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Contro l'idealismo hegeliano


Per comprendere la posizione di Pareyson sul concetto di male sono necessarie alcune precisazioni. Per Pareyson il male, e ciò in contrasto con tanta tradizione filosofica, non è assenza o mancanza di bene, non è assenza o mancanza di essere. Non è cioè una dimensione deficitaria sul piano ontologico o su quello del bene.
Contro l’idealismo hegeliano, il male non è un momento dell’essere divino, destinato ad essere tolto e superato in una positività finale totale.
Il male non è un’imperfezione necessaria o necessariamente inerente alla natura dell’uomo, che è un essere finito, come pensa il positivismo evoluzionistico, cioè che il male è un prodotto dell’ambiente.
Nel rifiutare queste concezioni Pareyson utilizza soprattutto le bordate di Dostoevskij, che ad esempio mette alla berlina l’ottimismo della dialettica hegeliana, soprattutto nel dialogo tra Ivan Karamazov e il diavolo, facendo recitare a quest’ultimo la parte di un servo malvagio per necessità e a suo malgrado animato da buoni propositi. Il male dunque è utile e necessario, in ironia nei confronti di Hegel, il diavolo come servo zelante cattivo solo se per senso del dolore e spirito di servizio, in realtà teso a modo suo alla realizzazione del bene, ogni distinzione tra bene e male svanirebbe nell’indifferenza. Questo è l’esito ultimo della dialettica della necessità.
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