pexolo di pexolo
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Vita nell'arte

Espressionismo

Per Simmel fra tutte le varie correnti di avanguardia, che proprio a cavallo tra l’inizio e la fine della guerra si manifestano sul terreno artistico e che lui designa con il nome collettivo di «futurismo», quella che sembra più espressiva è l’espressionismo. Siamo in Germania e proprio là l’espressionismo attinge la sua notorietà. L’espressionismo è quella corrente artistica, in particolare pittorica, per la quale il pittore, l’artista non è più subordinato al contenuto da raffigurare ma, al contrario, utilizza la rappresentazione che mette in opera come espressione della propria anima. Con l’espressionismo si afferma quindi il soggettivismo dell’artista, per cui l’opera flette innanzitutto le emozioni, le passioni e i sentimenti dell’artista medesimo; non a caso, tipica dell’arte espressionista è la vivacità dei colori, vengono molto utilizzati il rosso e il nero, colori molto forti ed accentuati che esprimono molto bene uno stato d’animo cupo, acceso, passionale e che ben si flette nello spettatore che contempla l’opera. Anzi, l’opera non vuol essere contemplata, perché essa stessa afferra il suo spettatore, dal punto di vista del cuore e non dell’intelletto. Nell’interpretazione che ne dà Simmel, l’espressionismo è quella corrente in cui l’anima, o la vita, vorrebbe comunicarsi nella propria immediatezza, quasi a superare la mediazione stessa dell’opera: l’opera scompare rivelando direttamente l’anima o la vita. L’opera cioè riflette immediatamente la commozione dell’artista, l’opera è la commozione dell’artista, l’opera scompare in quanto mediazione. L’artista non si trincera più dietro la propria opera: di tanti artisti del passato conosciamo le opere e non l’artista, non sappiamo chi egli fosse, mentre qui egli vuole comunicare tutto se stesso e l’opera è l’individualità dell’artista. Non è possibile trascurare la biografia, l’anima, ciò che l’artista sentiva, ciò che voleva comunicare attraverso i propri sentimenti, le proprie passioni; insomma, l’artista non solo lascia un timbro, ma mette se stesso nell’opera. Anche l’espressionismo quindi, per Simmel, è la riprova che siamo arrivati in un tempo che la vita vuole comunicare immediatamente se stessa, vuole in qualche modo fare a meno della forma. Da questo punto di vista, l’espressionismo è una corrente contraria a quella naturalistica, che trionfa nella seconda metà dell’800, come il realismo di Courbet e che si esprime anche in letteratura (Émile Zola); ma è contraria anche all’impressionismo perché esso, contrariamente a quello che usualmente si pensa, non significa che il soggetto si manifesta nell’opera: al contrario, l’impressionismo nasce da un’analisi quasi scientifica del modo come le impressioni sensibili vengono fotografate dall’occhio, sicché il raggio luminoso viene scomposto in un’analitica delle sensazioni. Per quanto possa apparirne differente, tuttavia l’impressionismo rientra a pieno titolo nella corrente naturalistica. L’espressionismo, al contrario, è il trionfo del soggettivismo e quindi rappresenta l’esatto rovesciamento della bellezza oggettivistica che si afferma nella seconda metà dell’800. Ciò che l’espressionista vuole è che la tela sia la sua vita, che si comunichi nella sua immediatezza e non più attraverso la mediazione dell’opera: l’opera stessa è la vita, tra la vita e la forma non v’è più lo scarto, la tensione dialettica che invece caratterizza il rapporto tra la vita e le forme.

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