Sartre

Jean-Paul Sartre fu uno dei principale filosofi che aderì alla corrente dell’esistenzialismo, sorta in Europa nel periodo critico del dopo-guerra. Tale corrente pone al centro della sua riflessione l’essere il suo esistere nel mondo come coscienza che ordina e vivifica i dati materiali cui entra in contatto. Distingue all’interno della sua opera maggiore “l’essere e il Nulla” le sue due strutture possibili: l’essere in sé, che è costituito da una “massa opaca” cui la coscienza attribuisce valori e significati , e l’essere per se, che coincide con la coscienza stessa che viene anche identificata con il nulla e fonte di valori. Di conseguenza l’uomo coincidendo con l’essere per sé è libero di scegliere il quale senso attribuire alla realtà che lo circonda, ma paradossalmente non è libero di essere libero, ossia di esistere del mondo perché non sceglie di essere “gettato” nella vita. Per cui il senso può acquisirsi soltanto posteriormente alla sua nascita perché è proprio l’uomo con la sua coscienza a giudicare a dare un senso a tutto. Tuttavia, una volta raggiunta questa consapevolezza di essere “condannati ad essere liberi” Sartre dice di provare un senso di nausea che lo fa sentire impotente e lo spinge a cercare di diventare un essere che abbia in se stesso la propria ragione e il proprio fondamento, attuando quindi una sintesi fra essere in se e per se e farsi Dio. Di conseguenza, se questo tentativo è portato al fallimento lo saranno tutti i comportamenti umani e la vita stessa si baserà su un profondo pessimismo.

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