamente il fenomeno religioso nella sua sostanza, considerandolo fenomeno reale che si regge sulle proprie gambe, liberandosi dai tentativi di costringerlo in una gabbia razionalista, un principio di evidenza che è quello della scienza moderna. Vederla quindi come un “Urphänomen”, che va assunto per quello che è da capire nella sua natura. Con il presupposto di non avere presupposti.

Oggi i filosofia della religione sono il frutto di tutto quello che ci ha consegnato questa storia: ce ne sono critici, atei, religiosi, teisti, “moderni-illuministi” (che ritengono sia possibile elaborare critica alla religione senza “dissolverla”).

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