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Concetti Chiave

  • La divisione ontologica tra in sé e per sé distingue la realtà esterna (in sé) dalla coscienza umana (per sé), evidenziando la frattura tra l'essere e il nulla.
  • La coscienza è definita come "vuota di Essere", rappresentando la capacità dell'uomo di svuotarsi e di essere completamente libero, con possibilità illimitate.
  • La libertà è considerata la "colpa originale dell’uomo", poiché implica una responsabilità totale sulle proprie scelte, senza alcun Assoluto esterno.
  • L'angoscia è collegata all'esperienza della libertà assoluta, dove ogni scelta diventa un valore da costruire, generando ansia per l'assenza di valori predefiniti.
  • Il rapporto con l'altro viene visto come un limite alla libertà individuale, dove la presenza altrui nega l'assolutezza del sé, portando a una dinamica di annullamento reciproco.

Divisione ontologica tra in sé e per sé

La fenomenologia ontologica sartriana intende attuare una radicale divisione della realtà e dell’esperienza umana nell’in sé e nel per sé. L’in sé è costituito dalla realtà esterna, dalle cose, dal dato della coscienza, dall’identico a se stesso, dal già dato e completamente gratuito; spinozianamente, l’in sé è insieme l’assolutamente necessario e l’assolutamente contingente: l’assurdo mondo che ci sta davanti, in tutta la sua gratuità, nel suo non-senso. Contrapposto ontologicamente è, in questa dicotomia, il per sé: esso è la coscienza dell’uomo, la divisione dell’Essere, in quanto essere per sé significa essere tornati in se stessi e quindi essersi divisi, fratturati, diversificati dal mondo; perciò, esso si configura come il «nulla di Essere», cioè come il completo svuotamento dalla positività di Essere che è l’in sé.

La coscienza come libertà assoluta?

La coscienza non porta immediatamente all’Essere, ma ineluttabilmente al nulla, essa è la mancanza come originaria capacità dell’uomo di svuotarsi, di dividersi da se stesso, di «essere completamente nulla», considerata una prerogativa autentica del pensiero e dell’uomo. La coscienza è «coscienza vuota di Essere», da un punto di vista ontologico; tuttavia, se è vuotezza di Essere, essa si configura ottimisticamente anche come pura possibilità. Per questo la coscienza è libertà, radicale ed assoluta; infatti, in quanto a libertà noi siamo «Assoluti», cioè abbiamo una possibilità infinita, siamo completamente liberi poiché completamente vuoti, completamente nulla.

Responsabilità e malafede

«La libertà è la colpa originale dell’uomo», siamo condannati ad essere liberi, cioè, non siamo liberi di non essere liberi; diretta conseguenza di ciò è il non avere altri Assoluti se non la libertà e, quindi, nessun Dio, Altro da noi che ci garantisce: ecco perché siamo i primi responsabili della nostra libertà, esercitare responsabilmente la nostra libertà è il nostro compito essenziale (se siamo liberi assolutamente, siamo assolutamente responsabili). Sartre è immerso, evidentemente, in un negativismo assoluto, che si accompagna però all’assolutezza dei nostri atteggiamenti morali, della nostra responsabilità. La malafede è il dimenticarci, volutamente, della nostra libertà assoluta, una dimenticanza che attuiamo perché ci fa senz’altro comodo; allora, affermiamo che non siamo liberi, in quanto siamo determinati da qualcos’altro che stabilisce le nostre responsabilità (valori sociali, moralità, religione, politica). Questo altro da noi, a cui cediamo parte della nostra responsabilità, corrisponde all’heideggeriana esistenza “inautentica”: se per Heidegger noi siamo spesso portati a vivere inautenticamente, per Sartre viviamo continuamente nella malafede, poiché ci permette di fuggire dalla nostra essenziale responsabilità.

Angoscia e scelta

Accanto alla malafede, si colloca l’istanza dell’angoscia che, come in Heidegger, indica l’autentica esperienza della morte, la metafisica esperienza di libertà assoluta (la radicalità della scelta, per Kierkegaard: siamo angosciati nello scegliere perché non abbiamo valori a disposizione, dobbiamo costruirceli e, ciascuna scelta, diviene un valore assoluto; «l’aver guidato popoli e l’essersi ubriacati in solitudine, alla fine, è la medesima cosa»). Nell’esercizio della libertà ci costituiamo e, tuttavia, ogni nostra scelta è una scelta assurda, che ci riempie di angoscia; l’uomo è un Essere-nel-mondo, cioè è un essere spinto verso l’assurdo.

Essere-per-gli-altri e negazione dell'altro

Inoltre, l’uomo è uomo anche in quanto Essere-per-gli-altri, cioè per altri Assoluti: l’altro è ciò che sconfessa la mia assolutezza, la sua presenza è il limite essenziale della mia libertà; tale limite è posto in essere nel momento in cui io «vedo» l’altro, mi accorgo di lui e l’altro si accorge di me, mi vede, negando attraverso il suo sguardo la mia assolutezza. Sartre non ammette dunque un rapporto fra coscienze, non accetta l’empatia della fenomenologa Edith Stein, quell’intersoggettività che è appercezione analogica nella misura in cui vedendo il corpo vivo dell’altro e sentendo il mio corpo vivo misuro, per analogia, i miei atteggiamenti. Nello sguardo c’è la volontà di annullare l’altro, per cui, il rapporto intersoggettivo si configura unicamente come annullamento, come negazione dell’altro a garanzia della mia assolutezza, sconfessata dalla sua presenza, dal fatto che «l’altro c’è!»: «gli altri sono il mio inferno», una posizione che verrà duramente combattuta dai pensatori cristiani, anche dagli stessi esistenzialisti. Persino l’amore più autentico spinge, per Sartre, all’annullamento dell’altro, perché al fondo dell’amore c’è una volontà di annullamento dell’altro in me stesso.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza fondamentale tra l'in sé e il per sé nella fenomenologia ontologica sartriana?
  2. La divisione ontologica sartriana distingue l'in sé, che rappresenta la realtà esterna e il dato della coscienza, dal per sé, che è la coscienza dell'uomo e la sua capacità di dividersi e svuotarsi, configurandosi come "nulla di Essere".

  3. In che modo Sartre definisce la coscienza e la sua relazione con la libertà?
  4. Sartre descrive la coscienza come "coscienza vuota di Essere", che, pur essendo mancanza, rappresenta una pura possibilità; per questo motivo, la coscienza è considerata libertà radicale e assoluta.

  5. Qual è il concetto di responsabilità secondo Sartre?
  6. Sartre afferma che la libertà è la "colpa originale dell'uomo", e che siamo condannati a essere liberi, il che implica che siamo completamente responsabili delle nostre scelte e della nostra libertà, senza alcun altro Assoluto a garantirci.

  7. Come si collega l'angoscia alla libertà e alla scelta?
  8. L'angoscia, secondo Sartre, è l'esperienza della libertà assoluta e della responsabilità nella scelta; ogni scelta è considerata assurda e porta con sé angoscia, poiché l'uomo deve costruire i propri valori in un mondo privo di certezze.

  9. Qual è la visione di Sartre riguardo all'essere-per-gli-altri?
  10. Sartre sostiene che l'essere-per-gli-altri implica una negazione della propria assolutezza, poiché la presenza dell'altro limita la libertà individuale; il rapporto intersoggettivo è visto come un annullamento dell'altro, portando alla famosa affermazione che "gli altri sono il mio inferno".

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