Mongo95 di Mongo95
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È fondamentale il concetto di circolo ermeneutico. La filosofia solitamente cerca di evitare i circoli logici, per esempio il basarsi su ciò che si deve dimostrare per dimostralo, oppure giungere a conclusioni già fondate su presupposti non ancora dimostrati. Invece l’ermeneutica ha un rapporto migliore con la circolarità, perché non ha intenti dimostrativi assoluti.
Per circolo ermeneutico si intende un carattere circolare della conoscenza, in cui al conoscenza di parti dell’oggetto studiato presuppone in qualche mondo l’intuizione del loro nesso organico nel tutto. Ma, a sua volta, la comprensione della totalità deve partire dall’intellezione di una o più sue parti. Questa è una concezione che deriva da un predecessore di Schleiermacher, Flacio Illirico, che da una formulazione dello stesso concetto come “consigli all’interprete” nell’ambito dell’ermeneutica come tecnica dell’interpretazione testuale. Il circolo ermeneutico però indebolisce le conclusioni a cui può far giungere, perché implica una posizione in cui non l’oggettività e dubbia, ed è difficile comprendere il punto di partenza con sicurezza. Schleiermacher fa poco riferimento all’interpretazione dei testi, ma afferma che l’interpretazione del tutto risente di quella delle singole parti, e l’opposto. Un reciproco condizionamento in cui è difficile capire quale sia l’origine. La comprensione c’è solo quando le due operazioni si completano vicendevolmente.

Il circolo ermeneutico ha due aspetti:
a. Intento critico: è di base anti-hegeliano, dato che non conduce mai ad una conclusione assoluta della conoscenza, così come anche ad un “cominciamento assoluto”, un punto di partenza senza presupposti della conoscenza. Infatti non esiste un’intuizione pura primitiva, ogni conoscenza dipende da altre.
b. Arricchimento conoscitivo: muovendosi nel circolo con consapevolezza degli elementi di partenza, la totalità che si va a costruire può arricchirsi indefinitamente nel corso dell’esperienza. Le forme di circolarità non sono solo inevitabili, ma solo l’unico modo che gli essere umani hanno per procedere nella conoscenza (come dirà Gadamer), e cioè che conta allora è come si sta dentro al circolo: subendolo e controllandolo (Heidegger)

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