pexolo di pexolo
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Secondo Simmel, cioè, ai primi del ‘900 il misticismo è una tendenza che si va imponendo: con la crisi del positivismo, anche la religiosità torna ad esprimersi in forme proto anarchiche. Il positivismo aveva messo una calotta pesante sul bisogno religioso dell’uomo, considerandolo come un bisogno passato, arcaico, proprio dell’uomo primitivo e non degno dell’uomo scientifico, moderno, industrializzato e razionale, come se la religiosità fosse una proprietà dell’uomo-bambino, non dell’uomo-evoluto. Ebbene, ai primi del ‘900 questo pregiudizio positivista salta e ne nasce un’esigenza religiosa nuova, che però si esprime spesso fuori dai canali religiosi tradizionali, fuori dalle chiese e si esprime magari come un’esigenza mistica, della divinità: ancora una volta, siamo dinnanzi a qualcosa di informale, che non accetta di essere precisato nelle forme della tradizione. «Da un lato le forme, le quali fanno scorrere la vita religiosa in una serie di configurazioni obbiettive e determinate nel loro contenuto, non soddisfano più questa vita»; cioè, le religioni tradizionali non sarebbero più in grado di appagare questa nuova esigenza religiosa. Secondo Simmel la nuova religiosità si esprime in un senso mistico, religioso, che però non si appaga delle forme dogmatiche tradizionali. Insomma, una fede senza chiesa, una religiosità dai contorni indefiniti, ma ancora una volta ecco una riedizione del romanticismo: Schleiermacher, che parla del sentimento religioso come di un sentimento cosmico risolvendo tutta la dogmatica cristiana in questo sentire del soggetto, nei suoi Discordi sulla religione (1831) enuncia questa categoria del senso religioso come il senso della divinità, un senso cosmico che caratterizza ogni uomo al di là e al di fuori delle religioni costituite. Con Schleiermacher, Dio diventa una proiezione della mia soggettività religiosa: ancora una volta non conta più l’elemento oggettivo (sebbene in campo religioso conterà pur qualcosa sapere in quale Dio si crede, non è del tutto irrilevante il comprendere il volto di Dio in maniera molto diversa), ma il contenuto diventa semplicemente la proiezione della mia sensibilità religiosa. Il soggettivismo ancora una volta trionfa, rendendo irrilevante e secondario il contenuto.

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